martedì, novembre 13, 2007

Dopo la beffa, arriva il Complotto (IV)

Post originale tratto dal blog Kelebek di sabato, 17 settembre 2005


Lettera aperta ad Arturo Diaconale,
Direttore dell'Opinione



Caro Arturo,

Credo che ci possiamo dare del tu, visto il nostro ormai pluriennale rapporto. Sono, infatti, il terrorista islamonazicomunista preferito del tuo giornale. Inoltre, io ho un semplice blog, mentre tu dirigi il San Marino dei quotidiani italiani, per cui tra piccoli ci capiamo.

So di non rubarti tempo, visto che il tuo giornale ha dedicato molte ore di lavoro dei suoi giornalisti a me, per spiegare ad esempio come io abbia progettato, nel lontano 2002, di mettere a ferro e fuoco Firenze, e adesso per spiegare che io sarei al centro di una campagna per unire l'ala estrema dei no global, il Campo Antimperialista, l'onorevole Dacia Valent, Indymedia, l'Ucoii e i neonazisti di tutto il mondo contro un simpatico signore romano che dispensa presunti titoli nobiliari somali. Ricordiamo che il signore in questione ha dispensato il titolo di Cavaliere dello Shekal anche a qualche tuo giornalista.

Mi dicono che il tuo giornale chiude alle quattro del pomeriggio, per cui hai sicuramente molto tempo per leggermi.

Inoltre, visto che tutti in questo periodo parlano di avvocati, preciso che non ho alcuna intenzione di denunciare il tuo giornale per l'ultimo articolo che hai fatto pubblicare sul mio conto.

Ti scrivo per un altro motivo.

Alcuni giorni fa, un tuo giornalista, Aldo Torchiaro, ha scritto, in base a conclusioni tratte da un giro di alcuni minuti su Internet, che un'associazione perfettamente legale in Italia avrebbe usato alcuni soldi per comprare "tritolo, kalashnikov e berette nostrane" per i "tagliagole di al-Zarqawi".

Con dieci ulteriori minuti spesi su Internet, Torchiaro avrebbe scoperto che l'associazione in questione è totalmente contraria alla politica di al-Zarqawi.

Ma anche se non lo fosse, non sarebbe facile fargli pervenire i soldi.

Infatti, nemmeno la CIA sa dove si trovi, o se esista, al-Zarqawi (hanno distrutto una città di 300.000 abitanti solo perché accusata di ospitarlo, e lui non c'era). I soldi in questione si trovano tutti su un conto in Italia, bloccati da un'inchiesta della magistratura. Solo dopo che Torchiaro aveva scritto quelle parole (e un analogo articolo sull'Opinione), la magistratura ha dissequestrato il conto, non avendovi trovato nulla di illegale.

Proprio ieri, invece, sull'Opinione Aldo Torchiaro ha collegato, come "coincidenze inquietanti", l'esplosione di una bomba-souvenir (gli stessi inquirenti escludono che sia stato un atto di terrorismo) nella caserma dei carabinieri di Latina, con il fatto che sempre a Latina dovrebbe tenere un comizio Gianfranco Fini, e questo con il fatto che fosse stato Fini a negare i visti per il convegno di Chianciano sulla resistenza irachena.

Preso dall'eccitazione, Torchiaro ha perso così di vista una "coincidenza" molto più preoccupante: Gianfranco Fini è stato l'unico uomo politico di destra a contraddire il cardinale Ruini sulla procreazione medicalmente assistita. Per un giornalista che pretende di essere "laico", è un'omissione gravissima.




aldo torchiaro vaticano

Inquietanti coincidenze. Perché Aldo Torchiaro cerca di insabbiare la pista clericale?


Mi sono chiesto perché un giornalista, certo dal carattere focoso e facile da ingannare, ma sicuramente non di animo malvagio, come si vede chiaramente dalla foto sul suo blog, possa prendere tali cantonate (voglio ritenerlo in buona fede, escludendo che egli cerchi deliberatamente di coprire manovre clericali).

Adesso credo di capire.

Tu e io conosciamo ormai bene le condizioni di Dimitri Buffa (il Cavaliere dello Shekal), e quindi ci possiamo capire al volo. Nel caso non ne fossi pienamente al corrente, puoi andare a vedere sul suo blog, che viene linkato direttamente dalla home page del quotidiano che tu dirigi.





dimitri buffa
Dimitri Buffa si presenta senza occhiali su un forum del Partito Radicale


Ora, su quel blog leggo una frase che mi ha fatto gelare il sangue. In un recente post, Dimitri Buffa sostiene l'esistenza di una "campagna di minacce di delegittimazione" contro certi giornalisti,


"a cominciare da Aldo Torchiaro, mio sottoposto a L'opinione, minacciato dalla figlia di Siad Barre per conto della Islamic anti defamation league"

Tu starai sicuramente ridendo, pensando alla beffa in cui è caduto Torchiaro, per mano dell'inesistente "figlia di Siad Barre".

Io invece sono rimasto profondamente colpito dall'espressione, "Aldo Torchiaro, mio sottoposto".

Come sai - perché lo hai fatto pubblicare sull'Opinione - io ho passato diversi anni in una setta.

Uno degli aspetti più profondamente negativi di ogni setta consiste proprio nel meccanismo gerarchico, che permette a persone limitate, o con disturbi psicologici, di sentirsi realizzate per il solo fatto che altre persone siano loro "sottoposte".

Questo innesca un meccanismo terribile, in cui il sottoposto può commettere anche follie pur di somigliare appunto a chi lo sottomette; mentre colui che sottomette vive nella perenne paura di venire superato da qualcuno più intelligente o meno turbato di lui.

E così, chi si trova in posizione dominante gareggia con il proprio sottoposto nel farsi notare: il risultato non può che essere una catastrofica gara di autodistruzione, tra dominante e dominato.

Nelle parole di Dimitri Buffa, ne riconosco tutti i sintomi. Credo che sia urgente, per la salute del tuo giornale, di Aldo e dello stesso Buffa risolvere il problema, prima che sia troppo tardi.

Senza giri di parole: devi liberare Aldo.

Non si può permettere che Aldo continui a passare gli anni migliori della sua vita inventandosi scoop che rendono ridicoli sia lui, che il tuo giornale, solo per imitare e compiacere il suo superiore, che si dedica nel contempo alle più folli invenzioni, pur di mantenere l'altro nella sua posizione di sottoposto.

Non sto dicendo che il vostro giornale non debba più occuparsi del mio blog, o il mio blog del vostro giornale: come dicevo, tra piccoli ci capiamo.

Suggerisco semplicemente di dividersi i compiti; vorrei che da ora in poi a occuparsi di me fosse esclusivamente Aldo Torchiaro. Mi sentirei più tranquillo in sua compagnia che in quella di Buffa, come - penso - chiunque.

E sarei anche disposto a raccontare a Torchiaro tutto della vita di un traduttore di manuali tecnici. Un traduttore di manuali tecnici che, per inquietante coincidenza, ha anche visitato New Orleans pochi decenni prima che Katrina la distruggesse.

In attesa delle tue decisioni, permettimi di esprimere tutta la mia
SOLIDARIETA' AD ALDO TORCHIARO!

