martedì, novembre 13, 2007

Estremo Occidente

Post originale tratto dal blog Kelebek di giovedì, 06 ottobre 2005
Ogni giorno della settimana, mi scrive qualche tifoso della Superiore Civiltà. Eccovi gli ultimi due.

From: "Ferdinando Agostinelli" f.agostinelli@i-studio.it
To: kelebek@imolanet.com
Subject: Per Magdi Allam
Date: Sun, 5 Feb 2006 20:13:55 +0100 [una data decisamente avveniristica, comunque il messaggio mi è arrivato stamattina, ndr]

Ho sentito il Suo intervento al TG5

E volevo dirLe cosa penso:

VI ODIO, MI DA FASTIDIO VEDERVI PER LA STRADA, VI EVITO,

NON VI ASSUMERO’ MAI, NON MANDERO’ MAI I MIEI FIGLI A SCUOLA CON VOI

V I O D I OI

Così, il signor Ferdinando Agostinelli, in un unico, brevissimo post, è riuscito a:
  • strappare via dalla faccia di Magdi Allam tutto lo sbiancante con cui ha cercato di presentarsi come Occidentale
  • dire che Magdi Allam è così povero da voler essere assunto dal signor Ferdinando Agostinelli.
Per la cronaca, Ferdinando Agostinelli scrive da http://www.i-studio.it, che corrisponde a:

Internetworking Studio Srl
Sede operativa: via Fulvio Tomassucci, 20 00144 Roma
Tel. 0652207718 / Fax 0652272393
responsabile Massimo De Serio

Siccome sono una persona corretta, toglierò questi riferimenti non appena mi si assicura che i-studio ha chiuso l'account del signor Agostinelli, o il signor Agostinelli mi assicura di aver sporto denuncia contro ignoti per avergli clonato l'indirizzo.

Il secondo Moderato, invece, mi scrive:

"baastardo che dio ti inc**i besstiaa sacrilega che lo faccia al piu' presto, la tua ignoranza e' se conda solo alla tua arroganza ti seppelliro in un a bella pelle di magliale ciao"

Ortografia rigorosamente come nell'originale, a parte i due asterischi che ho inserito io, visto che non voglio trovarmi scambiato su google per un sito porno. Se in Italia si dovessero introdurre test obbligatori di lingua, i primi a essere rispediti a casa loro sarebbero certi neocon.

Siccome sono curioso, e questa mail aveva un mittente - un certo Giovanni De Ficchy - ho fatto una breve ricerca su Google, scoprendo che esiste un assicuratore a Roma che si chiama proprio Giovanni De Ficchy.

Un'amica che lavora in uno studio legale ha poi telefonato a Giovanni De Ficchy, assicuratore, trovando suo fratello. La conversazione è andata più o meno così:

Il fratello di Giovanni De Ficchy: In effetti, si tratta di un indirizzo e-mail che usiamo poco. Potrebbe essere stato clonato da qualcuno.

Avvocato: Ma infatti, volevamo solo farle sapere che qualcuno stava usando il suo nome. Non avremmo certo telefonato se avessimo pensato che lei fosse così pirla da scrivere una cosa del genere. E comunque stia tranquillo, la polizia postale potrà risalire al computer da cui è stato mandata la mail, per cui non ha nulla da temere...

Fratello: Aaah... Ma forse è stato qualcuno che è entrato nel nostro ufficio, mentre eravamo fuori a pranzo. Noi lasciamo sempre Internet acceso. Pensa che dovrei fare una denuncia contro ignoti?

Ci auguriamo che, insieme, la polizia postale e il signor Giovanni De Ficchy riescano ad assicurare alla giustizia il Terzo Uomo, entrato di soppiatto dentro l'ufficio solo per sedersi al computer e digitare questa veloce e pungente frecciata contro il sottoscritto.


Scrivere con i guanti per non lasciare impronte, sapendo che in ogni momento il proprietario può entrare in ufficio, può essere molto stressante. E probabilmente spiega le piccole imperfezioni ortografiche che si trovano nel post.

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Dopo la beffa, arriva il Complotto (IV)

Post originale tratto dal blog Kelebek di sabato, 17 settembre 2005


Lettera aperta ad Arturo Diaconale,
Direttore dell'Opinione



Caro Arturo,

Credo che ci possiamo dare del tu, visto il nostro ormai pluriennale rapporto. Sono, infatti, il terrorista islamonazicomunista preferito del tuo giornale. Inoltre, io ho un semplice blog, mentre tu dirigi il San Marino dei quotidiani italiani, per cui tra piccoli ci capiamo.

So di non rubarti tempo, visto che il tuo giornale ha dedicato molte ore di lavoro dei suoi giornalisti a me, per spiegare ad esempio come io abbia progettato, nel lontano 2002, di mettere a ferro e fuoco Firenze, e adesso per spiegare che io sarei al centro di una campagna per unire l'ala estrema dei no global, il Campo Antimperialista, l'onorevole Dacia Valent, Indymedia, l'Ucoii e i neonazisti di tutto il mondo contro un simpatico signore romano che dispensa presunti titoli nobiliari somali. Ricordiamo che il signore in questione ha dispensato il titolo di Cavaliere dello Shekal anche a qualche tuo giornalista.

Mi dicono che il tuo giornale chiude alle quattro del pomeriggio, per cui hai sicuramente molto tempo per leggermi.

Inoltre, visto che tutti in questo periodo parlano di avvocati, preciso che non ho alcuna intenzione di denunciare il tuo giornale per l'ultimo articolo che hai fatto pubblicare sul mio conto.

Ti scrivo per un altro motivo.

Alcuni giorni fa, un tuo giornalista, Aldo Torchiaro, ha scritto, in base a conclusioni tratte da un giro di alcuni minuti su Internet, che un'associazione perfettamente legale in Italia avrebbe usato alcuni soldi per comprare "tritolo, kalashnikov e berette nostrane" per i "tagliagole di al-Zarqawi".

Con dieci ulteriori minuti spesi su Internet, Torchiaro avrebbe scoperto che l'associazione in questione è totalmente contraria alla politica di al-Zarqawi.

Ma anche se non lo fosse, non sarebbe facile fargli pervenire i soldi.

Infatti, nemmeno la CIA sa dove si trovi, o se esista, al-Zarqawi (hanno distrutto una città di 300.000 abitanti solo perché accusata di ospitarlo, e lui non c'era). I soldi in questione si trovano tutti su un conto in Italia, bloccati da un'inchiesta della magistratura. Solo dopo che Torchiaro aveva scritto quelle parole (e un analogo articolo sull'Opinione), la magistratura ha dissequestrato il conto, non avendovi trovato nulla di illegale.

Proprio ieri, invece, sull'Opinione Aldo Torchiaro ha collegato, come "coincidenze inquietanti", l'esplosione di una bomba-souvenir (gli stessi inquirenti escludono che sia stato un atto di terrorismo) nella caserma dei carabinieri di Latina, con il fatto che sempre a Latina dovrebbe tenere un comizio Gianfranco Fini, e questo con il fatto che fosse stato Fini a negare i visti per il convegno di Chianciano sulla resistenza irachena.

Preso dall'eccitazione, Torchiaro ha perso così di vista una "coincidenza" molto più preoccupante: Gianfranco Fini è stato l'unico uomo politico di destra a contraddire il cardinale Ruini sulla procreazione medicalmente assistita. Per un giornalista che pretende di essere "laico", è un'omissione gravissima.




aldo torchiaro vaticano

Inquietanti coincidenze. Perché Aldo Torchiaro cerca di insabbiare la pista clericale?


Mi sono chiesto perché un giornalista, certo dal carattere focoso e facile da ingannare, ma sicuramente non di animo malvagio, come si vede chiaramente dalla foto sul suo blog, possa prendere tali cantonate (voglio ritenerlo in buona fede, escludendo che egli cerchi deliberatamente di coprire manovre clericali).

Adesso credo di capire.

Tu e io conosciamo ormai bene le condizioni di Dimitri Buffa (il Cavaliere dello Shekal), e quindi ci possiamo capire al volo. Nel caso non ne fossi pienamente al corrente, puoi andare a vedere sul suo blog, che viene linkato direttamente dalla home page del quotidiano che tu dirigi.





dimitri buffa
Dimitri Buffa si presenta senza occhiali su un forum del Partito Radicale


Ora, su quel blog leggo una frase che mi ha fatto gelare il sangue. In un recente post, Dimitri Buffa sostiene l'esistenza di una "campagna di minacce di delegittimazione" contro certi giornalisti,


"a cominciare da Aldo Torchiaro, mio sottoposto a L'opinione, minacciato dalla figlia di Siad Barre per conto della Islamic anti defamation league"

Tu starai sicuramente ridendo, pensando alla beffa in cui è caduto Torchiaro, per mano dell'inesistente "figlia di Siad Barre".

Io invece sono rimasto profondamente colpito dall'espressione, "Aldo Torchiaro, mio sottoposto".

Come sai - perché lo hai fatto pubblicare sull'Opinione - io ho passato diversi anni in una setta.

Uno degli aspetti più profondamente negativi di ogni setta consiste proprio nel meccanismo gerarchico, che permette a persone limitate, o con disturbi psicologici, di sentirsi realizzate per il solo fatto che altre persone siano loro "sottoposte".

Questo innesca un meccanismo terribile, in cui il sottoposto può commettere anche follie pur di somigliare appunto a chi lo sottomette; mentre colui che sottomette vive nella perenne paura di venire superato da qualcuno più intelligente o meno turbato di lui.

E così, chi si trova in posizione dominante gareggia con il proprio sottoposto nel farsi notare: il risultato non può che essere una catastrofica gara di autodistruzione, tra dominante e dominato.

Nelle parole di Dimitri Buffa, ne riconosco tutti i sintomi. Credo che sia urgente, per la salute del tuo giornale, di Aldo e dello stesso Buffa risolvere il problema, prima che sia troppo tardi.

Senza giri di parole: devi liberare Aldo.

