martedì, novembre 13, 2007

Estremo Occidente

Post originale tratto dal blog Kelebek di giovedì, 06 ottobre 2005
Ogni giorno della settimana, mi scrive qualche tifoso della Superiore Civiltà. Eccovi gli ultimi due.

From: "Ferdinando Agostinelli" f.agostinelli@i-studio.it
To: kelebek@imolanet.com
Subject: Per Magdi Allam
Date: Sun, 5 Feb 2006 20:13:55 +0100 [una data decisamente avveniristica, comunque il messaggio mi è arrivato stamattina, ndr]

Ho sentito il Suo intervento al TG5

E volevo dirLe cosa penso:

VI ODIO, MI DA FASTIDIO VEDERVI PER LA STRADA, VI EVITO,

NON VI ASSUMERO’ MAI, NON MANDERO’ MAI I MIEI FIGLI A SCUOLA CON VOI

V I O D I OI

Così, il signor Ferdinando Agostinelli, in un unico, brevissimo post, è riuscito a:
  • strappare via dalla faccia di Magdi Allam tutto lo sbiancante con cui ha cercato di presentarsi come Occidentale
  • dire che Magdi Allam è così povero da voler essere assunto dal signor Ferdinando Agostinelli.
Per la cronaca, Ferdinando Agostinelli scrive da http://www.i-studio.it, che corrisponde a:

Internetworking Studio Srl
Sede operativa: via Fulvio Tomassucci, 20 00144 Roma
Tel. 0652207718 / Fax 0652272393
responsabile Massimo De Serio

Siccome sono una persona corretta, toglierò questi riferimenti non appena mi si assicura che i-studio ha chiuso l'account del signor Agostinelli, o il signor Agostinelli mi assicura di aver sporto denuncia contro ignoti per avergli clonato l'indirizzo.

Il secondo Moderato, invece, mi scrive:

"baastardo che dio ti inc**i besstiaa sacrilega che lo faccia al piu' presto, la tua ignoranza e' se conda solo alla tua arroganza ti seppelliro in un a bella pelle di magliale ciao"

Ortografia rigorosamente come nell'originale, a parte i due asterischi che ho inserito io, visto che non voglio trovarmi scambiato su google per un sito porno. Se in Italia si dovessero introdurre test obbligatori di lingua, i primi a essere rispediti a casa loro sarebbero certi neocon.

Siccome sono curioso, e questa mail aveva un mittente - un certo Giovanni De Ficchy - ho fatto una breve ricerca su Google, scoprendo che esiste un assicuratore a Roma che si chiama proprio Giovanni De Ficchy.

Un'amica che lavora in uno studio legale ha poi telefonato a Giovanni De Ficchy, assicuratore, trovando suo fratello. La conversazione è andata più o meno così:

Il fratello di Giovanni De Ficchy: In effetti, si tratta di un indirizzo e-mail che usiamo poco. Potrebbe essere stato clonato da qualcuno.

Avvocato: Ma infatti, volevamo solo farle sapere che qualcuno stava usando il suo nome. Non avremmo certo telefonato se avessimo pensato che lei fosse così pirla da scrivere una cosa del genere. E comunque stia tranquillo, la polizia postale potrà risalire al computer da cui è stato mandata la mail, per cui non ha nulla da temere...

Fratello: Aaah... Ma forse è stato qualcuno che è entrato nel nostro ufficio, mentre eravamo fuori a pranzo. Noi lasciamo sempre Internet acceso. Pensa che dovrei fare una denuncia contro ignoti?

Ci auguriamo che, insieme, la polizia postale e il signor Giovanni De Ficchy riescano ad assicurare alla giustizia il Terzo Uomo, entrato di soppiatto dentro l'ufficio solo per sedersi al computer e digitare questa veloce e pungente frecciata contro il sottoscritto.