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sabato, novembre 10, 2007

Dopo la Beffa, arriva il Complotto (III)

Post originale tratto dal blog Kelebek di giovedì, 15 settembre 2005
Quindi, abbiamo un pittoresco personaggio che va su un forum aperto a tutti per raccontare di come distribuisce titoli nobiliari, e qualche animo poco sensibile ai valori aristocratici che invita, in maniera assai volgare, a tirare lo sciacquone sullo stesso personaggio.

Esiste qualcuno in grado di trasformare il piombo in oro, prendendo questa storia, e facendone un articolo che occupi quasi tutta la pagina di un quotidiano, in cui si denunciano complotti che coinvolgono i no global, i fondamentalisti islamici e neonazisti?

La risposta è sì, se il giornalista si chiama Dimitri Buffa.



valerio fioravanti francesca mambro dimitri buffa massimo palazzi

Massimo Palazzi, Dimitri Buffa, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro.
Evidentemente per non inimicarsi ulteriormente il pubblico di Indymedia,
Palazzi adesso posta questa immagine tagliando via i due estremisti di destra
condannati per la strage di Bologna con una discussa sentenza



Il mio primo, meteorico impatto con Dimitri Buffa risale a tre anni fa, quando mi hanno segnalato un suo articolo, o se preferite tre articoli perfettamente identici usciti lo stesso giorno su La Padania, Libero e L'Opinione, in cui parlava di un certo "Miguel M.", ex-membro di Nuova Acropoli, che era appena arrivato in Italia da Marsiglia, e che si apprestava a radere al suolo la città di Firenze, assieme ai militanti del Partito Marxista Leninista Italiano.

Ora, io a Marsiglia ci sono stato per alcune ore in tutta la mia vita, e non ho mai conosciuto un militante del PMLI; infine, la città di Firenze, come può constatare qualunque visitatore, sta ancora in piedi. Però non conosco nessun altro Miguel M. che viva in Italia e sia uscito dalla piccola e molto pacifica setta neoteosofica, Nuova Acropoli, come racconto abbondantemente sul mio sito.

L'articolo, non a caso, era accompagnato da un'intervista a Palazzi. Palazzi parlava e straparlava di me da mesi, sulla sua mailing list, a causa di un breve articolo che avevo scritto su di lui, sul mio sito, nell'autunno del 2001.


Da allora, Palazzi presume che ogni parola critica nei suoi confronti provenga da me, come si può vedere girando per Indymedia. Anzi, ribadisce il concetto proprio nell'intervista sull'Opinione,: "sono da anni al centro di una campagna diffamatoria scatenata contro di me", dice. E scatenata, a suo dire, proprio dal sottoscritto, descritto, un po' bizzarramente, come un "estremista di destra". Purtroppo Palazzi non riesce a capire che lui mi sta, in fondo, simpatico: altrimenti, perché mai scriverei di lui?

Non è facile capire cosa ci sia nella testa di un giornalista come Dimitri Buffa. Le foto ci mostrano un ometto di età indefinita (in realtà, come me, si avvicina al mezzo secolo), che sembra insieme prematuramente invecchiato e un po' imberbe.


Lo potremmo definire disprassico già in fotografia; ma chi lo ha conosciuto dal vivo, ci assicura che lo sembra ancora di più nella realtà.

Eppure gli aforismi che dissemina per la rete ci mostrano un personaggio che vorrebbe, almeno, apparire in tutt'altro modo.


Il suo blog, Drusillo, presenta un numero molto ridotto di post, tutti assai brevi.

Il post inaugurale contiene una minaccia a capo di stato estero, esplicita almeno quanto quella di cui si lamenta Palazzi, anche se meno volgare:


"Drusillo studia ebraico on line alle 5 del mattino di ogni venerdi

Shalom Drusillo e amy Israel chai

Drusillo entrerà nel Mossad e ammazzerà tutti i terroristi del mondo a partire dal nuovo presidente iraniano "

Drusillo-Buffa proviene dalla tifoseria della Lazio e dal Secolo d'Italia, un quotidiano su cui non credo abbiano scritto molti ebrei, per cui è improbabile che questa passione per la lingua ebraica abbia motivi familiari, nonostante quello che sembra un suffisso possessivo apposto al primo sostantivo dello stato costrutto.

Ritroviamo il binomio omicido-sveglia antelucana anche in un altro post, dove però bara un po', lasciando intendere che si svegli alle cinque tutte le mattine e non solo il venerdì:

"prendiamoci la responsabilità di far loro vedere chi siamo noi

gente che si alza alle cinque del mattino come me per studiare l'ebraico, non poveri idioti nulla facenti

il mondo sarà nostro e loro moriranno tutti in carcere o con gli omicidi mirati delle forze di sicurezza anglo-israelo-americane"


Uno così non può che avere idee chiare sui pacifisti:
" E che gli chiediamo a fare di essere laici e moderati agli islamici se poi le vere merde sono le zecche che abbiamo in casa?"

"Zecche", ricordiamo, è il termine in uso tra la parte più politicizzata della tifoseria laziale per definire chi ha idee di sinistra.

Dimitri Buffa ha una grande capacità di sintesi. Così, in poche righe, scrivendo sul blog di Arturo Diaconale, Buffa riesce a esprimere contemporaneamente ben quattro concetti diversi:

a) che vuole andare alla marcia per la pace ad Assisi (come suggeriva provocatoriamente lo stesso Diaconale)

b) vuole però la scorta perché ha paura

c) vuole l'elmetto e le armi perché vuole fare la guerra

d) e rievoca, nell'ultima frase, le proprie radici storiche, che sono marcatamente non ebraiche.



"Voglio la scorta, quelli che marciano per la pace ad Assisi l'11 settembre fianchegiano anche il terrorismo islamico a tempo perso,. guarda quelli di carovana Palestina che hanno raccolto fondi per Hamas. Se siamo in guerra voglio le armi anche io e l'elmetto

libro e moschetto anti terrorismo islamico perfetto

Drusillo"


Evidentemente qualcuno deve avergli combinato un simpatico scherzo, se nel suo post più recente Drusillo scrive, in stile decisamente indymediano (e con un rimando letterario, forse non intenzionale, all'agente Catarella del commissariato di Vigata):

"Mi vedo costretto, dall'infamia di un blogger provocatore e pezzo di merda cui intendo rompere il culo anche legalmente di persona e che ha le corna, avendomi indicato come aderente a una qualsivoglia campagna di boicottaggio contro Israele, a smentire questo ridicolo assunto."

Ricordiamo che Buffa è uscito dall'adolescenza, almeno anagraficamente, oltre un quarto di secolo fa. Ma la tastiera, evidentemente, permette a molti di ritrovare slanci perduti.

Negli stessi articoli-fotocopia del 29 ottobre 2002 in cui attaccava me, Dimitri Buffa cominciò a prendere di mira un pacifico medico omeopata di origini siriane. Come me, questo medico era entrato in conflitto con Palazzi, anche se per motivi molto diversi: io, che non avevo subito alcun torto da Palazzi, avevo semplicemente raccontato in maniera quasi affettuosa le singolari vicende di un personaggio divertente; mentre il medico aveva avuto occasione di conoscere un altro lato di Palazzi, assai meno divertente, su cui sorvolo.

Buffa, nel suo articolo-fotocopia e in altri successivi, faceva capire che, secondo segretissimi rapporti che non meglio precisati servizi avrebbero consegnato solo a lui, questo signore stava comprando l'acqua potabile di tutta l'Italia, per avvelenarla.