Non si può permettere che Aldo continui a passare gli anni migliori della sua vita inventandosi scoop che rendono ridicoli sia lui, che il tuo giornale, solo per imitare e compiacere il suo superiore, che si dedica nel contempo alle più folli invenzioni, pur di mantenere l'altro nella sua posizione di sottoposto.

Non sto dicendo che il vostro giornale non debba più occuparsi del mio blog, o il mio blog del vostro giornale: come dicevo, tra piccoli ci capiamo.

Suggerisco semplicemente di dividersi i compiti; vorrei che da ora in poi a occuparsi di me fosse esclusivamente Aldo Torchiaro. Mi sentirei più tranquillo in sua compagnia che in quella di Buffa, come - penso - chiunque.

E sarei anche disposto a raccontare a Torchiaro tutto della vita di un traduttore di manuali tecnici. Un traduttore di manuali tecnici che, per inquietante coincidenza, ha anche visitato New Orleans pochi decenni prima che Katrina la distruggesse.

In attesa delle tue decisioni, permettimi di esprimere tutta la mia
SOLIDARIETA' AD ALDO TORCHIARO!

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sabato, novembre 10, 2007

Dopo la Beffa, arriva il Complotto (III)

Post originale tratto dal blog Kelebek di giovedì, 15 settembre 2005
Quindi, abbiamo un pittoresco personaggio che va su un forum aperto a tutti per raccontare di come distribuisce titoli nobiliari, e qualche animo poco sensibile ai valori aristocratici che invita, in maniera assai volgare, a tirare lo sciacquone sullo stesso personaggio.

Esiste qualcuno in grado di trasformare il piombo in oro, prendendo questa storia, e facendone un articolo che occupi quasi tutta la pagina di un quotidiano, in cui si denunciano complotti che coinvolgono i no global, i fondamentalisti islamici e neonazisti?

La risposta è sì, se il giornalista si chiama Dimitri Buffa.



valerio fioravanti francesca mambro dimitri buffa massimo palazzi

Massimo Palazzi, Dimitri Buffa, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro.
Evidentemente per non inimicarsi ulteriormente il pubblico di Indymedia,
Palazzi adesso posta questa immagine tagliando via i due estremisti di destra
condannati per la strage di Bologna con una discussa sentenza



Il mio primo, meteorico impatto con Dimitri Buffa risale a tre anni fa, quando mi hanno segnalato un suo articolo, o se preferite tre articoli perfettamente identici usciti lo stesso giorno su La Padania, Libero e L'Opinione, in cui parlava di un certo "Miguel M.", ex-membro di Nuova Acropoli, che era appena arrivato in Italia da Marsiglia, e che si apprestava a radere al suolo la città di Firenze, assieme ai militanti del Partito Marxista Leninista Italiano.

Ora, io a Marsiglia ci sono stato per alcune ore in tutta la mia vita, e non ho mai conosciuto un militante del PMLI; infine, la città di Firenze, come può constatare qualunque visitatore, sta ancora in piedi. Però non conosco nessun altro Miguel M. che viva in Italia e sia uscito dalla piccola e molto pacifica setta neoteosofica, Nuova Acropoli, come racconto abbondantemente sul mio sito.

L'articolo, non a caso, era accompagnato da un'intervista a Palazzi. Palazzi parlava e straparlava di me da mesi, sulla sua mailing list, a causa di un breve articolo che avevo scritto su di lui, sul mio sito, nell'autunno del 2001.


Da allora, Palazzi presume che ogni parola critica nei suoi confronti provenga da me, come si può vedere girando per Indymedia. Anzi, ribadisce il concetto proprio nell'intervista sull'Opinione,: "sono da anni al centro di una campagna diffamatoria scatenata contro di me", dice. E scatenata, a suo dire, proprio dal sottoscritto, descritto, un po' bizzarramente, come un "estremista di destra". Purtroppo Palazzi non riesce a capire che lui mi sta, in fondo, simpatico: altrimenti, perché mai scriverei di lui?

Non è facile capire cosa ci sia nella testa di un giornalista come Dimitri Buffa. Le foto ci mostrano un ometto di età indefinita (in realtà, come me, si avvicina al mezzo secolo), che sembra insieme prematuramente invecchiato e un po' imberbe.


Lo potremmo definire disprassico già in fotografia; ma chi lo ha conosciuto dal vivo, ci assicura che lo sembra ancora di più nella realtà.

Eppure gli aforismi che dissemina per la rete ci mostrano un personaggio che vorrebbe, almeno, apparire in tutt'altro modo.


Il suo blog, Drusillo, presenta un numero molto ridotto di post, tutti assai brevi.

Il post inaugurale contiene una minaccia a capo di stato estero, esplicita almeno quanto quella di cui si lamenta Palazzi, anche se meno volgare:


"Drusillo studia ebraico on line alle 5 del mattino di ogni venerdi

Shalom Drusillo e amy Israel chai

Drusillo entrerà nel Mossad e ammazzerà tutti i terroristi del mondo a partire dal nuovo presidente iraniano "

Drusillo-Buffa proviene dalla tifoseria della Lazio e dal Secolo d'Italia, un quotidiano su cui non credo abbiano scritto molti ebrei, per cui è improbabile che questa passione per la lingua ebraica abbia motivi familiari, nonostante quello che sembra un suffisso possessivo apposto al primo sostantivo dello stato costrutto.

Ritroviamo il binomio omicido-sveglia antelucana anche in un altro post, dove però bara un po', lasciando intendere che si svegli alle cinque tutte le mattine e non solo il venerdì:

"prendiamoci la responsabilità di far loro vedere chi siamo noi

gente che si alza alle cinque del mattino come me per studiare l'ebraico, non poveri idioti nulla facenti

il mondo sarà nostro e loro moriranno tutti in carcere o con gli omicidi mirati delle forze di sicurezza anglo-israelo-americane"


Uno così non può che avere idee chiare sui pacifisti:
" E che gli chiediamo a fare di essere laici e moderati agli islamici se poi le vere merde sono le zecche che abbiamo in casa?"

"Zecche", ricordiamo, è il termine in uso tra la parte più politicizzata della tifoseria laziale per definire chi ha idee di sinistra.

Dimitri Buffa ha una grande capacità di sintesi. Così, in poche righe, scrivendo sul blog di Arturo Diaconale, Buffa riesce a esprimere contemporaneamente ben quattro concetti diversi:

a) che vuole andare alla marcia per la pace ad Assisi (come suggeriva provocatoriamente lo stesso Diaconale)

b) vuole però la scorta perché ha paura

c) vuole l'elmetto e le armi perché vuole fare la guerra

d) e rievoca, nell'ultima frase, le proprie radici storiche, che sono marcatamente non ebraiche.



"Voglio la scorta, quelli che marciano per la pace ad Assisi l'11 settembre fianchegiano anche il terrorismo islamico a tempo perso,. guarda quelli di carovana Palestina che hanno raccolto fondi per Hamas. Se siamo in guerra voglio le armi anche io e l'elmetto

libro e moschetto anti terrorismo islamico perfetto

Drusillo"


Evidentemente qualcuno deve avergli combinato un simpatico scherzo, se nel suo post più recente Drusillo scrive, in stile decisamente indymediano (e con un rimando letterario, forse non intenzionale, all'agente Catarella del commissariato di Vigata):

"Mi vedo costretto, dall'infamia di un blogger provocatore e pezzo di merda cui intendo rompere il culo anche legalmente di persona e che ha le corna, avendomi indicato come aderente a una qualsivoglia campagna di boicottaggio contro Israele, a smentire questo ridicolo assunto."

Ricordiamo che Buffa è uscito dall'adolescenza, almeno anagraficamente, oltre un quarto di secolo fa. Ma la tastiera, evidentemente, permette a molti di ritrovare slanci perduti.

Negli stessi articoli-fotocopia del 29 ottobre 2002 in cui attaccava me, Dimitri Buffa cominciò a prendere di mira un pacifico medico omeopata di origini siriane. Come me, questo medico era entrato in conflitto con Palazzi, anche se per motivi molto diversi: io, che non avevo subito alcun torto da Palazzi, avevo semplicemente raccontato in maniera quasi affettuosa le singolari vicende di un personaggio divertente; mentre il medico aveva avuto occasione di conoscere un altro lato di Palazzi, assai meno divertente, su cui sorvolo.

Buffa, nel suo articolo-fotocopia e in altri successivi, faceva capire che, secondo segretissimi rapporti che non meglio precisati servizi avrebbero consegnato solo a lui, questo signore stava comprando l'acqua potabile di tutta l'Italia, per avvelenarla.

Ci si è messo in seguito anche Palazzi, parlando di sospette "esercitazioni di astensione dall'acqua del rubinetto e di acquisto di scorte d'acqua minerale da parte di alcune strutture lombarde della rete dei 'fratelli musulmani' ".

Anche premesso che una persona moderatamente benestante possa comprarsi tutta l'acqua potabile d'Italia, rimane da chiedersi come si facciano gli avvelenamenti omeopatici.

Presumiamo che si debba procedere così.

Si mette l'acqua d'Italia in un posto ben nascosto; seguendo i principi di Hahnemann, ci si introducono pochissime gocce di un prodotto antiveleno, e si mettono molti, ma molti terroristi a scuotere energicamente il tutto. Una flotta di camion di al-Qaeda distribuisce l'acqua alla popolazione italiana, ridotta nel frattempo a bere Coca Cola e vino.

Nella logica delle persone semplici, chi terrorizza le persone - diffondendo simili voci - dovrebbe essere considerato un terrorista.

Ma noi non siamo persone semplici, e quindi non chiameremo Buffa e Palazzi "terroristi".

