martedì, novembre 13, 2007

Brezza d'Oriente

Post originale tratto dal blog Kelebek di mercoledì, 05 ottobre 2005
Eccoci finalmente al resoconto della riunione di Roma, dove si doveva decidere cosa fare dopo la decisione del governo italiano di negare i visti agli esponenti iracheni che avrebbero animato la conferenza programmata originariamente a Chianciano.

I dettagli ufficiali, i nomi dei relatori, li potete trovare, in varie lingue tra cui il rumeno e il pashto (non si è antimperialisti per niente), sul sito di Iraqiresistance.

Ma quello che mi ha colpito è il grande cambiamento che si sente nell'aria.

Due anni fa, quando partecipai alla manifestazione del 13 dicembre 2003 per esprimere solidarietà alla resistenza irachena, ci trovammo sotto un attacco concentrico che veniva da destra e sinistra: eravamo diventati, come scrissi, uno psicodramma nazionale. In segreto, alcuni ci dicevano di essere d'accordo con noi, ma che non ci si poteva esporre per una causa così rischiosa. Altri sono semplicemente, e umanamente, scappati a gambe levate. Altri ancora, meno umanamente, hanno paretecipato anche loro al linciaggio.


In effetti, per sostenere una resistenza che praticamente non era ancora iniziata, contro la più grande potenza di tutta la storia umana, bisognava avere profondi motivi ideali, o essere un po' folli.

Erano passati pochi mesi da quando il colonnello britannico Tim Collins aveva tenuto un discorso ai suoi soldati che lo aveva trasformato in un idolo del mondo militare:

"Il nemico non deve dubitare che noi saremo la sua nemesi, e che opereremo la sua giusta distruzione. Ci sono molti comandanti regionali che hanno una macchia sull'anima, e stanno alimentando i fuochi dell'inferno per Saddam. Lui e le sue forze saranno distrutte da questa coalizione, per ciò che hanno fatto. Mentre muoiono, sapranno che sono state le loro malefatte a portarli qui. Non mostrate loro alcuna pietà".

Grazie a Dio, anche le sbornie più pesanti passano. Due anni dopo, lo stesso colonnello Tim Collins scrive che l'esercito inglese, peraltro ospitato nella zona sciita dell'Iraq, ufficialmente più tranquilla, rischia una "storica umiliazione", e invita Tony Blair ad avere l'onestà di "gettarsi sulla sua spada".

Parlando alla rete tv Channel 4, spiega:


"Il pericolo è che potremmo finire sconfitti sul campo. Potremmo essere sopraffatti. L'esercito potrebbe venire cacciato oltre frontiera, in Iran".

Nei sondaggi di opinione, il 57% degli americani ormai chiede il ritiro delle truppe dall'Iraq.

Ma soprattutto, a dimostrare una situazione davvero disperata, il comando militare americano è ridotto ad annunciare di aver catturato il trentatreesimo "braccio destro" di al-Zarqawi (ringrazio la splendida Mirumir di questa segnalazione).




Abu Mus'ab al-Zarqawi, principe dei troll di Internet, continua a sfidare la Civiltà Occidentale con le rimanenti 17 braccia destre e 50 braccia sinistre


Non sappiamo certamente come andrà a finire, ma abbiamo smosso molte acque, attirando le simpatie degli onesti. E anche tra i meno onesti, qualcuno comincia a fare i conti.

Dopo una rumorosa campagna iniziale, persino la destra tace: sono settimane che non mi devo vergognare a chiedere Libero in edicola. Lo scontro con il San Marino dei quotidiani italiani, L'Opinione, è stato più che altro un divertissement nostro.

Ricordiamo che la conferenza di Chianciano avrebbe dovuto portare una novità assoluta: una proposta di pace rivolta all'Europa, da parte delle grandi forze della resistenza irachena.

Non rivelo segreti di stato, se dico che alcuni moderati di centrodestra hanno visto con qualche interesse questa possibilità di uscire in maniera dignitosa dalla guerra, prima che lo faccia il centrosinistra. Moderati che hanno operato per impedire il convegno solo quando sono stati richiamati all'ordine da ben quarantaquattro deputati americani.