Ci si è messo in seguito anche Palazzi, parlando di sospette "esercitazioni di astensione dall'acqua del rubinetto e di acquisto di scorte d'acqua minerale da parte di alcune strutture lombarde della rete dei 'fratelli musulmani' ".

Anche premesso che una persona moderatamente benestante possa comprarsi tutta l'acqua potabile d'Italia, rimane da chiedersi come si facciano gli avvelenamenti omeopatici.

Presumiamo che si debba procedere così.

Si mette l'acqua d'Italia in un posto ben nascosto; seguendo i principi di Hahnemann, ci si introducono pochissime gocce di un prodotto antiveleno, e si mettono molti, ma molti terroristi a scuotere energicamente il tutto. Una flotta di camion di al-Qaeda distribuisce l'acqua alla popolazione italiana, ridotta nel frattempo a bere Coca Cola e vino.

Nella logica delle persone semplici, chi terrorizza le persone - diffondendo simili voci - dovrebbe essere considerato un terrorista.

Ma noi non siamo persone semplici, e quindi non chiameremo Buffa e Palazzi "terroristi".

Comunque sia, appena due giorni dopo aver lanciato la campagna sull'avvelenamento idrico, come abbiamo visto, su ben tre quotidiani con articoli-fotocopia, identici anche nelle virgole, Abdul Hadi Palazzi ha premiato Dimitri Buffa, nominandolo

"Cavaliere d'Onore dei Principi Salomonici di Shekal, con diritto a fregiarsi dello Scudo, della Fascia e del Berretto del [sic] Shekal di Primo Grado."

dimitri buffa


Dimitri Buffa, ancora senza scudo, fascia e berretto, diventa Cavaliere del Shekal
(sul diploma la "h" è stata pietosamente abolita, mentre compare sul comunicato)

Nel caso ci fosse qualche dubbio sul motivo per cui Dimitri Buffa aveva acquisito il diritto di girare per Roma con lo Scudo del Shekal, il testo del conferimento precisa che è:

"per la dedizione all'infornazione corretta, alla disintossicazione degli estremisti, allo sradicamento del pregiudizio".

Questa dedizione all'informazione corretta è arrivata alla fine al tribunale di Monza, sezione di Desio.

Buffa ha chiamato come testimone un presunto generale dei carabinieri, esperto di cose segretissime.

Il giudice, quando nel luglio scorso ha condannato Buffa e il direttore responsabile di Libero per diffamazione, con pagamento di un consistente indennizzo alla parte lesa e alle spese legali, non deve aver gradito molto il fatto che i carabinieri, interpellati, abbiano risposto che non esiste alcun ufficiale dei carabinieri, né in servizio né in congedo, con il nome del presunto testimone citato da Buffa.

Ma cercando di capire meglio la personalità di Dimitri Buffa, ho scoperto un aspetto profondamente inquietante, che riguarda da vicino alcune vicende che abbiamo seguito tutti in queste settimane.

Sarà l'oggetto del prossimo post.

Alla prima puntata

Alla seconda

Alla quarta

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Dopo la Beffa, arriva il Complotto (II)

Post originale tratto dal blog Kelebek di mercoledì, 14 settembre 2005

Innanzitutto, cos'è il "sito no global" che avrebbe minacciato Palazzi?

Se Forza Italia dovesse un giorno scrivere "a morte Palazzi" sul proprio sito ufficiale, significherebbe effettivamente una presa di posizione da parte di una precisa organizzazione. Dicendo "sito", Dimitri Buffa quindi genera l'idea assolutamente falsa, che qualche organizzazione no global avrebbe minacciato Palazzi.

Indymedia, invece, è un forum, dove chiunque può scrivere qualunque cosa con la garanzia dell'anonimato. E in effetti, si pubblicano diverse cose interessanti, ma anche moltissima schifezza.

Ci sono dei misteriosi amministratori che hanno il compito di censurare i post - comunque dopo che sono apparsi sul forum. Alcuni, lo fanno lanciando una monetina. Altri decidono in base alle forme che assumono le macchie di vino sui loro mousepad. I più tetri, invece, lasciano passare qualunque cosa, tranne i post di qualche gruppetto di estrema sinistra loro rivale.

Va a finire, in genere, così: se posti un messaggio su Indymedia, nel giro di pochi minuti arriva il primo commento, firmato "hai rotto". Il signor (o la signora) "Hai rotto" ti chiama "nazi di m..." e fa un apprezzamento monolinea sulle abilità erotiche di tua madre.

A questo punto, arriva un secondo commentatore, con un nome tipo "hai rotto fottiti", che ti difende chiamando "hai rotto" un "fascio" e minacciando di sprangarlo.

Un istante dopo, arriva un terzo personaggio, forse sempre il primo commentatore, ma con un altro nick, che dice di sapere nome, cognome e indirizzo di "hai rotto fottiti", e che lo aspetterà sotto casa una di queste sere per sparargli.

Questo paradiso dei troll ricorda molto da vicino certi studenti di scuola media, intenti a esprimere le proprie opinioni con un pennarello nel gabinetto dei maschi (persone informate mi dicono che avviene oggi nel gabinetto delle femmine).

Visto l'assoluto anonimato, è difficile dire chi siano questi commentatori-troll. Forse sono veramente tutti studenti di scuola media. Forse sono gli stessi postatori che si insultano e si minacciano da soli per dare rilievo a quello che scrivono. O forse c'è un unico troll, eternamente attaccato al computer dopo essere stato piantato dal suo cane. Non lo sapremo mai.

Però c'è effettivamente un troll di Indymedia, anche se di tipo diverso, di cui conosciamo il nome. Un troll che nessuno degli amministratori ha mai censurato, per cui si potrebbe definire un attivo membro del forum di Indymedia.

Di questo troll Dimitri Buffa saggiamente evita di parlare. Perché si chiama Abdul Hadi Palazzi. Sì, proprio lui. Se avete seguito con interesse la vicenda della Madre di Tutti i Polli, vi ricorderete sicuramente del post di Aldo Torchiaro, quando scriveva:

"Democracybuilding. Mi scrive Abdul Palazzi [sic], voce dei musulmani d'Italia

Ricevo e pubblico, tra le centinaia di e mail pervenute al mio indirizzo dopo le intimidazioni della Iadl, una lettera che mi riempie di gioia. Quella del rappresentante dell'Assemblea dei musulmani d'Italia."

Da diversi mesi, questa "voce dei musulmani d'Italia", il Dott Prof Shaykh Mawlana Abdul Hadi Massimo Palazzi Abu Omar al-Shafi'i, Gran Cancelliere dell'Ordine e Gran Precettore per la lingua italiana del Supremo Ordine Salomonico dei Principi del Shekal va su Indymedia con grande regolarità, postando ogni volta una fotografia di se stesso, assieme a lunghi proclami. Se volete farne la collezione, basta andare su Indymedia e cercare "Abdul Hadi".

abdul hadi palazzi



Una tipica foto di se stesso che Palazzi posta su Indymedia



Ora, Palazzi è uno di quei meravigliosi avventurieri che rendono particolare l'Italia, come il Mago Otelma o Guglielmo Maria Eugenio Rinaldini, il padre dell'Astrofinanza. Sulle esilaranti vicende di Palazzi, vi invito a leggere gli articoli di Francesca Russo.

Massimo Palazzi l'ho conosciuto quando aveva appena sedici anni, e girava con i capelli tagliati corti e una camicia bianca, cercando proseliti per la religione dei Mormoni. Ogni tanto mi giungeva notizia della sua conversione a qualche nuova fede (temo di aver perso il conto di quante), tra cui, ultimamente l'Islam.