Comunque sia, appena due giorni dopo aver lanciato la campagna sull'avvelenamento idrico, come abbiamo visto, su ben tre quotidiani con articoli-fotocopia, identici anche nelle virgole, Abdul Hadi Palazzi ha premiato Dimitri Buffa, nominandolo

"Cavaliere d'Onore dei Principi Salomonici di Shekal, con diritto a fregiarsi dello Scudo, della Fascia e del Berretto del [sic] Shekal di Primo Grado."

dimitri buffa


Dimitri Buffa, ancora senza scudo, fascia e berretto, diventa Cavaliere del Shekal
(sul diploma la "h" è stata pietosamente abolita, mentre compare sul comunicato)

Nel caso ci fosse qualche dubbio sul motivo per cui Dimitri Buffa aveva acquisito il diritto di girare per Roma con lo Scudo del Shekal, il testo del conferimento precisa che è:

"per la dedizione all'infornazione corretta, alla disintossicazione degli estremisti, allo sradicamento del pregiudizio".

Questa dedizione all'informazione corretta è arrivata alla fine al tribunale di Monza, sezione di Desio.

Buffa ha chiamato come testimone un presunto generale dei carabinieri, esperto di cose segretissime.

Il giudice, quando nel luglio scorso ha condannato Buffa e il direttore responsabile di Libero per diffamazione, con pagamento di un consistente indennizzo alla parte lesa e alle spese legali, non deve aver gradito molto il fatto che i carabinieri, interpellati, abbiano risposto che non esiste alcun ufficiale dei carabinieri, né in servizio né in congedo, con il nome del presunto testimone citato da Buffa.

Ma cercando di capire meglio la personalità di Dimitri Buffa, ho scoperto un aspetto profondamente inquietante, che riguarda da vicino alcune vicende che abbiamo seguito tutti in queste settimane.

Sarà l'oggetto del prossimo post.

Alla prima puntata

Alla seconda

Alla quarta

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Dopo la Beffa, arriva il Complotto (II)

Post originale tratto dal blog Kelebek di mercoledì, 14 settembre 2005

Innanzitutto, cos'è il "sito no global" che avrebbe minacciato Palazzi?

Se Forza Italia dovesse un giorno scrivere "a morte Palazzi" sul proprio sito ufficiale, significherebbe effettivamente una presa di posizione da parte di una precisa organizzazione. Dicendo "sito", Dimitri Buffa quindi genera l'idea assolutamente falsa, che qualche organizzazione no global avrebbe minacciato Palazzi.

Indymedia, invece, è un forum, dove chiunque può scrivere qualunque cosa con la garanzia dell'anonimato. E in effetti, si pubblicano diverse cose interessanti, ma anche moltissima schifezza.

Ci sono dei misteriosi amministratori che hanno il compito di censurare i post - comunque dopo che sono apparsi sul forum. Alcuni, lo fanno lanciando una monetina. Altri decidono in base alle forme che assumono le macchie di vino sui loro mousepad. I più tetri, invece, lasciano passare qualunque cosa, tranne i post di qualche gruppetto di estrema sinistra loro rivale.

Va a finire, in genere, così: se posti un messaggio su Indymedia, nel giro di pochi minuti arriva il primo commento, firmato "hai rotto". Il signor (o la signora) "Hai rotto" ti chiama "nazi di m..." e fa un apprezzamento monolinea sulle abilità erotiche di tua madre.

A questo punto, arriva un secondo commentatore, con un nome tipo "hai rotto fottiti", che ti difende chiamando "hai rotto" un "fascio" e minacciando di sprangarlo.

Un istante dopo, arriva un terzo personaggio, forse sempre il primo commentatore, ma con un altro nick, che dice di sapere nome, cognome e indirizzo di "hai rotto fottiti", e che lo aspetterà sotto casa una di queste sere per sparargli.

Questo paradiso dei troll ricorda molto da vicino certi studenti di scuola media, intenti a esprimere le proprie opinioni con un pennarello nel gabinetto dei maschi (persone informate mi dicono che avviene oggi nel gabinetto delle femmine).

Visto l'assoluto anonimato, è difficile dire chi siano questi commentatori-troll. Forse sono veramente tutti studenti di scuola media. Forse sono gli stessi postatori che si insultano e si minacciano da soli per dare rilievo a quello che scrivono. O forse c'è un unico troll, eternamente attaccato al computer dopo essere stato piantato dal suo cane. Non lo sapremo mai.

Però c'è effettivamente un troll di Indymedia, anche se di tipo diverso, di cui conosciamo il nome. Un troll che nessuno degli amministratori ha mai censurato, per cui si potrebbe definire un attivo membro del forum di Indymedia.

Di questo troll Dimitri Buffa saggiamente evita di parlare. Perché si chiama Abdul Hadi Palazzi. Sì, proprio lui. Se avete seguito con interesse la vicenda della Madre di Tutti i Polli, vi ricorderete sicuramente del post di Aldo Torchiaro, quando scriveva:

"Democracybuilding. Mi scrive Abdul Palazzi [sic], voce dei musulmani d'Italia

Ricevo e pubblico, tra le centinaia di e mail pervenute al mio indirizzo dopo le intimidazioni della Iadl, una lettera che mi riempie di gioia. Quella del rappresentante dell'Assemblea dei musulmani d'Italia."

Da diversi mesi, questa "voce dei musulmani d'Italia", il Dott Prof Shaykh Mawlana Abdul Hadi Massimo Palazzi Abu Omar al-Shafi'i, Gran Cancelliere dell'Ordine e Gran Precettore per la lingua italiana del Supremo Ordine Salomonico dei Principi del Shekal va su Indymedia con grande regolarità, postando ogni volta una fotografia di se stesso, assieme a lunghi proclami. Se volete farne la collezione, basta andare su Indymedia e cercare "Abdul Hadi".

abdul hadi palazzi



Una tipica foto di se stesso che Palazzi posta su Indymedia



Ora, Palazzi è uno di quei meravigliosi avventurieri che rendono particolare l'Italia, come il Mago Otelma o Guglielmo Maria Eugenio Rinaldini, il padre dell'Astrofinanza. Sulle esilaranti vicende di Palazzi, vi invito a leggere gli articoli di Francesca Russo.

Massimo Palazzi l'ho conosciuto quando aveva appena sedici anni, e girava con i capelli tagliati corti e una camicia bianca, cercando proseliti per la religione dei Mormoni. Ogni tanto mi giungeva notizia della sua conversione a qualche nuova fede (temo di aver perso il conto di quante), tra cui, ultimamente l'Islam.

Come musulmano, Palazzi iniziò come aggressivo sostenitore della più gretta ortodossia wahhabita, diventando poi critico altrettanto rabbioso dell'eresia wahhabita. Nei primi anni Novanta, la rivista di cui Palazzi era redattore capo, Comunità Islamica, ancora riportava frasi come questa nei suoi editoriali:

"Nessun musulmano potrà mai accettare che anche solo una zolla di TERRA SANTA formi oggetto di mercanteggiamento e sia venduta a prezzo vile e che sia riconosciuta la legittimità della presenza sionista in Palestina."

Poco dopo, e sempre con lo stesso stile scomunicatorio (la definizione è di Francesca Russo), Palazzi si trasformò nel primo (e per ora unico) musulmano sionista d'Italia.

Ma non "sionista" nel senso di qualcuno che critica Hamas perché non accetta l'esistenza dello stato d'Israele. No, sionista nel senso che insulta ferocemente Sharon perché non precede all'espulsione dei nativi palestinesi. I suoi esagitati proclami in materia, una specie di fatwa contro il povero Roberto Benigni e i ripetuti attacchi al Papa, gli hanno meritato, chi sa perché, l'appellativo di musulmano moderato.

Un tempo, Palazzi era solito aggiungere a questo vago titolo quello di "segretario dell'Associazione Musulmani Italiani", finché una serie di diffide da parte dei legali di tale Associazione lo hanno costretto a inventarsi un nuovo movimento, con cambiamento delle vocali: l'Associazione Musulmana Italiana. In questo modo, poteva ancora presentarsi con la sigla AMI. Adesso pare che l'AMI abbia avuto una nuova metamorfosi, dopo un provvedimento d'urgenza del Tribunale di Roma del 15 novembre 2004 a favore della vera AMI: Palazzi parla di una "Assemblea" Musulmana d'Italia, o AMdI.

Palazzi si fregia del titolo di "Professore" e dichiara di insegnare all'università di Velletri. Curiosamente, come dimostra Francesca Russo, l'unica facoltà universitaria esistente a Velletri, all'epoca in cui Palazzi ha cominciato a vantarsi di tale incarico, era quella di enologia. Insomma, o il titolo è inventato, oppure c'è un musulmano che insegna agli italiani come fare il vino. Beh, immagino che anche in Corea ci sia qualche intraprendente compaesano di Palazzi che insegna ai locali come si cucinano i cani.

Più sicuro è il fatto che Palazzi svolge una professione che possiamo definire democratica: concedendo titoli nobiliari, estende infatti a persone senza una goccia di sangue blu la piacevole sensazione di appartenere a un'élite.

Ora, cosa succede quando Palazzi incontra Indymedia? Non sempre per chiedere la messa fuorilegge di qualche organizzazione di sinistra, o la deportazione dei palestinesi. Più innocuamente, Palazzi è andato su Indymedia anche per dare un annuncio professionale - un funzionario della Marina militare, tale Giovanni Dell'Orco, dall'aria assai mite, aveva appena acquistato da Palazzi

"il grado di Cavaliere d'Onore dei Principi Salomonici di Shekal, con diritto a fregiarsi dello Scudo, della Fascia e del Berretto Shekal di Primo Grado"

Il prezzo non viene specificato, ma il tempo e il luogo della concessione sì:

"Dato presso il manto della regalità di Salomone, all'Oriente di Roma, nella Valle del Tevere, il lunedì 9 Shawwal 1425 dell'h., 22 novembre 2004 e. v., 9 Kislev 5765 di v. l."

Se su Indymedia, persino la gente seria viene trattata a pesci in faccia, non è difficile quindi immaginarsi come vengano trattati i proclami di Mawlana (probabilmente il suo titolo preferito, significa all'incirca "Maestro Spirituale").