Scrivere con i guanti per non lasciare impronte, sapendo che in ogni momento il proprietario può entrare in ufficio, può essere molto stressante. E probabilmente spiega le piccole imperfezioni ortografiche che si trovano nel post.

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Brezza d'Oriente

Post originale tratto dal blog Kelebek di mercoledì, 05 ottobre 2005
Eccoci finalmente al resoconto della riunione di Roma, dove si doveva decidere cosa fare dopo la decisione del governo italiano di negare i visti agli esponenti iracheni che avrebbero animato la conferenza programmata originariamente a Chianciano.

I dettagli ufficiali, i nomi dei relatori, li potete trovare, in varie lingue tra cui il rumeno e il pashto (non si è antimperialisti per niente), sul sito di Iraqiresistance.

Ma quello che mi ha colpito è il grande cambiamento che si sente nell'aria.

Due anni fa, quando partecipai alla manifestazione del 13 dicembre 2003 per esprimere solidarietà alla resistenza irachena, ci trovammo sotto un attacco concentrico che veniva da destra e sinistra: eravamo diventati, come scrissi, uno psicodramma nazionale. In segreto, alcuni ci dicevano di essere d'accordo con noi, ma che non ci si poteva esporre per una causa così rischiosa. Altri sono semplicemente, e umanamente, scappati a gambe levate. Altri ancora, meno umanamente, hanno paretecipato anche loro al linciaggio.


In effetti, per sostenere una resistenza che praticamente non era ancora iniziata, contro la più grande potenza di tutta la storia umana, bisognava avere profondi motivi ideali, o essere un po' folli.

Erano passati pochi mesi da quando il colonnello britannico Tim Collins aveva tenuto un discorso ai suoi soldati che lo aveva trasformato in un idolo del mondo militare:

"Il nemico non deve dubitare che noi saremo la sua nemesi, e che opereremo la sua giusta distruzione. Ci sono molti comandanti regionali che hanno una macchia sull'anima, e stanno alimentando i fuochi dell'inferno per Saddam. Lui e le sue forze saranno distrutte da questa coalizione, per ciò che hanno fatto. Mentre muoiono, sapranno che sono state le loro malefatte a portarli qui. Non mostrate loro alcuna pietà".

Grazie a Dio, anche le sbornie più pesanti passano. Due anni dopo, lo stesso colonnello Tim Collins scrive che l'esercito inglese, peraltro ospitato nella zona sciita dell'Iraq, ufficialmente più tranquilla, rischia una "storica umiliazione", e invita Tony Blair ad avere l'onestà di "gettarsi sulla sua spada".

Parlando alla rete tv Channel 4, spiega:


"Il pericolo è che potremmo finire sconfitti sul campo. Potremmo essere sopraffatti. L'esercito potrebbe venire cacciato oltre frontiera, in Iran".

Nei sondaggi di opinione, il 57% degli americani ormai chiede il ritiro delle truppe dall'Iraq.

Ma soprattutto, a dimostrare una situazione davvero disperata, il comando militare americano è ridotto ad annunciare di aver catturato il trentatreesimo "braccio destro" di al-Zarqawi (ringrazio la splendida Mirumir di questa segnalazione).




Abu Mus'ab al-Zarqawi, principe dei troll di Internet, continua a sfidare la Civiltà Occidentale con le rimanenti 17 braccia destre e 50 braccia sinistre


Non sappiamo certamente come andrà a finire, ma abbiamo smosso molte acque, attirando le simpatie degli onesti. E anche tra i meno onesti, qualcuno comincia a fare i conti.

Dopo una rumorosa campagna iniziale, persino la destra tace: sono settimane che non mi devo vergognare a chiedere Libero in edicola. Lo scontro con il San Marino dei quotidiani italiani, L'Opinione, è stato più che altro un divertissement nostro.

Ricordiamo che la conferenza di Chianciano avrebbe dovuto portare una novità assoluta: una proposta di pace rivolta all'Europa, da parte delle grandi forze della resistenza irachena.