Come musulmano, Palazzi iniziò come aggressivo sostenitore della più gretta ortodossia wahhabita, diventando poi critico altrettanto rabbioso dell'eresia wahhabita. Nei primi anni Novanta, la rivista di cui Palazzi era redattore capo, Comunità Islamica, ancora riportava frasi come questa nei suoi editoriali:

"Nessun musulmano potrà mai accettare che anche solo una zolla di TERRA SANTA formi oggetto di mercanteggiamento e sia venduta a prezzo vile e che sia riconosciuta la legittimità della presenza sionista in Palestina."

Poco dopo, e sempre con lo stesso stile scomunicatorio (la definizione è di Francesca Russo), Palazzi si trasformò nel primo (e per ora unico) musulmano sionista d'Italia.

Ma non "sionista" nel senso di qualcuno che critica Hamas perché non accetta l'esistenza dello stato d'Israele. No, sionista nel senso che insulta ferocemente Sharon perché non precede all'espulsione dei nativi palestinesi. I suoi esagitati proclami in materia, una specie di fatwa contro il povero Roberto Benigni e i ripetuti attacchi al Papa, gli hanno meritato, chi sa perché, l'appellativo di musulmano moderato.

Un tempo, Palazzi era solito aggiungere a questo vago titolo quello di "segretario dell'Associazione Musulmani Italiani", finché una serie di diffide da parte dei legali di tale Associazione lo hanno costretto a inventarsi un nuovo movimento, con cambiamento delle vocali: l'Associazione Musulmana Italiana. In questo modo, poteva ancora presentarsi con la sigla AMI. Adesso pare che l'AMI abbia avuto una nuova metamorfosi, dopo un provvedimento d'urgenza del Tribunale di Roma del 15 novembre 2004 a favore della vera AMI: Palazzi parla di una "Assemblea" Musulmana d'Italia, o AMdI.

Palazzi si fregia del titolo di "Professore" e dichiara di insegnare all'università di Velletri. Curiosamente, come dimostra Francesca Russo, l'unica facoltà universitaria esistente a Velletri, all'epoca in cui Palazzi ha cominciato a vantarsi di tale incarico, era quella di enologia. Insomma, o il titolo è inventato, oppure c'è un musulmano che insegna agli italiani come fare il vino. Beh, immagino che anche in Corea ci sia qualche intraprendente compaesano di Palazzi che insegna ai locali come si cucinano i cani.

Più sicuro è il fatto che Palazzi svolge una professione che possiamo definire democratica: concedendo titoli nobiliari, estende infatti a persone senza una goccia di sangue blu la piacevole sensazione di appartenere a un'élite.

Ora, cosa succede quando Palazzi incontra Indymedia? Non sempre per chiedere la messa fuorilegge di qualche organizzazione di sinistra, o la deportazione dei palestinesi. Più innocuamente, Palazzi è andato su Indymedia anche per dare un annuncio professionale - un funzionario della Marina militare, tale Giovanni Dell'Orco, dall'aria assai mite, aveva appena acquistato da Palazzi

"il grado di Cavaliere d'Onore dei Principi Salomonici di Shekal, con diritto a fregiarsi dello Scudo, della Fascia e del Berretto Shekal di Primo Grado"

Il prezzo non viene specificato, ma il tempo e il luogo della concessione sì:

"Dato presso il manto della regalità di Salomone, all'Oriente di Roma, nella Valle del Tevere, il lunedì 9 Shawwal 1425 dell'h., 22 novembre 2004 e. v., 9 Kislev 5765 di v. l."

Se su Indymedia, persino la gente seria viene trattata a pesci in faccia, non è difficile quindi immaginarsi come vengano trattati i proclami di Mawlana (probabilmente il suo titolo preferito, significa all'incirca "Maestro Spirituale").

Citiamo un unico esempio, relativamente inoffensivo, tra le decine che si possono leggere in coda a ogni suo post:

"pala' ma nvedi d'anna fan culo? maula' =cozza"

L'altro giorno, Palazzi mette su Indymedia il post del suo (e ormai nostro) amico Aldo Torchiaro. Si tratta dell'ultimo, prima che tirassimo la lunga corda, proprio quello che inizia con le mitiche parole "CIVILTA'. UNITI SI VINCE, LA LEZIONE CHE RIMARRA' Li abbiamo letteralmente MESSI IN FUGA.", e che ha meritato a Torchiaro il Pollo d'Oro. Ma quella è un'altra storia.

Tra le risposte al post di Palazzi, Spernacchiapanzoni scrive:

Shaykh Abdul Hadi Palazzi?

PRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR!


Un altro troll, più truce, scrive: "Uccidere Palazzi ora e subito ma tu guarda sto panzone se non si fa i cazzi suoi".

Ma, soprattutto, qualcuno posta un'immagine, che linko qui (dal forum di Indymedia) esclusivamente a titolo di documentazione, perché ci aiuta a inquadrare molto meglio il caso nel suo contesto:


abdul hadi palazzi



Se volete il mio parere, non è il massimo della genialità, e credo che la dica lunga sul livello dei troll pubescenti di Indymedia.

Mentre la reazione di Palazzi la dice lunga su Palazzi.

Infatti, sembra che Palazzi abbia interpretata questa come una minaccia di morte per annegamento. Anche se, per banali motivi fisici, sarebbe alquanto difficile capovolgere la non indifferente mole del Dott Prof Shaykh Mawlana per eseguire una tale condanna a morte.

Cosa fa Palazzi quando qualcuno minaccia di tirare la catena (o, se preferite, la lunga corda)?

Fa quello che farebbe qualunque amico di Torchiaro: si rivolge all'Opinione.


Alla prima puntata

Alla terza

Alla quarta

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Dopo la Beffa, arriva il Complotto (I)

Post originale tratto dal blog Kelebek di mercoledì, 14 settembre 2005
Questi anni hanno visto lo smantellamento della democrazia, trasformata in eurocrazie e natocrazie, guerre incessanti e la fine dello stato di diritto, per non parlare dello sfascio dello stato sociale, in tutti i suoi aspetti, dalla scuola pubblica alle pensioni.

Eppure la gente rimane incredibilmente sotto controllo. Perché teme e quindi odia.


Teme e odia, perché ogni giorno, sfruttando ogni possibile debolezza psicologica e luogo comune, c'è chi induce in noi una spaventosa fantasia che narra di mostri assetati di sangue alle frontiere. Loro, come gli alieni dei film di Carpenter, ci vogliono morti, punto e basta. E si avvicina sempre di più il giorno in cui ogni altra spiegazione diventerà reato, "apologia di terrorismo".

Ma gli alieni, poiché appartengono a una cultura inferiore, devono avere una guida, anzi una "cupola".



complotto


Ed è lì che da quattro anni a questa parte, i neocon e i loro seguaci ci instillano nella mente il delirio supremo, il Grande Complotto Islamonazicomunista, la nuova versione del Complotto Giudeoplutocomunista, che ripropone gli stessi, potenti elementi. L'esotico popolo-nemico, il nemico di destra che attira quelli di sinistra, e il nemico di sinistra che attira quelli di destra.

Il Complotto Islamonazicomunista è costituito da una pioggia incessante, quotidiana di falsificazioni.