Citiamo un unico esempio, relativamente inoffensivo, tra le decine che si possono leggere in coda a ogni suo post:

"pala' ma nvedi d'anna fan culo? maula' =cozza"

L'altro giorno, Palazzi mette su Indymedia il post del suo (e ormai nostro) amico Aldo Torchiaro. Si tratta dell'ultimo, prima che tirassimo la lunga corda, proprio quello che inizia con le mitiche parole "CIVILTA'. UNITI SI VINCE, LA LEZIONE CHE RIMARRA' Li abbiamo letteralmente MESSI IN FUGA.", e che ha meritato a Torchiaro il Pollo d'Oro. Ma quella è un'altra storia.

Tra le risposte al post di Palazzi, Spernacchiapanzoni scrive:

Shaykh Abdul Hadi Palazzi?

PRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR!


Un altro troll, più truce, scrive: "Uccidere Palazzi ora e subito ma tu guarda sto panzone se non si fa i cazzi suoi".

Ma, soprattutto, qualcuno posta un'immagine, che linko qui (dal forum di Indymedia) esclusivamente a titolo di documentazione, perché ci aiuta a inquadrare molto meglio il caso nel suo contesto:


abdul hadi palazzi



Se volete il mio parere, non è il massimo della genialità, e credo che la dica lunga sul livello dei troll pubescenti di Indymedia.

Mentre la reazione di Palazzi la dice lunga su Palazzi.

Infatti, sembra che Palazzi abbia interpretata questa come una minaccia di morte per annegamento. Anche se, per banali motivi fisici, sarebbe alquanto difficile capovolgere la non indifferente mole del Dott Prof Shaykh Mawlana per eseguire una tale condanna a morte.

Cosa fa Palazzi quando qualcuno minaccia di tirare la catena (o, se preferite, la lunga corda)?

Fa quello che farebbe qualunque amico di Torchiaro: si rivolge all'Opinione.


Alla prima puntata

Alla terza

Alla quarta

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Dopo la Beffa, arriva il Complotto (I)

Post originale tratto dal blog Kelebek di mercoledì, 14 settembre 2005
Questi anni hanno visto lo smantellamento della democrazia, trasformata in eurocrazie e natocrazie, guerre incessanti e la fine dello stato di diritto, per non parlare dello sfascio dello stato sociale, in tutti i suoi aspetti, dalla scuola pubblica alle pensioni.

Eppure la gente rimane incredibilmente sotto controllo. Perché teme e quindi odia.


Teme e odia, perché ogni giorno, sfruttando ogni possibile debolezza psicologica e luogo comune, c'è chi induce in noi una spaventosa fantasia che narra di mostri assetati di sangue alle frontiere. Loro, come gli alieni dei film di Carpenter, ci vogliono morti, punto e basta. E si avvicina sempre di più il giorno in cui ogni altra spiegazione diventerà reato, "apologia di terrorismo".

Ma gli alieni, poiché appartengono a una cultura inferiore, devono avere una guida, anzi una "cupola".



complotto


Ed è lì che da quattro anni a questa parte, i neocon e i loro seguaci ci instillano nella mente il delirio supremo, il Grande Complotto Islamonazicomunista, la nuova versione del Complotto Giudeoplutocomunista, che ripropone gli stessi, potenti elementi. L'esotico popolo-nemico, il nemico di destra che attira quelli di sinistra, e il nemico di sinistra che attira quelli di destra.

Il Complotto Islamonazicomunista è costituito da una pioggia incessante, quotidiana di falsificazioni.

Adesso voglio analizzare come si è costruita una piccola goccia di questa pioggia: il meccanismo non è molto diverso per tutte le altre (abbiamo visto, ad esempio, le fantasie di Claudia Passa su Saddam Hussein che, dal supercarcere in cui si trova, finanzierebbe le manifestazioni dei Disobbedienti italiani contro i Centri di Permanenza Temporanea).

Scusatemi se per fare questo lavoro di analisi, sfrutto di nuovo il più insignificante e introvabile di tutti i quotidiani italiani, L'Opinione.

Ma, come vi dicevo, stiamo parlando di una gocciolina. E poi, in fondo, questo blog ha una specie di rapporto simbiotico con il quotidiano di Arturo Diaconale.

Titola l'Opinione del 13 settembre, a pagina 5:


"Minacce di morte a Palazzi e agli islamici moderati".

E sotto:

Il nostro giornale al centro di un’offensiva di minacce da parte dell’estremismo islamico e delle quinte colonne italiane: i no global italiani di destra e di sinistra

Inquietante concomitanza con le campagne stampa per far mettere fuori legge il campo anti imperialista e i predicatori d’odio dei Fratelli Musulmani


Al centro, in alto, la foto cattivissima di Moreno Pasquinelli, fino all'anno scorso portavoce del Campo Antimperialista. Sotto, in grande, la foto del presunto minacciato, un certo Massimo Palazzi, anzi "Shaykh Abdul Hadi" Palazzi (a essere precisi, Dott Prof Shaykh Mawlana Abdul Hadi Massimo Palazzi Abu Omar al-Shafi'i), segretario di una "associazione musulmana moderata". Palazzi, intervistato da un certo Dimitri Buffa, racconta di come avrebbe fatto circolare un appello di solidarietà con Aldo Torchiaro contro la beffa che avevamo escogitato con la sua involontaria complicità.

Subito dopo, Palazzi sarebbe stato minacciato di morte sul "sito dei no global", Indymedia.

Questa minaccia sarebbe un tassello del Grande Complotto Islamonazicomunista:

"in Italia è attivo un gruppo che si definisce Campo Antimperialista e che vuole fare dell’antisemitismo e dell’antiamericanismo il collante ideologico di un’alleanza strategica fra neonazisti, esponenti dell’ala più estrema del movimento no global e wahhabiti legati all’area dei “fratelli musulmani”."

Palazzi tira in ballo, a vario titolo, l'UCOII e Dacia Valent, ma anche il sottoscritto e il suo blog. E' significativo, dice infatti Palazzi, che questo blog

da un lato faccia propaganda a favore del Campo Antimperialista, e dall’altro inviti a versare contributi finanziari a favore dell’organizzazione della Valent.

conclusione:

sarebbe opportuno che tanto l’Ucooi quanto il Campo Antimperialista venissero sciolti per legge.

Massimo Palazzi conclude con queste drammatiche parole, che ricordano da vicino quelle di Aldo Torchiaro prima che noi tirassimo la lunga corda scoprendo che era tutta una beffa:

Proprio per questo, se dovesse accadermi qualcosa di spiacevole, ritengo che le autorità saprebbero bene in quale direzione indagare. Da parte mia sia chiaro – non mi faccio intimidire. Le minacce di morte (su Indymedia o in altra sede) semmai contribuiscono a convincermi a perseverare nel mio impegno civile contro l’integralismo e contro il terrorismo. E’ un dovere morale cui non intendo sottrarmi. Non saranno certo quelle minacce farmi tacere.

Come vedete, c'è proprio tutto: c'è il coraggioso musulmano "diverso" che viene minacciato di morte perché conferma dall'interno i nostri più tenebrosi sospetti sull'Islam, c'è la temibile "ala più estrema del movimento no global" e ci sono i "neonazisti".

E ovviamente, come in ogni buon Complotto che si rispetti, ci sono Dacia Valent, il Campo Antimperialista, il sottoscritto, l'UCOII e il Pollo d'Oro in persona, il nostro simpatico ma precipitoso amico, Aldo Torchiaro.

Adesso passeremo al microscopio questo complotto, perché ci insegna molto su tutti i complotti dei nostri tempi.

Mettetevi comodi.

C'è parecchio da dire, per cui l'articolo sarà in varie puntate. In compenso il divertimento è assicurato.

Puntate successive:

Seconda

Terza

Quarta

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"Come la moglie cinese bastonata..."

Post originale tratto dal blog Kelebek di venerdì, 09 settembre 2005
Chiusa la scuola islamica di Via Quaranta, a Milano, "per motivi igienico-sanitari". Quali siano questi motivi di igiene, lo spiega senza giri di parole, Filippo Penati, presidente della provincia di Milano, in un'intervista oggi a Repubblica:

"Perché la scuola di via Quaranta va chiusa?"


"Perché promuove separatezza anziché integrazione".


Sempre su La Repubblica di oggi, lo stesso ministro Pisanu spiega così perché il signor Bouriqui Bouchta è stato prelevato e deportato alle 4 di mattina:

"Bouchta è come la moglie cinese del proverbio che è stata bastonata e lei sola sa perché. Non è stato espulso per la sua biografia ma perché polizia e intelligence hanno circostanziato sospetti contro di lui. La marmellata nelle sue mani c'è anche se non si vede."

Difficile spiegare in termini più chiari l'essenza dell'arbitrio totalitario e la fine della democrazia. Proprio per questo, non si riesce a immaginare parole più padronali, più spaventosamente umilianti nel confronto del loro oggetto.

Intanto, il Polo chiede l'immediata espulsione del direttore del Centro Islamico di Bologna, Nabil Bayoumi. Trattandosi di un cittadino italiano residente a Bologna, il termine corretto non è espulsione, bensì esilio.

Ecco, sempre da Repubblica, le frasi che Nabil Bayoumi, cittadino italiano, avrebbe detto, per meritare l'esilio. Frasi estrapolate da una lunga intervista, dove il cialtrone di turno evidentemente non ha trovato nulla di più "grave":

"Un soldato che va a morire diventa un kamikaze, se succede 'dall'altra parte' è invece un eroe.

Terroristi? sono quelli che vogliono togliere diritti a un popolo, come gli americani, non quelli che lottano per difenderli. Ho il sacrosanto diritto alla mia autodifesa. Questa è una guerra, una guerra contro l'Islam".


Nel caso di Bouchta, abbiamo una persona colpita "lui solo sa perché". Nel caso di Nabil Bayoumi, la colpa consiste nel dare una diversa narrazione di eventi che avvengono in un altro paese. Cioè di aver tradito la rappresentazione ufficiale del conflitto iracheno, accanto alla quale nessun'altra è permessa.