Ovviamente l'interesse è ancora maggiore tra alcune frange del centrosinistra, che dovranno pure concordare con qualcuno il ritiro che Prodi ha timidamente promesso.

E infatti, a sinistra solo qualche pittoresca figura arcaica come Giorgio Riboldi insiste nell'attaccare chi sostiene la resistenza irachena.

Abbiamo visto i pacifisti prendere una chiara posizione, mentre Il Manifesto ha seguito il caso sin dal diktat dei Quarantaquattro.

Ma addirittura la Regione Toscana è intervenuta, mentre l'organo ufficioso del centrosinistra, Repubblica ha dedicato ampio - e rispettoso - spazio all'iniziativa di Chianciano.

In tutto il mondo, sono ormai decine le organizzazioni che appoggiano le attività dei Comitati Iraq Libero.

Chiaro, non bisogna montarsi la testa. Pochissimi e squattrinati eravamo, pochi e squattrinati siamo. Non possiamo certo forzare la mano al Ministero degli Esteri, o rendere Berlusconi meno suddito di ciò che già è. Nè c'è da aspettarsi chi sa che cosa quando al posto di questi, ci saranno quegli altri...

Però è una gran bella soddisfazione lo stesso (e devo dire che era ottima anche la cena).

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Voci della resistenza irachena

Post originale tratto dal blog Kelebek di sabato, 24 settembre 2005
Stefano Chiarini, sul Manifesto di ieri, ha intervistato Salah al Mukhtar, un altro degli invitati di Chianciano.

«Ritiratevi dall'Iraq prima che sia troppo tardi»

«Il governo ha paura delle nostre parole». Parla Salah al Mukhtar l'ex diplomatico al quale Fini ha negato il visto

STEFANO CHIARINI
INVIATO A BEIRUT

«La partecipazione dell'Italia alla guerra contro il popolo iracheno è molto grave e siamo addolorati per il danno inferto dal vostro governo ai rapporti con l'Iraq e con il mondo arabo. Le truppe italiane, al di là del loro comportamento, sono infatti parte dell'occupazione e quindi comunque responsabili dei massacri, dei saccheggi, delle distruzioni compiuti dagli altri contingenti e dai reparti locali da loro addestrati. Speriamo che il governo italiano si accorga di quanto sia sbagliata la sua politica in Iraq prima che sia troppo tardi». Salah al Mukhtar, scrittore, giornalista, diplomatico, attualmente in esilio nello Yemen, sembra più sorpreso e preoccupato che indignato di fronte all'atteggiamento del governo Berlusconi nella crisi irachena e al diniego del visto che gli avrebbe permesso di partecipare alla conferenza di Chianciano sulla resistenza irachena. «Come giudica questo inaspettato rifiuto?» chiediamo all'esponente dell'opposizione irachena. «Mi sembra soprattutto un modo per distruggere la credibilità di tanti discorsi sulla libertà di parola, i diritti umani, la democrazia. Normalmente sono i paesi dittatoriali del terzo mondo ad avere paura delle parole e dei convegni e in questo caso il governo italiano è sceso al loro livello. Spero che la prossima volta siano più saggi e che possa incontrare il vostro meraviglioso popolo».

Come giudica il processo politico in corso in Iraq...