Adesso voglio analizzare come si è costruita una piccola goccia di questa pioggia: il meccanismo non è molto diverso per tutte le altre (abbiamo visto, ad esempio, le fantasie di Claudia Passa su Saddam Hussein che, dal supercarcere in cui si trova, finanzierebbe le manifestazioni dei Disobbedienti italiani contro i Centri di Permanenza Temporanea).

Scusatemi se per fare questo lavoro di analisi, sfrutto di nuovo il più insignificante e introvabile di tutti i quotidiani italiani, L'Opinione.

Ma, come vi dicevo, stiamo parlando di una gocciolina. E poi, in fondo, questo blog ha una specie di rapporto simbiotico con il quotidiano di Arturo Diaconale.

Titola l'Opinione del 13 settembre, a pagina 5:


"Minacce di morte a Palazzi e agli islamici moderati".

E sotto:

Il nostro giornale al centro di un’offensiva di minacce da parte dell’estremismo islamico e delle quinte colonne italiane: i no global italiani di destra e di sinistra

Inquietante concomitanza con le campagne stampa per far mettere fuori legge il campo anti imperialista e i predicatori d’odio dei Fratelli Musulmani


Al centro, in alto, la foto cattivissima di Moreno Pasquinelli, fino all'anno scorso portavoce del Campo Antimperialista. Sotto, in grande, la foto del presunto minacciato, un certo Massimo Palazzi, anzi "Shaykh Abdul Hadi" Palazzi (a essere precisi, Dott Prof Shaykh Mawlana Abdul Hadi Massimo Palazzi Abu Omar al-Shafi'i), segretario di una "associazione musulmana moderata". Palazzi, intervistato da un certo Dimitri Buffa, racconta di come avrebbe fatto circolare un appello di solidarietà con Aldo Torchiaro contro la beffa che avevamo escogitato con la sua involontaria complicità.

Subito dopo, Palazzi sarebbe stato minacciato di morte sul "sito dei no global", Indymedia.

Questa minaccia sarebbe un tassello del Grande Complotto Islamonazicomunista:

"in Italia è attivo un gruppo che si definisce Campo Antimperialista e che vuole fare dell’antisemitismo e dell’antiamericanismo il collante ideologico di un’alleanza strategica fra neonazisti, esponenti dell’ala più estrema del movimento no global e wahhabiti legati all’area dei “fratelli musulmani”."

Palazzi tira in ballo, a vario titolo, l'UCOII e Dacia Valent, ma anche il sottoscritto e il suo blog. E' significativo, dice infatti Palazzi, che questo blog

da un lato faccia propaganda a favore del Campo Antimperialista, e dall’altro inviti a versare contributi finanziari a favore dell’organizzazione della Valent.

conclusione:

sarebbe opportuno che tanto l’Ucooi quanto il Campo Antimperialista venissero sciolti per legge.

Massimo Palazzi conclude con queste drammatiche parole, che ricordano da vicino quelle di Aldo Torchiaro prima che noi tirassimo la lunga corda scoprendo che era tutta una beffa:

Proprio per questo, se dovesse accadermi qualcosa di spiacevole, ritengo che le autorità saprebbero bene in quale direzione indagare. Da parte mia sia chiaro – non mi faccio intimidire. Le minacce di morte (su Indymedia o in altra sede) semmai contribuiscono a convincermi a perseverare nel mio impegno civile contro l’integralismo e contro il terrorismo. E’ un dovere morale cui non intendo sottrarmi. Non saranno certo quelle minacce farmi tacere.

Come vedete, c'è proprio tutto: c'è il coraggioso musulmano "diverso" che viene minacciato di morte perché conferma dall'interno i nostri più tenebrosi sospetti sull'Islam, c'è la temibile "ala più estrema del movimento no global" e ci sono i "neonazisti".

E ovviamente, come in ogni buon Complotto che si rispetti, ci sono Dacia Valent, il Campo Antimperialista, il sottoscritto, l'UCOII e il Pollo d'Oro in persona, il nostro simpatico ma precipitoso amico, Aldo Torchiaro.

Adesso passeremo al microscopio questo complotto, perché ci insegna molto su tutti i complotti dei nostri tempi.

Mettetevi comodi.

C'è parecchio da dire, per cui l'articolo sarà in varie puntate. In compenso il divertimento è assicurato.

Puntate successive:

Seconda

Terza

Quarta

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La Madre di Tutti i Polli

Post originale tratto dal blog Kelebek di giovedì, 08 settembre 2005


aldo torchiaro



Il mondo oggi è intasato da associazioni e da comunicati stampa, e qualunque cosa fai, scompare nel nulla mediatico.

Quindi, per dare una mano agli amici che volevano lanciare l'Islamic Anti-Defamation League e sfondare il muro di silenzio, si doveva fare qualcosa di veramente clamoroso.

Perché abbiamo scelto Aldo Torchiaro per fare la prima campagna congiunta di viral marketing islamo-neocon della storia?

Devo confessare che uno dei motivi principali è stata la faccia di Aldo Torchiaro. Sembra uno a cui potresti vendere il Colosseo due volte. Lo so, non bisogna giudicare le persone in base all'aspetto fisico, ma questa volta è innegabile che ci abbiamo indovinato oltre ogni aspettativa.

Mai ci saremmo attesi un successo di questa portata, senza aver dovuto spendere una lira.

Sapevamo solo che Aldo Torchiaro era fissato con il Campo Antimperialista, uno dei promotori (non l'unico) del Convegno di Chianciano. Ora, io ho scoperto che quelli che si fissano con il Campo Antimperialista sono molto simili a quelli che si fissano con gli UFO. Gli puoi spacciare la foto della pentola a pressione della nonna, dicendo che si tratta di un'astronave piena di extraterrestri.

Il colpo di genio (mi permetto di dirlo, perché l'idea non è stata mia) è venuto dopo il post in cui parlavo della denuncia sporta dagli organizzatori della Conferenza di Chianciano contro Aldo Torchiaro, che li accusava di comprare "tritolo, kalashnikov e berette nostrane."

Ora, c'è un meccanismo con cui puoi far scattare a comando un neocon: gli confezioni un complotto "islamo-comunista". E' bastato mettere insieme le due cose: l'IADL e i comunisti antimperialisti.

Per farlo, ci siamo dovuto arrampicare sugli specchi, inventandoci un presunto "incarico" dato dal Campo Antimperialista all'IADL.

Era il nostro tallone d'Achille - sarebbe bastato chiedersi una cosa ovvia: come mai il Campo, che ha diversi avvocati propri, dovrebbe rivolgersi all'IADL; oppure, perché mai l'IADL avrebbe dovuto accettare un incarico da parte di un movimento che non c'entra niente con loro.

Infatti qualche commentatore più sveglio ha notato la cosa sul blog di Aldo Torchiaro, facendoci tremare per un momento.

Se Aldo Torchiaro fosse stato un vero giornalista, avrebbe mandato una mail chiedendo al Campo se fosse vera la storia dell'incarico. E tutta la beffa si sarebbe sgonfiata miseramente. Abbiamo confidato un po' avventatamente sulla sua stupidità, e bisogna dire che abbiamo avuto fortuna. Anche perché il linguaggio un po' contorto del messaggio di Halima Barre, e la frase un po' strana sulla "lunga corda", hanno sortito esattamente l'effetto sperato.

Aldo Torchiaro (e non solo lui) è inciampato come un toro infuriato. Su una lunga corda rosso saraceno.