Ma il divieto e la punizione arbitraria di narrazioni alternative è stata l'essenza stessa dell'Inquisizione e di tutte le forme di controllo sociale che in seguito ne hanno preso spunto.

Se esiste il rischio che qualcuno faccia saltare in aria la metropolitana di Roma, è bene tenerlo d'occhio in tutti i modi. E se viene colto a comprarsi esplosivi, gli si diano tutti gli anni previsti di carcere.

Ma con la scusa di fare questo, stanno facendo qualcos'altro, che non c'entra niente. Nessuna delle persone espulse o espellende o indagate o minacciate è accusata di mettere in alcun modo in pericolo la sicurezza degli italiani. Non sono nemmeno sospettate.

L'accusa è sempre e solo di avere espresso posizioni nette su ingiustizie commesse altrove, e di sostenere il diritto alla legittima difesa, cosa peraltro prevista, credo, in qualunque codice di legge.

Ora, se qualcuno sostiene una causa giusta, ma rischia di finire in galera in Italia, o torturato in Tunisia, per il fatto di esprimere il suo punto di vista, non è che smetterà di credere di avere ragione.

Semplicemente, se prima era cosciente che vi erano ingiustizie in Palestina o in Iraq, oggi aggiungerà che ci sono ingiustizie anche in Italia.

Parlare di "integrazione" in questo contesto è una falsificazione. Perché quello che conta di più è il ruolo sociale delle persone, e la nostra società diventa sempre più una società basata su caste etniche. E chi fa certi lavori, o guadagna solo certe somme, finirà necessariamente per vivere solo in certi quartieri.

Qualcuno ha detto una frase che suona più o meno così:

"Cercavamo braccia e sono arrivati uomini".

E gli uomini sono una miscela complessa, che prima o poi reagisce sempre all'umiliazione, come fecero i contadini messicani che se ne stettero buoni buoni per trecento anni e poi agli inizi dell'Ottocento sgozzarono tutti i loro padroni. E ovviamente tra i cadaveri c'erano anche quelli degli indios che continuavano a formarsi nell'immagine che di loro avevano i loro padroni: i campesinos moderati, diremmo noi oggi, che dicevano sempre, si señor.

Questa generazione chinerà la testa, per fame e per paura.

Ma quella successiva, cresciuta in quei quartieri, con un sistema sociale che somiglierà sempre di più a quello in vigore a New Orleans, si legherà al dito tutte le ingiustizie subite.

Non sarà una grande consolazione, ma almeno sappiamo già adesso chi sono i colpevoli degli orrori che succederanno allora.

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Fantasie psichedeliche

Post originale tratto dal blog Kelebek di martedì, 06 settembre 2005

Come potete vedere, Libero è un grande ispiratore di post.

Ma riassumiamo prima di tutto il quadro.

Ci sono alcune persone che si accaniscono da anni a violare la legge, istigando all'odio contro il grande capro espiatorio del nostro paese, le persone di origine islamica. E' il caso, in particolare, di quello che abbiamo chiamato il Pentacolo dell'Odio, che riunisce alcuni elementi del Corriere della Sera con un sottobosco di quattro quotidiani, Libero, Il Riformista, La Padania e L'Opinione.

Ripetere, dicevano i latini, giova. Ricordiamo, quindi un singolo caso, su migliaia e migliaia. Oriana Fallaci ha scritto, nero su bianco, che aveva intenzione di bruciare vivi dei pacifici somali a Firenze. Questa dichiarazione è stata pubblicata con compiacimento sul principale quotidiano italiano. E non è mai stata fatta oggetto, che io sappia, di denuncia da parte di alcun partito politico o organizzazione italiana, di quelle tradizionali.

Questo clima di incessante minaccia è accompagnata dalle calunnie più incredibili. Ricordiamo ad esempio il gruppo di operai nordafricani che ebbe la sciagurata idea di integrarsi nella "nostra cultura" andando a visitare la basilica di San Petronio a Bologna, e vennero immediatamente arrestati e bersagliati sulla stampa come "terroristi".

Visto che nessuno si è mai mosso, un gruppo di musulmani - peraltro molto laici - si è organizzato nell'Islamic Anti-Defamation League per cercare di arginare la mentalità da pogrom che si diffonde. L'IADL lo fa, ricorrendo ai tribunali, visto che la legge italiana non permette l'istigazione a delinquere, la discriminazione su basi etniche, religiose o razziali, la diffamazione e la calunnia.

Ora, il fatto che anche il più debole possa ricorrere ai tribunali ha scatenato un'ondata di isterismo che ci dà un'idea del livello mentale del ceto politico di questo paese. Vi presento qui un articolo di tale Barbara Romano, uscito oggi su Libero. E' veramente interessante vedere come reagisce certa gente di fronte all'idea inammissibile che la legge possa essere uguale per tutti.

Trovo fantastico il discorso di Gustavo Selva, che chiede "leggi più severe". Siccome la colpa dell'Islamic Anti-Defamation League consiste esclusivamente nel ricorrere alle leggi, i casi sono due. O Gustavo Selva è un amico dell'IADL e sta chiedendo leggi più severe contro il razzismo, l'istigazione a delinquere, la discriminazione, la diffamazione e la calunnia, oppure sta chiedendo leggi che vietino di applicare la legge.

Queste dichiarazioni ci offrono spunti interessanti anche dal punto di vista psichiatrico.

Ad esempio, il fatto è che un gruppo di cittadini italiani ha registrato un'associazione italiana, con la finalità di ricorrere alle leggi italiane. Ma ecco come questo fatto si trasforma nella psichedelica fantasia dello stesso Gustavo Selva:

"Bisognerebbe non far entrare in Italia questa gente che va nelle moschee a predicare la difesa del terrorismo in nome di Allah."

L'incredibile Gustavo Selva borbotta poi qualcosa di incomprensibile a proposito di "gente espulsa dagli Stati Uniti". Non sono al corrente di alcun avvocato dell'IADL (che, essendo avvocato nel nostro paese, è ovviamente anche cittadino italiano) "espulso dagli Stati Uniti".

Ma Maurizio Gasparri, li supera tutti: "Bisogna cacciare dall’Italia chiunque faccia affermazioni incompatibili con le nostre norme".

Eh no. Oriana Fallaci deve sempre poter ritornare in Italia. Se non altro per il processo che la attende.

«Leggi più severe contro la polizia del pensiero di Allah»

ROMA La Cdl invoca l’intervento del Viminale contro la Islamic anti-defamation league. «Ci manca solo una polizia del pensiero in nome del fondamentalismo islamico», sbotta l’europarlamentare leghista Mario Borghezio, che annuncia un’interrogazione parlamentare per sollecitare l’intervento della Commissione europea. «Qui servono leggi più severe», reclama il presidente della commissione Esteri della Camera, Gustavo Selva di An, che suggerisce «di inserire nel pacchetto Pisanu misure precise contro queste associazioni che lanciano minacce di morte on line». Dal centrodestra si levano numerose voci in difesa degli scrittori, bloggers e giornalisti colpiti dalle fatwa della Iadl. Ma dal Viminale, il sottosegretario Alfredo Mantovano di An fa sapere: «Il caso è all’attenzione delle forze dell’ordine e dell’autorità giudiziaria, l’ultimo decreto varato in Parlamento contiene già gli strumenti per far fronte a queste minacce».

Fatto sta che tra i politici cresce l’indignazione. C’è addirittura chi, come il capo dei senatori leghisti, Ettore Pirovano, suggerisce di «togliere la scorta a qualche presidente o vicepresidente di commissione per proteggere invece chi ha il coraggio di dire le cose come stanno». Le lettere intimidatorie, per Pirovano, «sono il segno che l’Islam moderato bisogna andare a cercarlo col lanternino».

Ma il problema sta a monte, secondo Selva: «Bisognerebbe non far entrare in Italia questa gente che va nelle moschee a predicare la difesa del terrorismo in nome di Allah». E prende a esempio gli Usa: «Loro li hanno espulsi, perché dobbiamo accoglierli noi?». È quello che si chiede anche Gasparri: «Bisogna cacciare dall’Italia chiunque faccia affermazioni incompatibili con le nostre norme. Se qualcuno si sente autorizzato in Italia a lanciare simili minacce, vuol dire che ancora non c’è una risposta abbastanza forte in termini di espulsione», secondo l’ex ministro delle Comunicazioni, che invita il Viminale a «monitorare a tappeto la rete». Si associa Borghezio: «Pisanu deve accentuare l’attenzione su tali fenomeni, perché queste associazioni di solito rimandano ad ambienti strettamente connessi ai guerriglieri di Allah, perciò non vanno presi sottogamba».

«Nessuno sottovaluta la situazione», tiene a precisare dal Viminale il sottosegretario Mantovano, «queste cose non si scoprono da adesso, ma la possibilità d’intervento non è facile», aggiunge, «perché intimidazioni di questo tipo si inseriscono in un quadro più ampio e agire subito contro un singolo caso rischia di compromettere tutto il piano di lotta al terrorismo. Perciò», sottolinea, «bisogna agire con cautela». Ad ogni modo, il pacchetto Pisanu «contiene già norme ad hoc per fronteggiare il problema», assicura Mantovano.

Si riferisce, spiega, a «una diversa e più precisa configurazione dell’associazione terroristica internazionale, nuove tipologie di reato e misure di espulsione più facile, non solo per gli esecutori o i mandanti di attentati, ma anche per chi svolge attività di agevolazione del terrorismo».

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martedì, novembre 06, 2007

"Il richiamo della foresta..."

Post originale tratto dal blog Kelebek di giovedì, 11 agosto 2005

Sentiamo il nostro vecchio amico Carlo Taormina, che abbiamo citato qui per il fantastico caso Gianluca Preite.

La citazione è tratta dallo splendido blog, "Ci vergognamo per loro":


«Gli attentati di Londra dimostrano che se li accogli in casa, riconosci loro tutti i diritti della civile società occidentale, li consideri totalmente integrati, anche se passano generazioni, sono sempre islamici e a un certo momento sentono il richiamo della foresta.