Non si tratta di un vero processo politico ma di un espediente degli occupanti per cooptare alcuni dignitari locali e qualche politico per dare un velo di legittimità alla loro presenza. Come tutti sanno l'occupazione è illegale e così lo sono tutti i suoi atti. Ciò vale anche per la cosiddetta costituzione. A tale proposito va ricordato che gli occupanti, secondo la Convenzione di Ginevra non hanno alcun diritto di cambiare la costituzione del paese occupato, le sue leggi, la sua composizione demografica. Più nel merito la nuova costituzione è una ricetta per dividere l'Iraq in tre stati sulla base del settarismo confessionale e del razzismo. Ciò vorrebbe dire la scomparsa dell'Iraq, uno dei paesi più importanti dalla nazione araba. Questo è il motivo per il quale tutti gli iracheni hanno respinto questa costituzione, resistendo con le armi e con la politica per gettarla nel cestino della storia. La resistenza non permetterà questo scempio. L'Iraq è un unico paese con una maggioranza araba di oltre l'85%. Gli Stati uniti, per cancellare il carattere arabo dell'Iraq, con il pieno sostegno di Tehran, stanno cercando di indebolire e dividere questa maggioranza e a tal fine hanno portato nel paese oltre 3 milioni di iraniani e di curdi turchi, illegalmente, ed altrettanto arbitrariamente hanno dato loro la cittadinanza irachena. Il tutto dopo la distruzione dell'anagrafe per mano di mercenari addestrati dalla Cia.

Da chi è composta la resistenza irachena?

Gli Stati uniti pensavano di poter controllare facilmente l'Iraq ma ben presto hanno capito che il partito Baath, in generale e il presidente Saddam Hussein, in particolare, avevano messo in piedi un'organizzata e sofisticata resistenza armata. Se guardate alla mappa dell'Iraq dopo due anni e mezzo di occupazione noterete che la resistenza in realtà controlla gran parte delle città irachene dal nord, al centro e al sud dell'Iraq. La resistenza è molto organizzata, ben addestrata, ben preparata, ed era pronta ad entrare in azione già due anni prima dell'invasione americana. Ogni giorno la resistenza compie più di 300 operazioni contro gli occupanti senza tenere conto delle azioni individuali o di gruppi locali. L'Amministrazione Bush, per nascondere il fatto che la resistenza in Iraq è portata avanti dal popolo iracheno non parla altro che di questo personaggio fantastico di Zarqawi ma ogni iracheno sa bene che la resistenza è un movimento di liberazione nazionale iracheno al 100%. Un dato confermato dagli alti comandi Usa in Iraq secondo i quali il numero degli stranieri nelle file della resistenza non supererebbe il 10%. In ogni caso non c'è da meravigliarsi che molti amanti della libertà e della nazione araba siano accorsi in Iraq da tutto il mondo come già successe in Palestina, in Spagna, in Vietnam e a Cuba. La componente più rilevante della resistenza è costituita dal Baath dal momento che il partito, la più grande organizzazione politica nazionale con oltre sei milioni di sostenitori, si è preparato per anni a questo tipo di guerriglia. La resistenza inoltre, nella quale vi sono anche altri partiti e tutte le tendenze, etnie e confessioni presenti in Iraq, ha comunque una direzione unificata e un unico comando.

Non c'è il pericolo di una guerra intestina tra sunniti e sciiti?

Il primo governo iracheno dopo la fine dell'occupazione sarà un esecutivo di coalizione al quale parteciperanno tutte le organizzazioni che portano avanti la lotta e le nuove istituzioni si baseranno sui principi democratici. Ciò porterà alla formazione di un Fronte di Salvezza Nazionale ma per far questo sarà necessario che tutti i partiti iracheni portino avanti un processo di revisione critica del passato. Per quanto riguarda il presunto scontro tra sunniti e sciiti è un' illusione degli occupanti. In ogni famiglia irachena potete trovare sciiti, sunniti e curdi e i legami tra di loro sono assai più forti delle tensioni politiche.

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Aldo Torchiaro entra nella nostra famiglia

Post originale tratto dal blog Kelebek di giovedì, 22 settembre 2005
La buona notizia è che la piccola cena tra lettori di questo blog si è guadagnata ben tre articoli sulla stampa nazionale.

La brutta notizia è che tutti e tre gli articoli, come ci segnala un anonimo commentatore a questo blog, sono usciti lo stesso giorno, e tutti sul San Marino dei quotidiani, l'Opinione. E sono proprio un articolo a testa: uno del Cavaliere dello Shekal, Dimitri Buffa, uno del Pollo d'Oro, Aldo Torchiaro e uno di Massimo "Abdul Hadi" Palazzi, erogatore di titoli nobiliari della Repubblica Democratica Somala.