Chiediamo scusa al Campo Antimperialista per averlo tirato in ballo senza il suo permesso, ma credo che si divertiranno anche loro.

Su una cosa, il discepolo - Aldo Torchiaro - ha superato i suoi maestri - cioè noi.

E' stato Aldo Torchiaro ad affermare con sicurezza che Halima Barre fosse la... figlia di Siad Barre, e quindi a imbastire un romanzo fantasy che collegava il Campo Antimperialista alle ruberie dittatoriali del presunto padre e addirittura all'omicidio della povera Ilaria Alpi. La quale però le notizie se le cercava davvero, invece di inventarsele.

Ora, come apprendiamo dal blog di Dacia Valent, Halima Barre semplicemente non esiste.

Per noi questa fantasiosa parentela è stata una ciliegina sulla torta, assolutamente non prevista.

Oggi, l'Islamic Anti-Defamation League è uscita per sempre dall'anonimato.

Ora che è nota a mezzo mondo, potrà tornare alle proprie attività più serie, cioè a dare il proprio aiuto legale alle minoranze perseguitate.

Ma occhio, in qualsiasi momento può riaprire la cucina per polli, che funziona a pieno ritmo in Via Angelo Bargoni n. 8 – Roma, al 4° piano, tel. 06.87440137.


Si ringraziano sentitamente per il loro appoggio volontario:

  • Dacia Valent
  • Sherif
  • Halima Barre, chiunque sia (forse un brand registrato?)
  • me stesso, cioè Miguel Martinez
  • Greta Garbo
  • Abd al-Rahman Q.
  • Kanzi e Panbanisha
  • Abu Spartaco


  • per il loro appoggio involontario:


  • Campo Antimperialista
  • Comitati Iraq Libero
  • Guglielmo Maria Eugenio Rinaldini
  • Il Servizio Antitroll di Bynoi
  • Siad Barre
  • Il Pacco Umano
  • Serpica Naro
  • Alan Sokal
  • Léo Taxil
  • Giorgio Riboldi e Mariella Megna
  • Cesare Lombroso


per aver recitato con passione i ruoli che avevamo assegnato loro:


  • Aldo Torchiaro
    Pollo d'Oro, con menzione speciale per la frase:
    "Stiamo vincendo la madre di tutte le battaglie"

  • On. Gustavo Selva
    Pollo d'Argento, considerata anche l'età avanzata, con menzione speciale per la frase:
    "Bisognerebbe non far entrare in Italia questa gente che va nelle moschee a predicare la difesa del terrorismo in nome di Allah".

  • Mario Borghezio
    Pollo di Bronzo per aver affermato:
    "Pisanu deve accentuare l’attenzione su tali fenomeni, perché queste associazioni di solito rimandano ad ambienti strettamente connessi ai guerriglieri di Allah, perciò non vanno presi sottogamba"
  • Ettore Pirovano
    Pollo di Ferro per aver detto che il messaggio di Halima Barre è
    "il segno che l’Islam moderato bisogna andare a cercarlo col lanternino"
  • Maurizio Gasparri
    Pollo de Coccio per aver detto che occorre
    "monitorare a tappeto la rete"
  • Barbara Romano
    Pollo con Patatine per aver scritto:
    "Spediscono messaggi intimidatori, stilano liste di proscrizione e, quel che è peggio, lanciano la loro fatwa via Internet [...] Sono i legionari della Iadl: Islamic anti-defamation league"



  • Dott Maulana Shaykh Abdul Hadi Palazzi Abu Omar al-Shafi’i
    Pollo Ripieno
    Detto "Er Mormone", si fregia del titolo di Prof grazie a una cattedra all’ateneo di Velletri, città priva però di università; si proclama anche Gran Cancelliere dell'Ordine e Gran Precettore per la lingua italiana del Supremo Ordine Salomonico dei Principi del Shekal. Ha scritto:
    "Mi si dice che questa signora [la Halima Barre] sarebbe la figlia del defunto dittatore stragista Siad Barre, autore di efferati ed indiscriminati massacri nei confronti del popolo somalo"

  • L'Opinione
    la Madre di Tutti i Polli
  • La Padania
    il Pollaio Rustico
  • Libero
    il Pollaio Industriale

  • e, ovviamente, i seguenti blog:


  • Otimaster
    Pollo alla Creola per aver scritto in inglese questo splendido gioiello in solidarietà con Aldo Torchiaro:
    "With his courage and to the aid of the blogger that have fought against the censorship and to the threats of who want that Aldo Torchiaro same in Hush, police and the Italian government are inquiring to verify the crimes happened and they make the best to protect the journalist. This is the firs time that the italian blogger with their words obtain of being listens from the institutions and with the aid of newspapers "Libero" and "L’opinione" what they have made its also to acquaintance of the public opinion."



  • Freedomland
    Pollo alla diavola, per la grinta con cui ha scritto:
    "se hanno avuto solo per una attimo l'impressione che saremo stati bravi e buoni ad aspettare che facessero a pezzi la nostra cultura (che sulla libertà si basa), allora hanno sbagliato strada."

  • Shockandawe
    SuperPollo, per le maiuscole con cui ha scritto:
    "ALDO TORCHIARO ASPETTAMI: VENGO ANCH’IO!"
  • Napoorsocapo
    Pasticcio di Pollo, per aver messo in rete questo proclama:
    "Anc'hio [sic] esprimo solidarietà ad Aldo contro il proditorio attacco della Lega Ebraica Anti-Diffamazione!"

  • Orlando Furioso
    Gallo del Pollaio, per essersi distinto nel tacchinare qualunque interlocutrice donna sulle pagine di commento dei blog.
  • Herakleitos
    Pollo con anacardi, per la fantasia esotica con cui scrive:
    "tale Halima Barre che, non ce ne voglia, noi immaginiamo in burqa".
  • Il Megafono
    Pollo Lesso, perché si chiama "il Megafono" e ha scritto lapalissianamente:
    "Facciamo sentire la nostra voce".
  • Krillix
    Pollo Marinato, per la lunga elaborazione che sicuramente è stata necessaria per scrivere:
    "Solidarietà al compagno Torchiaro. L'ho ridetto. Noi siamo con lui e non abbiamo paura. Anche perché come dice Oriana Fallaci nel suo romanzo, Un Uomo: “La libertà è un dovere. Prima che un diritto è un dovere”.
  • Galileo
    Pollo ai Cinque Sapori, per gli arditi accostamenti sensoriali nella frase:
    "Bisogna fare rumore e mettere in luce la cosa"
  • Carlo Menegante
    Pollo allo Spiedo, per aver detto, decisamente in un altro contesto:
    "La prova che l'islam non è solo integralista e con le fette di kebab sugli occhi".
  • Tocque-ville
    Pollo in Fricassea, per aver messo insieme un po' tutto e tutti:
    "Aldo Torchiaro, con il quale - ripetiamo! - noi siamo d'accordo, ha ricevuto moltissimi attestati di stima dopo le aberranti minacce che la islamofascista Halima Barre gli ha rivolto via blog."
  • Gianmario Mariniello
    Pollo alla Fiamma, per il suo ruolo di dirigente nazionale di Azione Giovani e per la frase:
    "tolleranza zero con gli estremisti!"
  • Zivago
    Pollo alla Cacciatora, per le decise parole:
    "Se lo metta bene in testa Halima Barre"
  • Alcestis
    Pollo Piccante in Casseruola, per l'entusiasmo con cui scrive:
    "Abbiamo messo su una grandiosa squadra di supporters in tempi brevissimi, e la notizia si è diffusa ovunque!"