Il processo di integrazione, cui alcuni nostri intellettuali ed esponenti del mondo politico vorrebbero convincerci, si traduce nella crescita di serpi in seno, pronte alla strage per far trionfare Maometto. L'attentato di Sharm significa che a casa loro non ci vogliono.

L'uccisione di egiziani esibita come attacco all'Islam moderato è una baggianata, perché la presenza di egiziani è stata accettata come rischio e perché la patria dei Fratelli Mussulmani, da cui è nata Al Queda, è ricca di contrasti tra fazioni tutte integraliste, ma in lotta per il potere. Dunque, Londra insegna che a casa non ce li dobbiamo tenere e Sharm che a casa loro non ci vogliono: in tutti i casi ci massacrano e bisogna partire da qui per capire che fare per fronteggiarli.»


Carlo Taormina, su Libero del 5 agosto 2005

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La fabbrica del terrore

Post originale tratto dal blog Kelebek di sabato, 30 luglio 2005
Di solito, i cialtroni paranoici trascinati dalla deriva generale sono anonimi.

Come chi l'altro ieri ha gettato nel panico la città di Roma: SMS e telefonate a raffica, i musulmani hanno avvelenato l'acqua, non la bevete!

In realtà non è la prima volta che gira una storia del genere: nel 1348, gli europei scoprirono che erano i membri di un'altra minoranza, gli ebrei, ad aver introdotto la peste, avvelenando i pozzi. Con l'ausilio di metodi alla Abu Ghraib, i magistrati riuscirono a estorcere anche qualche confessione, e i presunti colpevoli furono messi debitamente al rogo.

A volte, però, i seminatori di panico hanno un nome e un cognome.

Prendiamo ad esempio la signora Claudia Passa, una giornalista che sul Giornale del 29 luglio scrive:


"I nostri 007: ai no global arrivano dal partito di Saddam fondi per la propaganda contro le strutture che accolgono gli immigrati irregolari"
In tempi normali, si prenderebbe questa frase per una battuta di Sabina Guzzanti. Ma questi non sono tempi normali.

Per Claudia Passa, il ministro degli interni Pisanu


"Molto probabilmente era stato informato sugli ultimi dati raccolti dall'intelligence occidentale, e in particolare dai servizi segreti italiani, a proposito della "sponsorizzazione economica" che sarebbe stata alla base del fermento di alcune entità (dai no global agli anarchici) contro i centri di prima accoglienza per gli extracomunitari sbarcati nel nostro Paese.

Dietro tale agitazione, secondo una recente informativa, vi sarebbero i fantasmi del partito Baath iracheno. I "reduci" della formazione politica di Saddam Hussein […] attraverso una complicata distribuzione di società avrebbero infatti attivato canali finanziari per foraggiare economicamente la campagna di disturbo portata avanti nel nostro Paese dai gruppi dell'estrema sinistra contro le politiche dell'immigrazione del governo."


Nell'articolo si parla anche dei "Centri di permanenza temporanea", della "guerriglia" irachena e del "giordano Abu Musab al-Zarqawi".

È un articolo di grande fascino. Proprio perché non ha assolutamente nulla di originale. L'articolo di Claudia Passa sembra lo stampo su cui innumerevoli altri (come Magdi Allam, o Francesco Battistini, o Dimitri Buffa, o tanti altri) lavorano per diffondere la degenerazione generale. Una sorta di fabbrica del terrore, nel senso di fabbrica che produce racconti che spaventano la gente.

Claudia Passa compie, con vera destrezza artistica, tutta una serie di operazioni, che è importante capire se non vogliamo restarne ammaliati.

Scene di morti in Iraq, scippi per strada, non se ne può più, un caldo afoso da morire, avvelenatori, fanatici, beduini lavavetri ai semafori, negozietti di kebab, sull'autostrada non finisce mai questa coda, le zanzare quest'anno sono il doppio di quelle dell'anno scorso…

Claudia Passa riesce a prendere questo ribollente brodo primordiale, e dargli un ordine.

Tutto viene delicatamente tessuto insieme, e il risultato alimenta il panico generale. Ma il panico alimenta anche la nostra scrittrice, perché se non ci fosse già il panico, lei tornerebbe a occuparsi (come fa con dignità) dei problemi dei giornalai romani che non gradiscono le nuove norme comunali sulle strutture dei chioschi.

Allo stesso tempo, Claudia Passa razionalizza e giustifica il panico. Il suo lettore, per capirci, sarebbe una persona del tutto normale, se non passasse diverse ore al giorno a borbottare fra sé e sé, "io l'ho sempre detto che lo zingaro che mi rompe chiedendo l'elemosina era un agente segreto dei comunisti". E infatti, il lettore trova nei "soldi di Saddam" una spiegazione in un certo senso coerente dei suoi problemi.

Claudia Passa poi affronta e risolve un problema non da poco. In qualche lontano angolo del mondo, esiste un paese, l'Iraq, che si faceva decisamente i fatti suoi, finché gli Stati Uniti non hanno deciso di invaderlo, bombardarlo, sfasciarne l'economia e ammazzare almeno centomila dei suoi abitanti, trascinando il resto del mondo nel caos.

L'italiano medio si chiederà, ma perché ci devo rimettere pure io? Claudia Passa glielo spiega, dicendo che Saddam Hussein, dal suo carcere di ipersicurezza, sta pagando i cattivi che girano per le nostre strade.

Claudia Passa riesce poi a spiegare come mai ci siano persone che protestino contro i luoghi in cui vengono rinchiusi gli immigrati. Semplice: lo fanno perché sono pagate. E quindi non c'è bisogno di cercare alcun'altra motivazione.

Una volta, se un contadino calabrese occupava un terreno incolto, era perché veniva pagato da Mosca per farlo. Oggi, se un giovane che fa volontariato protesta per le condizioni nei CPT, è perché prende i soldi da Baghdad.

È un'enormità dire che le migliaia di italiani - cattolici, di sinistra, legati al volontariato e altro - che protestano contro le condizioni disumane in cui vivono gli immigrati fanno parte di un fantastico complotto iracheno e prendono soldi in segreto dal "terrorismo".

Sarebbe come scrivere che Forza Italia gestisce il mercato della cocaina in tutta Italia, insomma.

Le affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie. Claudia Passa sorregge la sua tesi su un solido e credibile nulla.

Infatti, le sue uniche fonti sarebbero "i nostri 007", o "gli ultimi dati raccolti dall'intelligence occidentale". La cosa dà una certa aria alla signora Claudia Passa, che può sembrare per un momento una di quelle affascinanti signore che facevano compagnia allo 007 originale.




Una fonte confidenziale svela il complotto anarcosaddamista alla nostra giornalista


Ma citare "i nostri 007" ha lo stesso valore che dire, "me lo ha detto un extraterrestre". È impossibile chiedere conferme agli uni o agli altri. E infatti è una delle tecniche letterarie preferite di Magdi Allam.

Se io dico che Forza Italia gestisce il mercato della cocaina in Italia, arriva l'avvocato dell'avvocato di Berlusconi e mi trascina - giustamente - in tribunale, dove un giudice poi - giustamente - mi condanna per aver detto una grossissima balla.

Perché ho detto il nome di "Forza Italia", che è una cosa ben precisa.

Invece Claudia Passa, acrobatica come sempre, parla genericamente di "no global", "gruppi dell'estrema sinistra", "anarchici". Cioè di tante persone concrete, ma senza citare alcun nome preciso.

E quindi non c'è nessuno che la possa denunciare.

Ma tutti possiamo almeno segnalarla agli storici del futuro.

Forse un giorno Claudia Passa sarà studiata da chi cerca di capire gli orrori del ventunesimo secolo, allo stesso modo in cui si sono studiati i Protocolli dei Savi Anziani di Sion per capire gli orrori del ventesimo secolo.

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domenica, ottobre 28, 2007

"Se sembrate un po' stranieri..."

Post originale tratto dal blog Kelebek di venerdì, 29 luglio 2005
Chi va a Londra questi giorni potrà vedere in metropolitana questi cartelli:

"AVVISO A TUTTI I PASSEGGERI.
Si prega di non correre sulle piattaforme.
Sopratutto se portate uno zaino, indossate un cappotto o sembrate un po' stranieri.
Questo avviso è per la vostra sicurezza.
Grazie."

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La fine della democrazia

Post originale tratto dal blog Kelebek di venerdì, 22 luglio 2005
"E' utopistico continuare a pensare che si possa essere tutti uguali davanti alla legge come prevede la Costituzione scritta nel '48, allora non c'erano l'immigrazione e il terrorismo".

Sono parole di Carlo Giovanardi, ministro della Repubblica (citato in Repubblica, 20.07.05, p. 4)

Con tutti i loro difetti, i governanti di destra hanno il pregio di parlare chiaro. Se si abolisce l'uguaglianza davanti alla legge, e si dichiara "utopistica" la Costituzione, si abolisce semplicemente la democrazia, presumibilmente per "esportarla" altrove.

La scusa di Giovanardi ovviamente è una menzogna, che nasce da una deliberata confusione tra politica e cronaca.

La Costituzione dovrebbe essere l'anima delle istituzioni; al limite potremmo immaginarne la sospensione in caso di imminente e reale pericolo di rovesciamento dell'intero ordine costituito.

Invece, quello che esiste è il reale pericolo che avvenga qualcosa come è successo a Londra. Cioè che quattro o cinque ragazzi di un quartiere periferico decidano di portare un po' di Iraq in Occidente.

Il risultato può essere mostruoso (mai quanto l'Iraq, ovviamente), ma costituisce un fatto di cronaca, che non scalfisce di una virgola la solidità dei partiti, del parlamento, della polizia, della scuola, della magistratura, delle frontiere, dei media e nemmeno dell'economia.

La Costituzione del '48 fu invece varata a tre anni dalla più feroce guerra della storia umana (compresa una guerra civile) e agli inizi di un'altra guerra, quella fredda. Mezza Europa, e l'immensa Cina, stavano passando a sistemi sociali e politici completamente diversi da quelli che vigevano in Italia. Si combatteva una guerra terribile nella vicina Grecia, mentre in Italia avvenivano continue sommosse di operai, di contadini e di reduci, seguite da sanguinose repressioni. Senza dimenticare una vera e propria insurrezione indipendentista in Sicilia.