Non rivelo segreti di stato, se dico che alcuni moderati di centrodestra hanno visto con qualche interesse questa possibilità di uscire in maniera dignitosa dalla guerra, prima che lo faccia il centrosinistra. Moderati che hanno operato per impedire il convegno solo quando sono stati richiamati all'ordine da ben quarantaquattro deputati americani.

Ovviamente l'interesse è ancora maggiore tra alcune frange del centrosinistra, che dovranno pure concordare con qualcuno il ritiro che Prodi ha timidamente promesso.

E infatti, a sinistra solo qualche pittoresca figura arcaica come Giorgio Riboldi insiste nell'attaccare chi sostiene la resistenza irachena.

Abbiamo visto i pacifisti prendere una chiara posizione, mentre Il Manifesto ha seguito il caso sin dal diktat dei Quarantaquattro.

Ma addirittura la Regione Toscana è intervenuta, mentre l'organo ufficioso del centrosinistra, Repubblica ha dedicato ampio - e rispettoso - spazio all'iniziativa di Chianciano.

In tutto il mondo, sono ormai decine le organizzazioni che appoggiano le attività dei Comitati Iraq Libero.

Chiaro, non bisogna montarsi la testa. Pochissimi e squattrinati eravamo, pochi e squattrinati siamo. Non possiamo certo forzare la mano al Ministero degli Esteri, o rendere Berlusconi meno suddito di ciò che già è. Nè c'è da aspettarsi chi sa che cosa quando al posto di questi, ci saranno quegli altri...

Però è una gran bella soddisfazione lo stesso (e devo dire che era ottima anche la cena).

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Post originale tratto dal blog Kelebek di lunedì, 19 settembre 2005
Vedo dai commenti che c'è qualcuno interessato all'idea di una cena a Roma, in concomitanza con l'incontro "Lasciamo in Pace lraq". E' tutto da vedere (sabato? domenica?), anche in base ad alcuni altri impegni.

Propongo, a chi fosse interessato, di scrivermi in privato a kelebek@imolanet.com, così ci contiamo, e vediamo anche eventuali preferenze.

A parte questo, se qualcuno è interessato a una sistemazione alberghiera a Roma per la notte del sabato 1 ottobre, attorno ai 40 Euro, mi faccia sapere - presto, che gli organizzatori devono dare alcune conferme.

Toh, finalmente un post breve.

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domenica, ottobre 28, 2007

Cecilia Gatto Trocchi

Post originale tratto dal blog Kelebek di mercoledì, 13 luglio 2005
Ieri sera ho saputo che l’antropologa Cecilia Gatto Trocchi si è uccisa.
Lanciandosi dal quinto piano, con in mano la foto del figlio morto in un incidente un paio di anni fa.
Su Paniscus, potete leggere alcune note e riflessioni sulla Cecilia Gatto Trocchi, che condivido in pieno.

Non posso dire di aver conosciuta bene Cecilia.

Però l’ho incontrata più volte, visto il nostro comune interesse per l’argomento delle cosiddette “sette” e altre stranezze. Me la ricordo come una persona splendidamente frivola: i suoi vestiti, come i suoi racconti, erano sempre molto colorati. Ma con una curiosità e un amore per la vita e per il bello insaziabili, che si accompagnava a un ricco senso dell’umorismo, con un'incessante alternarsi di profondità e superficialità.

Nessuno al mondo saprà mai dire che cosa realmente volesse o pensasse, o – come amano dire gli ortodossi di ogni risma – “da che parte stesse”. Ma anche se ha sempre lasciato perplessi e confusi tutti, la cosa non mi dispiace affatto, perché nessuno sa davvero “da che parte stia” la vita.

Cecilia si era spenta irrimediabilmente dopo la morte del figlio. Ci siamo visti un’ultima volta, per puro caso, quasi due anni fa.

Mi chiese di telefonarle qualche volta.

Non l’ho mai fatto.

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