Non mi dispiace affatto, anche se avrei preferito qualche organo di stampa più importante, come ad esempio Il Sabato di Imola. Comunque, come avevo già scritto, tra piccoli ci capiamo.

Sostanzialmente, si tratta di una vendetta dei tre per la beffa che ha fatto di Aldo Torchiaro il Pollo d'Oro dell'anno.

Qualcuno potrebbe obiettare, che un quotidiano non va usato per piccole vendette personali, incomprensibili ai lettori. Se si trattasse del Sabato di Imola, sarei d'accordo. Ma i lettori dell'Opinione - cioè io, i redattori e qualche loro amico - seguono ormai più o meno tutti questo blog, e quindi sono perfettamente informati dei fatti.

La nostra cena viene citata (con un brano preso pari pari da questo blog) per un motivo che potremmo definire umoristico:

"Poi la proposta per compensare la mancata due giorni a Chianciano, paese noto per le terme e per trasformare il fegato da malato in sano, con una sana abboffata di estremisti in pizzeria, magari a spese degli ignari finanziatori del terrorismo iracheno: “Non mancate, in margine, potremmo anche organizzare una cena tra i commentatori più assidui di questo blog, che ne dite?”. Certo che se questa area antagonista dell’occidente è tutta messa così allora tutto sommato si capisce perché la polizia li sottovaluti e li lasci giocare ai tifosi del terrorismo e a bruciare bandiere statunitensi e israeliane: certi cani abbaiano, e lo fanno in modo disgustoso, ma non mordono niente. Insomma fanno stragi e fanno macelli ma solo col vino de li Castelli."

Se fosse così, a fare la figura dei polli, anche se meno dei quarantaquattro deputati americani, sarebbero proprio i giornalisti che hanno sparato titoli sconvolgenti sul "convegno dei terroristi". Per citare un giornale a caso, cioè L'Opinione: " Affondo di Pisanu contro il terrorismo. Campo Antimperialista legato ad Al Qaeda?", oppure "“E’ un network terrorista”. Antimperialisti nel mirino." O un blog a caso, cioè quello di Aldo Torchiaro, che parla della "madre di tutte le battaglie".

Lasciamo anche perdere il fatto che il convegno di Roma ha come scopo quello di rilanciare l'idea originaria: un convegno con i rappresentanti della resistenza irachena.

Nessuno ha pensato di invitare alla nostra cena gli organizzatori o i relatori del Convegno, i quali non ne sanno nulla. Ma L'Opinione, come Cronaca Vera (se ci è permesso confrontare il San Marino di Arturo Diaconale con una pubblicazione infinitamente più importante) non sarebbe se stesso, se badasse ai banali fatti.

Comunque credo sia importante lasciare a Buffa e Palazzi la loro battuta. Dà un senso di allegria, e i tre ne hanno certamente bisogno. A noi non costa niente.

Torchiaro invece non ci arriva a una simile battuta. L'ultima pista che sta inseguendo è quello di un messaggio apparso su qualche forum, presumibilmente in lingua araba, che reca la firma del principe dei troll telematici, Abu Musab al-Zarqawi. Per fare messaggi a firma di al-Zarqawi, basta una conoscenza superficiale della lingua araba (comune a oltre 200 milioni di persone) e una connessione modem. Non c'è bisogno dell'ADSL, né - ovviamente - di essere al-Zarqawi, che secondo molte fonti è morto, secondo altri non esiste.
In ogni caso, è una balla che la faccenda sia "documentabile", come scrive Aldo Torchiaro. Se Torchiaro avesse l'IP di al-Zarqawi, avrebbe incassato la taglia del secolo e si sarebbe potuto permettere di mandare a quel paese una volta per tutte Dimitri Buffa .

Il Principe dei Troll (un po' come i vari "spernacchiapanzoni" di Indymedia) avrebbe postato - non si sa dove o quando - un messaggio in cui direbbe ai propri lettori di non uccidere i seguaci dell'ayatollah al-Baghdadi. Basta questo post in uno sconosciuto forum, perché al-Baghdadi diventi, per una serie folle di proprietà transitive, "l’ambasciatore di Bin Laden", e anzi, "un uomo di Al Qaeda in piena regola ­ e con pieni poteri."