All'epoca molti democristiani (cioè gli antenati politici di Giovanardi) paventavano la combinazione di un'invasione da parte del potente esercito sovietico e l'insurrezione armata di quel terzo circa degli italiani che sognava l'abbattimento dell'ordine politico liberale e dell'ordine economico capitalista. Avrebbero fatto seguito i lager di Stalin, con lavori forzati e fucilazioni di massa, sempre che le bombe atomiche statunitensi non avessero fatto piazza pulita del mondo prima.

La storia avrebbe dimostrato che quelle paure erano sbagliate (e un po' strumentali e paranoiche). Ma c'è una bella differenza tra la paura dell'Armata Rossa e la paura che si prova oggi che alcuni individui, tra la minoranza che sono i musulmani all'interno della minoranza povera che sono gli immigrati, diano di matto.

Eppure gli stessi predecessori di Giovanardi scelsero, con tutte le dovute ipocrisie, il principio dell'uguaglianza e della legalità.

Una democrazia, per restare veramente tale, si deve tenere in esercizio con aspre dispute.

Non sto parlando dei litigi o dei conflitti personali, che sono oggi rumorosi come mai in passato.

Parlo della possibilità di poter scegliere tra alternative profondamente diverse, e della non esistenza di argomenti tabù.

Come dice un mio amico, il vero scandalo non è che Berlusconi possieda tre reti su sei. Il vero scandalo è che sei reti su sei abbiano appoggiato la prima tappa della guerra lanciata dagli Stati Uniti contro il mondo: l'invasione dell'Afghanistan.

Quando tutto è ridotto a due schieramenti, e i due schieramenti diventano uno solo sulle cose fondamentali - l'adesione alla NATO, le privatizzazioni o l'accettazione della Costituzione europea, tanto per dire - la democrazia rimane solo come formula astratta.

Per questo, un ministro può dichiararne la fine con una battuta. E nessuno se ne accorge, perché la sua sostanza è già praticamente morta.

Infatti, lo stesso articolo di Repubblica segnala che il ministero della giustizia ha messo sul proprio sito l'ultimo delirio xenofobo di Oriana Fallaci.

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Il Giovin Cialtrone e il Pinocchio d'Egitto

Post originale tratto dal blog Kelebek di lunedì, 13 giugno 2005
Gira per la rete un ragazzo che scrive racconti di fantapolitica in cui gli immigrati musulmani danno alle fiamme le opere di Dante, i Promessi Sposi e pure le poesie di Leopardi (vi immaginate gli ambulanti senegalesi che se le leggono per decidere se metterle al rogo?). Un vero cialtrone, insomma. Tanto per non citare nomi, il tizio si chiama Andrea Sartori.

Ora, Andrea Sartori è apparso nei commenti del mio blog (il post su Magdi Allam, Pinocchio d'Egitto) per scrivere che "Magdi è un grande". Non è una frase molto profonda, ma evidentemente vuol dire che tra pinocchi e romanzieri ci si capisce.

Non avrei problemi, se lo stesso Andrea Sartori non fosse andato in giro per Internet in questi giorni a scrivere:

"L'estremista Miguel Martinez avalla questa voce [che Magdi Allam sarebbe copto] e lo insulta pesantemente."

Preciso che non "avallo" niente. Racconto semplicemente la mia perplessità per il fatto che ogni volta che scrivo che è musulmano, vengo bombardato da messaggi di persone che lo hanno conosciuto che mi dicono che è cristiano; viceversa, quando dico che è cristiano, mi arrivano i messaggi di quelli che lo hanno conosciuto e dicono che è musulmano. Un fatto davvero strano, visto che in Egitto le identità religiose sono nette (non dico che è un bene, dico solo che è così).

Non ho mai insultato il Pinocchio. Dico semplicemente che è un creativo dalla fantasia inesauribile, che ha distrutto la vita a un sacco di poveri immigrati e ci ha provato anche con numerosi italiani.

Il punto però è un altro. Io non vado sul blog di Andrea Sartori per poi chiamarlo, che so, "cialtrone islamofobo".

Diciamo che il blog è un po' casa mia. Posso ospitare persone che la pensano in modo molto diverso da me, se voglio, ma si comportano in maniera civile. Pensare di essere ospitati da qualcuno e poi insultarlo è come volere la botte piena e la moglie ubriaca. Non si può.

Giusto per spiegare perché ho rimosso il post di Andrea Sartori. Mica per censurarlo, può spaziare per tutta la rete se vuole. Vi ho anche detto che cosa c'era scritto nel suo post. Come avete visto, non vi siete persi molto.

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sabato, ottobre 27, 2007

Panico in rete

Post originale tratto dal blog Kelebek di mercoledì, 08 giugno 2005
In questi giorni, si sente tutto un guaire sul fronte degli islamofobi. Gente che fino a ieri invocava espulsioni e arresti in massa delle persone provenienti da paesi islamici, oggi invoca la "libertà di opinione". Fatevi un giro sui blog per credere...

Alla radice di tutto questo, la comparsa dell'Islamic Anti-Defamation League, che sta seminando panico (e vittimismo) appellandosi semplicemente (e con molta diplomazia e disponibilità al dialogo) alla legge, in particolare alla Legge Mancino che colpisce la "discriminazione razziale, etnica e religiosa". Vi lascio seguire gli sviluppi - alcuni assai divertenti - sul blog di Sherif, e passo a un paio di commenti miei.

Sul blog di Peacepalestine, apprendiamo che Edgar Morin, intellettuale di origine ebraica, è stato condannato in base al cugino francese della Legge Mancino, per "diffamazione razziale", in base a due frasi apparse sul giornale Le Monde. Eccole:

"E' difficile immaginarsi come una nazione di profughi, originata da un popolo che è stato perseguitato più a lungo di qualunque altro nella storia dell'umanità, che ha subito le peggiori umiliazioni e il peggiore disprezzo, abbia potuto trasformarsi nell'arco di due generazioni in un popolo dominatore, sicuro di sé e, con l'eccezione di un'ammirevole minoranza, in un popolo che è arrogante e trae soddisfazione dall'umiliare".

"Gli ebrei, che erano vittime di un ordine spietato, imposero un ordine spietato ai palestinesi".


I signori dei blog islamofobi alzino il mouse per dire cosa pensano di questa sentenza. Se non hanno niente da obiettare, possiamo usare queste due frasi, spannometricamente, come criterio per giudicare anche i siti islamofobi. Ditemi voi se la Fallaci, o i blog islamofobi, si esprimono in genere in maniera più oppure meno "diffamatorio" o "discriminatorio" verso i musulmani, di quanto si sia espresso Morin verso gli ebrei. Come dice Dacia Valent, "Ogni volta che trovate un post, o una mail, o magari semplicemente una scritta sui muri contro i musulmani, provate a sostituire la parole con ebrei, ebraismo, giudaismo."

Seconda considerazione. "I musulmani non sono una razza, quindi li possiamo insultare come ci pare", è in sostanza la difesa degli islamofobi. Hanno ragione: le razze sono esistite solo nella testa di Adolf Hitler, quindi a rigore non può esistere la discriminazione o la diffamazione "razziali". Allora, se io dico che "i gialli sono schifosi vermi che non dovrebbero esistere?" non sono razzista, semplicemente perché "i gialli" non esistono?

La questione non è così semplice. Perché se non esistono le razze, esistono eccome i razzisti. Cioè persone che definiscono a proprio piacimento un gruppo di persone in base alle sue origini, e ci riversano sopra tutto il proprio astio. I "gialli" non esisteranno, ma lo specifico cinese che io accuso di essere un oppiomane pedofilo agente di Mao, "come tutti i gialli", sicuramente esiste.

In questo senso, non c'è alcuna differenza tra avercela con "gli ebrei", "i terroni", "i musulmani" o "gli zingari".

Terza considerazione. Ho sempre detto che sono contro tutti i reati di opinione, legge Mancino compresa. Ma se la legge c'è, e se il novanta percento della "discriminazione su basi razziali, etniche e religiose" in Italia è oggi diretta contro persone di fede islamica, non vedo perché non debba valere anche per i musulmani.

Comunque, siccome da ogni male può sempre nascere un bene, invito gli islamofobi che oggi se la prendono con la legge Mancino a unirsi nella lotta per abrogare tutti i reati di opinione e associativi. C'è il "vilipendio alla religione", c'è il "vilipendio alla bandiera nazionale o ad altro emblema dello Stato" (pena di base anni tre), c'è l'"offesa al Capo di Stato"...

Ma anche e soprattutto - ripeto - c'è la "associazione con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell'ordine democratico", punibile con pene dai sette ai quindici anni. Ora, nessuno ha definito che cosa sia il "terrorismo"; e una simile legge può tranquillamente colpire chi si "associa" pacificamente in Italia, senza violare alcuna legge del nostro paese, a persone che si oppongono a una dittatura all'altro capo del mondo. Anzi, non è necessario nemmeno "associarsi", c'è anche una pena non lieve per "assistenza agli associati".

Diritto di critica, diritto di scrivere sciocchezze a tutto spiano, a frequentare chi vogliamo. Io preferisco un mondo in cui si leggano idiozie su chiunque, ma in cui non si vada in galera per aver offerto il pranzo a un oppositore del regime di assassini e torturatori che vige nella Tunisia "amica" e "moderata".

Però senza usare due pesi e due misure. Chi non obietta al principio stesso del reato di opinione e del reato associativo, si becchi il signor Mancino. Non so se lo merita nessuno, forse; ma se qualcuno se lo merita, sono certamente gli islamofobi cartacei e internettari.