Si accettano offerte in denaro per l'Islamic Anti-Defamation League da tutta questa "grandiosa squadra di supporters", da inviare sul conto: 16655037 Bancoposta, intestato a SCORE Italy.

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Fantasie psichedeliche

Post originale tratto dal blog Kelebek di martedì, 06 settembre 2005

Come potete vedere, Libero è un grande ispiratore di post.

Ma riassumiamo prima di tutto il quadro.

Ci sono alcune persone che si accaniscono da anni a violare la legge, istigando all'odio contro il grande capro espiatorio del nostro paese, le persone di origine islamica. E' il caso, in particolare, di quello che abbiamo chiamato il Pentacolo dell'Odio, che riunisce alcuni elementi del Corriere della Sera con un sottobosco di quattro quotidiani, Libero, Il Riformista, La Padania e L'Opinione.

Ripetere, dicevano i latini, giova. Ricordiamo, quindi un singolo caso, su migliaia e migliaia. Oriana Fallaci ha scritto, nero su bianco, che aveva intenzione di bruciare vivi dei pacifici somali a Firenze. Questa dichiarazione è stata pubblicata con compiacimento sul principale quotidiano italiano. E non è mai stata fatta oggetto, che io sappia, di denuncia da parte di alcun partito politico o organizzazione italiana, di quelle tradizionali.

Questo clima di incessante minaccia è accompagnata dalle calunnie più incredibili. Ricordiamo ad esempio il gruppo di operai nordafricani che ebbe la sciagurata idea di integrarsi nella "nostra cultura" andando a visitare la basilica di San Petronio a Bologna, e vennero immediatamente arrestati e bersagliati sulla stampa come "terroristi".

Visto che nessuno si è mai mosso, un gruppo di musulmani - peraltro molto laici - si è organizzato nell'Islamic Anti-Defamation League per cercare di arginare la mentalità da pogrom che si diffonde. L'IADL lo fa, ricorrendo ai tribunali, visto che la legge italiana non permette l'istigazione a delinquere, la discriminazione su basi etniche, religiose o razziali, la diffamazione e la calunnia.

Ora, il fatto che anche il più debole possa ricorrere ai tribunali ha scatenato un'ondata di isterismo che ci dà un'idea del livello mentale del ceto politico di questo paese. Vi presento qui un articolo di tale Barbara Romano, uscito oggi su Libero. E' veramente interessante vedere come reagisce certa gente di fronte all'idea inammissibile che la legge possa essere uguale per tutti.

Trovo fantastico il discorso di Gustavo Selva, che chiede "leggi più severe". Siccome la colpa dell'Islamic Anti-Defamation League consiste esclusivamente nel ricorrere alle leggi, i casi sono due. O Gustavo Selva è un amico dell'IADL e sta chiedendo leggi più severe contro il razzismo, l'istigazione a delinquere, la discriminazione, la diffamazione e la calunnia, oppure sta chiedendo leggi che vietino di applicare la legge.

Queste dichiarazioni ci offrono spunti interessanti anche dal punto di vista psichiatrico.

Ad esempio, il fatto è che un gruppo di cittadini italiani ha registrato un'associazione italiana, con la finalità di ricorrere alle leggi italiane. Ma ecco come questo fatto si trasforma nella psichedelica fantasia dello stesso Gustavo Selva:

"Bisognerebbe non far entrare in Italia questa gente che va nelle moschee a predicare la difesa del terrorismo in nome di Allah."

L'incredibile Gustavo Selva borbotta poi qualcosa di incomprensibile a proposito di "gente espulsa dagli Stati Uniti". Non sono al corrente di alcun avvocato dell'IADL (che, essendo avvocato nel nostro paese, è ovviamente anche cittadino italiano) "espulso dagli Stati Uniti".

Ma Maurizio Gasparri, li supera tutti: "Bisogna cacciare dall’Italia chiunque faccia affermazioni incompatibili con le nostre norme".

Eh no. Oriana Fallaci deve sempre poter ritornare in Italia. Se non altro per il processo che la attende.

«Leggi più severe contro la polizia del pensiero di Allah»

ROMA La Cdl invoca l’intervento del Viminale contro la Islamic anti-defamation league. «Ci manca solo una polizia del pensiero in nome del fondamentalismo islamico», sbotta l’europarlamentare leghista Mario Borghezio, che annuncia un’interrogazione parlamentare per sollecitare l’intervento della Commissione europea. «Qui servono leggi più severe», reclama il presidente della commissione Esteri della Camera, Gustavo Selva di An, che suggerisce «di inserire nel pacchetto Pisanu misure precise contro queste associazioni che lanciano minacce di morte on line». Dal centrodestra si levano numerose voci in difesa degli scrittori, bloggers e giornalisti colpiti dalle fatwa della Iadl. Ma dal Viminale, il sottosegretario Alfredo Mantovano di An fa sapere: «Il caso è all’attenzione delle forze dell’ordine e dell’autorità giudiziaria, l’ultimo decreto varato in Parlamento contiene già gli strumenti per far fronte a queste minacce».

Fatto sta che tra i politici cresce l’indignazione. C’è addirittura chi, come il capo dei senatori leghisti, Ettore Pirovano, suggerisce di «togliere la scorta a qualche presidente o vicepresidente di commissione per proteggere invece chi ha il coraggio di dire le cose come stanno». Le lettere intimidatorie, per Pirovano, «sono il segno che l’Islam moderato bisogna andare a cercarlo col lanternino».

Ma il problema sta a monte, secondo Selva: «Bisognerebbe non far entrare in Italia questa gente che va nelle moschee a predicare la difesa del terrorismo in nome di Allah». E prende a esempio gli Usa: «Loro li hanno espulsi, perché dobbiamo accoglierli noi?». È quello che si chiede anche Gasparri: «Bisogna cacciare dall’Italia chiunque faccia affermazioni incompatibili con le nostre norme. Se qualcuno si sente autorizzato in Italia a lanciare simili minacce, vuol dire che ancora non c’è una risposta abbastanza forte in termini di espulsione», secondo l’ex ministro delle Comunicazioni, che invita il Viminale a «monitorare a tappeto la rete». Si associa Borghezio: «Pisanu deve accentuare l’attenzione su tali fenomeni, perché queste associazioni di solito rimandano ad ambienti strettamente connessi ai guerriglieri di Allah, perciò non vanno presi sottogamba».

«Nessuno sottovaluta la situazione», tiene a precisare dal Viminale il sottosegretario Mantovano, «queste cose non si scoprono da adesso, ma la possibilità d’intervento non è facile», aggiunge, «perché intimidazioni di questo tipo si inseriscono in un quadro più ampio e agire subito contro un singolo caso rischia di compromettere tutto il piano di lotta al terrorismo. Perciò», sottolinea, «bisogna agire con cautela». Ad ogni modo, il pacchetto Pisanu «contiene già norme ad hoc per fronteggiare il problema», assicura Mantovano.

Si riferisce, spiega, a «una diversa e più precisa configurazione dell’associazione terroristica internazionale, nuove tipologie di reato e misure di espulsione più facile, non solo per gli esecutori o i mandanti di attentati, ma anche per chi svolge attività di agevolazione del terrorismo».

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venerdì, novembre 09, 2007

Il Pentacolo dell'Odio e la paura della legge

Post originale tratto dal blog Kelebek di domenica, 04 settembre 2005
Da due giorni, è in corso una pittoresca mobilitazione dei blog neocon, che si invitano a vicenda a non cedere alla paura della legge.
La cosa richiede qualche riga di spiegazione.
In Italia viviamo in una situazione che somiglia per alcuni versi a quella della Germania degli anni Trenta. Certo, per arrivare al genocidio di massa dovrebbe cambiare radicalmente una situazione economica ancora relativamente tranquilla; ma le premesse psicologiche di xenofobia ci sono tutte, come ci spiega molto bene Sherif nel suo blog.

La colpa di questa situazione, per il 30 percento, è dei normali problemi che sorgono ovunque tra comunità dalla diversa storia. Per il 70 percento, è dei media.

Una volta, il razzismo dichiarato era il patrimonio di un ristretto e relativamente innocuo gruppo di individui tatuati e ruttanti.

Nel 2001, il razzismo e la xenofobia sono stati resi rispettabili da Ferruccio de Bortoli, allora direttore del Corriere della Sera, che ha approfittato del triste caso umano di Oriana Fallaci, nella maniera che ben conosciamo.

E' allora che nasce il Pentacolo dell'Odio. In cima, molto in alto, Ferruccio de Bortoli e Magdi Allam.

Sotto, quattro quotidiani, di cui due praticamente virtuali: Libero, L'Opinione, La Padania e Il Riformista.

Le caratteristiche fondamentali del Pentacolo dell'Odio sono una sfrenata fantasia e la demonizzazione collettiva dell'Altro.

Ecco qualche impresa del Pentacolo dell'Odio, giusto perché tutti abbiano ben chiaro di cosa stiamo parlando.

Sul principale quotidiano d'Italia, Oriana Fallaci può vantarsi di aver avuto intenzione di bruciare vivi alcuni somali rei di aver manifestato in una piazza di Firenze.

Un pacifico insegnante no global di Roma si trova citato, con tanto di nome e cognome, come autore della frase "Hitler non aveva tutti i torti". Una frase inventata di sana pianta, sparata così a centinaia di migliaia di lettori.

Il sottoscritto, traduttore di manuali tecnici, si trova accusato di voler devastare gli Uffizi di Firenze e di voler decapitare il David di Donatello.

Un ragazzo viene fermato per strada dalla polizia, che gli trova nella macchina una borsa piena di spiccioli, il frutto di una colletta fatta nella moschea per i poveri. Il fatto viene presentato come prova che le "moschee finanziano il terrorismo".

Una donna Rom chiede l'elemosina per strada a Lecco a una madre italiana con un bambino. Non tocca il bambino, ma viene processata e condannata per sottrazione di minore, perché - spiega l'avvocato d'ufficio - con il clima che hanno creato i media, non è possibile oggi far assolvere una zingara, e quindi ha dovuto patteggiare la pena.

Un'antropologa viene intervistata, con evidente approvazione del giornalista, mentre spiega che la legge dovrebbe vietare agli stranieri di comprare casa in Italia.

E così via, moltiplicato per mille, una pioggia incessante di odio. Esiste gente in Italia che ha fatto di tutto per creare le premesse di un immenso pogrom. Possiamo solo sperare che l'economia tenga, e che le masse non abbiano bisogno di un capro espiatorio, perché il capro è già pronto.

Esiste un solo modo per difendere la civiltà, in queste condizioni. E consiste nell'usare la legge. Che, sostanzialmente, vieta di demonizzare collettivamente persone la cui unica colpa è quella di essere nate con la pelle di un colore diverso, o in una religione diversa.

E punisce le menzogne quando queste danneggiano la vita delle persone.

Il Pentacolo dell'Odio ha finora goduto di un'impunità quasi completa, perché muratori clandestini, zingari che vivono in campi precari tra i topi, operai che parlano male l'italiano, non hanno la minima idea di come difendersi. Ritengono che sia più saggio chinare la testa o spostarsi altrove, piuttosto che ricorrere alla legge, che pure starebbe dalla loro parte.

La Islamic Anti-Defamation League è nata, sul modello dello storico Jewish Anti-Defamation League, per difendere la comunità più esposta di tutte. Usando un'arma potenzialmente devastante - la Costituzione italiana.

I casi seguiti dall'IADL li potete trovare sui blog di Sherif. Hanno cominciato mandando un gran numero di lettere a persone che ritengono normale scrivere, ad esempio, che le donne musulmane dovrebbero essere fatte abortire a calci in pancia. Poi sono passati alle denunce. E alla fine istituiranno un numero verde, dove tutti quelli che il Pentacolo dell'Odio ritiene non abbiano diritti, potranno scoprire di averne.

Qualcuno ci rimane molto male a scoprire che in Italia non è permesso istigare all'aborto calcistico, e si sente perseguitato per questo. Pazienza, una sentenza di tribunale farà sempre meno male che un aborto a calci in pancia.

L'ultima "vittima" dell'IADL si chiama Aldo Torchiaro, un giornalista che parla di "libertà" e chiede regolarmente che vengano messe fuorilegge le persone che non condividono le sue idee politiche. E fin lì, pazienza.

Ma Aldo Torchiaro ha superato ogni limite legale, chiamando un movimento che opera liberamente e alla luce del sole "relativisti del tritolo" e accusandolo di comprare "berette nostrane" (le "berette" si comprano con gli "euri"?) per al-Zarqawi.

Per capirci, io trovo perfettamente legittimo dire che Aldo Torchiaro è un cialtrone. Non troverei legittimo dire che Aldo Torchiaro è un cannibale e un serial killer. Forse lo è, ma non mi sognerei di dirlo in mancanza di qualunque prova. Al massimo potrei dire, "non so se Aldo Torchiaro sia o meno un cannibale o un serial killer".

L'IADL ha fatto presente in un lungo e ironico messaggio sul blog di Torchiaro, che Torchiaro aveva superato il confine che separa l'idiozia dalla balla penalmente rilevante.

Aldo Torchiaro ha preso il tutto come una "minaccia", anzi... una "fatwa". Evidentemente, per lui la legge vale solo per gli Übermenschen, quindi l'idea che l'Altro possa ricorrere alla legge è semplicemente impossibile.

Se volete ridere, andate sul suo blog, dove lui scrive:

Se i difensori della sharia dovessero arrivare a me prima che la polizia li raggiunga, ricordatevi che chi esalta la violenza non va solo contro ogni religione, ma contro ogni umanità.

Il cialtrone (grande esaltatore, sia detto tra parentesi, della violenza dell'esercito americano) non ha capito che sarà lui a essere raggiunto dalla polizia. Non da qualche corpo speciale, ma da un anziano e pacifico maresciallo che gli recapiterà a casa la denuncia.

maresciallo



Capisco la sorpresa di Aldo Torchiaro. Probabilmente non lo sapeva che non esiste, ancora, una legge, che vieti ai meticci di avere giustizia.

Chi sa, ad esempio, se Aldo Torchiaro è al corrente del fatto che un suo collega di Pentacolo, Dimitri Buffa, è stato condannato dal tribunale di Monza quest'estate, per avere scritto che un pacifico medico di origine arabe voleva comprarsi le acque potabili d'Italia allo scopo di avvelenarle. Questa è una giustizia a cui, purtroppo, non si potevano rivolgere gli ebrei nel Medioevo, quando venivano accusati di aver avvelenato i pozzi.

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