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Il romanzo del Pinocchio d'Egitto

Post originale tratto dal blog Kelebek di venerdì, 03 giugno 2005
Magdi Allam si sta facendo sentire in occasione del lancio del suo ultimo libro, Vincere la paura. Conoscendo il personaggio, siamo sicuri che si tratta di un romanzo avvincente.
Magdi Allam è infatti noto con il simpatico nomignolo di "Pinocchio d'Egitto", affibiatogli da Valerio Evangelisti, per le sue doti di creatività. Come quando attribuì a un tranquillo insegnante no global di Roma la frase “anche il buon Hitler... non aveva tutti i torti...”

In breve, il metodo giornalistico di Magdi Allam si può riassumere tutto in un suo articolo per il Corriere del 28 settembre, 2003, dove cita i seguenti casi:



  • Da un'intercettazione telefonica, risulta che un immigrato avrebbe detto a un altro immigrato che un certo musulmano, regolarmente residente in Italia, è una brava persona ed è generoso con i poveri.

  • La polizia ha fermato un gruppo di musulmani che giravano in una macchina con un pesante carico di monetine di metallo - 4.500 euro. Erano i soldi della zakàt, che stavano raccogliendo come prescritto dall'islam, che poi vanno ai bisognosi.

  • In un comunicato, un'associazione islamica si è permessa di criticare un'occupazione militare, condannata anche da numerose risoluzioni dell'ONU.

  • In Friuli un gruppo di musulmani ha raccolto soldi per i terremotati algerini.


Il titolo dell'articolo?

"Versamenti segreti ai terroristi. Ecco le carte che accusano gli imam. Intercettazioni e verbali, quattro documenti sul traffico di denaro."

Ma arriviamo al presente. Scrive Magdi Allam:



"Da circa due anni vivo sotto scorta per la minaccia dei terroristi islamici a cui si sono rapidamente aggiunte altre minacce di nazionalisti arabi, estremisti di destra e di sinistra in Italia."

Insomma, Magdi Allam va in giro come Berlusconi, sempre circondato da un branco di uomini con gli occhiali scuri, pagati da noi. Ma il problema è capire che cosa vuol dire "minaccia". Ad esempio, io tutti i giorni ricevo messaggi come questo:

"Fai pena vomitando nefandezze contro Oriana Fallaci un consiglio? Mozzati la testa come fanno i tuoi amici con la testa dei Cristiani"

A modo suo è una minaccia, ma non ho mai pensato di chiedere la scorta. Magdi Allam avrà ricevuta un'e-mail del genere, firmata "il tuo terrorista islamico"?

Non esattamente, perché secondo Magdi Allam, la minaccia verrebbe dalla "dirigenza di Hamas". Telefonata alle tre di notte in casa Allam: "Pronto, sono il capo supremo di Hamas e un giorno di questi ti farò fuori". Clic. Considerando i metodi di Magdi Allam, credo che un sacco di tranquilli insegnanti no global, di pescivendoli pakistani e di altri disgraziati avrebbero voglia di fare una telefonata del genere.

Insomma, il fatto che il tizio abbia detto, "sono il capo supremo di Hamas" non vuol dire che lo sia davvero. Anche perché Hamas non ha mai compiuto alcuna azione al di fuori della Palestina, e francamente con tutti i nemici che ci sono in giro, non si capisce perché l'unica eccezione dovrebbe essere proprio il nostro Pinocchio.

Comunque, sono tutte illazioni, visto che Magdi Allam si rifiuta di spiegare come, quando e da chi sia stato minacciato (in compenso ci dice tante cose sulla sua famiglia che ne soffre e così via).

Però lui dice, come ha fatto il tizio che lo avrebbe minacciato a sapere che lui non era semplicemente un pizzaiolo cairota? Visto che nessun arabo può essere al corrente dell'esistenza del Corriere della Sera, il minacciante (sempre che non fosse un insegnante no global) deve aver avuto una talpa italiana.

E Magdi Allam ha deciso che quella talpa deve essere nientemeno che Hamza Roberto Piccardo, segretario nazionale dell'UCOII (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia). Perché? Beh, è italiano (e quindi sa che esiste il Corriere della Sera) ed è musulmano (e quindi deve essere un militante di Hamas). Anzi, Magdi Allam fa capire, Hamza Piccardo avrà sicuramente emesso una fatwa contro di lui.

Se non ci fosse da piangere verrebbe da ridere. Hamza Roberto Piccardo è un insolito dirigente di un'organizzazione, perché ha saputo mantenere delle qualità che in genere avvizziscono con gli incarichi: senso dell'umorismo, indipendenza di pensiero, curiosità di conoscere. E si pone da anni il problema di come vivere un Islam che sia europeo e non arabo, che conviva con altre religioni e culture, ma che non perda lo spirito di giustizia e di solidarietà. Se volete sapere chi è Hamza, leggetevi il suo libro, Il puzzle del Derviscio.

Non lo consiglio invece a Magdi Allam, perché lo troverebbe decisamente noioso. Non contiene ricatti, minacce, veline di servizi segreti o documenti falsi.








Nota all'immagine. A scanso di equivoci, ho un grande rispetto per i maiali, che in condizioni decenti di vita sono intelligenti, puliti e socievoli. E' solo che non ho trovato un'immagine migliore di guardie del corpo. Quindi fate finta che il maiale non ci sia.

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Il firmatario e l'omertà

Post originale tratto dal blog Kelebek di giovedì, 26 maggio 2005
Due notizie a breve distanza di tempo.
La prima è che la denuncia di Adel Smith, il famoso musulmano di Ofena in provincia dell'Aquila, per "vilipendio alla religione" contro Oriana Fallaci è stata accolta.
La seconda è la protesta della neonata Islamic Anti-Defamation League (IADL) italiana contro il giudice Michele Montingelli.

Sul primo caso, due commenti.

Uno, Adel Smith è il capo di un gruppo composto da lui, sua moglie, un'infermiera e un venditore di materassi romano (peraltro una brava persona), si dichiara capo della "Unione Musulmani d'Italia", ed è diventato famoso solo grazie alla provvidenziale mediazione di Bruno Vespa. E' anche firmatario di un libro dal pittoresco titolo Iddio maledica l'America: ben 14 pagine di questo testo sono tratte di peso, virgole comprese, da un articolo mio e da uno di Roberto Giammanco, pubblicati sul mio sito.

Smith non solo non cita la fonte, non cita nemmeno gli autori. Per questo lo chiamo appunto firmatario e non autore di quel libro.

Due, in una democrazia non devono esistere i reati di opinione. Ognuno deve essere libero di scrivere le sciocchezze che vuole sui musulmani, sul Papa, sui gay, sugli eschimesi, sui calabresi o sui veneti. Ovviamente senza per questo andare a picchiare musulmani, papi o altri.

Sta alle persone intelligenti, e non ai giudici, rispondergli.

E lo stesso si potrebbe dire di quei reati d'opinione mascherati da "associazione sovversiva", quelli che colpiscono l'essere "contigui" a chi si "propone" atti eversivi, o la legge 27/11/2001 n. 415 contro le "comunità politico/religiose" nemiche.

Però, finché esistono reati del genere, i musulmani hanno il diritto di rivolgersi ai tribunali come tutti gli altri. Adel Smith è stato a sua volta denunciato per vilipendio alla religione cattolica, per aver detto cose oggettivamente molto meno gravi di quelle dette da Oriana Fallaci (il denunciante, Arrigo Muscio, un simpatico signore sul cui sito web troviamo foto e testimonianze dirette dall'Inferno, abbandonò l'aula durante l'udienza perché mancava il crocifisso).

Il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, ha dichiarato, a proposito del rinvio a giudizio di Oriana Fallaci: «ormai siamo di fronte alla coercizione del pensiero». Bene, che si dia da fare per abolire i reati d'opinione - tutti - oppure incassi e taccia. Non mi ricordo di averlo sentito protestare quando, per lo stesso reato d'opinione, è stato colpito il server di Indymedia, reo di aver pubblicato un fotomontaggio (tecnicamente fatto male e decisamente imbecille) di Ratzinger vestito da nazista.

Il secondo caso è meno divertente, ma anche più chiaro. Un gruppo di musulmani (gente più seria anche se meno mediatica di Adel Smith) accusa il giudice Michele Montingelli, non per un'opinione scritta in un libro, ma per qualcosa di molto più grave: un parere discriminatorio espresso in una sentenza, in cui ci vanno di mezzo quindi persone che sono in balia di un magistrato.

Vi lascio all'ottimo riassunto che ne dà Sherif nel suo blog, comunque il punto è semplice.

Giudicando il caso di un immigrato marocchino, Montingelli ha scritto che eventuali testimoni a favore dell'immigrato (accusato di maltrattare una figlia un po' ribelle) non si distinguerebbero "per inclinazione al rispetto delle leggi italiane," in quanto musulmani. Il concetto viene espresso in maniera un po' contorta nella sentenza, ma chiarissima nelle interviste da lui rilasciato in seguito.

Ora, è vero che ogni comunità di persone precarie, impaurite, timorose di venire espulse (e magari mandate nei lager in cui Gheddafi ospita nel deserto ciò che l'Italia espelle), tende a compattarsi di fronte a uomini in divisa e tribunali. Un italiano lo dovrebbe capire subito, visto che tutto il mondo usa la parola omertà per definire il concetto. Comunque, le considerazioni di Montingelli sono gratuite, visto che lui ha condannato i testimoni senza nemmeno averli sentiti (l'imputato non li aveva nemmeno citati).

Non solo. Montingelli trasforma una mezza verità sociologica sulle comunità marginali in una menzogna su una specifica religione. In un'intervista, dichiara infatti, "ho constatato che testi provenienti da aree musulmane tendono a fornire versioni non corrispondenti al vero. [...] Pur di raggiungere gli scopi che la religione suggerisce loro, appaiono disposti a violare la legge."

Chi sa se era per "raggiungere gli scopi che la religione suggeriva loro", che certi "testi provenienti da aree cattoliche" solevano pregare nei tribunali di mezzo mondo con queste antiche parole:


"Nun sacciu, nun vidi, nun ceru; e si ceru, dormivu"

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