In sostanza, si tratta dell'approccio draculiano, cara ai complottisti di estrema destra e sinistra, oltre che ai Torchiari. L'alqaedicità, come il vampirismo, si trasmette per contatto: basta una piccola, quasi impercettibile puntura, e lungo tutta la catena che va dalla Transilvania a Roma, si mantiene con uguale forza, o "pieni poteri", in ogni contaminato.




abu musab al-zarqawi aldo torchiaro

Una recente foto segnaletica di Abu Musab al-Zarqawi, per una volta senza la sua mitica tastiera



Da buon terrorista islamonazicomunista, io ho un collo che sembra ormai una gruviera. Per cui concedetemi il piacere di far entrare nella nostra famiglia anche l'ottimo Aldo Torchiaro, il cui sguardo già sembra predisporlo bene.

Perciò, faccio il seguente comunicato pubblico: per favore, non fate più dispetti ad Aldo Torchiaro. Lo dice proprio Miguel Martinez, amico degli organizzatori del convegno di Chianciano, a cui avrebbe dovuto partecipare al-Baghdadi, che a sua volta...

Mentre Aldo inizia a sentire quello strano prurito sul collo che noi ben conosciamo, passiamo a un'ultima questione.

Il fatto che Buffa, Torchiaro e Palazzi finora non abbiano mai scritto nulla di divertente, e che quando lo hanno fatto, hanno detto tutti e due la stessa battuta (quella sulla nostra modesta cena), ci obbliga a porci una domanda seria: quanti neocon ci vogliono per inventare una battuta?

La risposta è, almeno tre: Palazzi, Buffa e - dietro le quinte - il direttore dell'Opinione, Arturo Diaconale.

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Hasta luego, si Dios quiere...

Post originale tratto dal blog Kelebek di lunedì, 19 settembre 2005


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Chianciano va a Roma

Post originale tratto dal blog Kelebek di domenica, 18 settembre 2005
Credo che a tutti interessino le ultime novità sul Caso Chianciano, cioè sull'incontro internazionale "Lasciamo in pace l'Iraq" che si sarebbe dovuto svolgere a Chianciano il 1-2 ottobre.

La grande differenza tra questa e tutte le altre manifestazioni contro la guerra era che dovevano parlare agli italiani, e tra di loro, le principali forze della resistenza irachena: sciiti, sunniti, laici, comunisti. Si tratta di movimenti e persone che operano alla luce del sole in Iraq, ma che si oppongono pubblicamente all'occupazione, allo smembramento del paese e al saccheggio delle risorse nazionali. Se non si trovano ad Abu Ghraib, è semplicemente perché sono troppo rappresentativi e forti.

Quando gli americani si ritireranno nelle loro basi, saranno certamente queste forze, e non il cosiddetto "governo" iracheno, a rappresentare il paese. Loro hanno accettato di aprire un dialogo, in Italia, sia tra di loro (nonostante tremende divergenze passate), sia con l'Italia.

Quarantaquattro deputati americani hanno impedito che questo dialogo si aprisse, ingiungendo al governo italiano di bloccare l'incontro di Chianciano.

Il governo italiano ha fatto una scelta astuta: non ha vietato l'incontro di Chianciano, ma lo ha svuotato di significato, impedendo che venissero gli ospiti chiave.

A questo punto, è nata l'iniziativa di uno sciopero della fame davanti alla Farnesina. Mi raccontano che il problema principale di questa iniziativa non era la fame, a cui ci si abituava presto, ma le condizioni di estremo disagio, di giorno sotto la pioggia, la notte a dormire in macchina.

Lo sciopero è continuato per oltre quindici giorni, fino a quando il governo ha lasciato capire che avrebbe concesso il visto a Hajj Ali, l'uomo-fantasma di Abu Ghraib. Con questa specie di pareggio, si è deciso di sospendere lo sciopero della fame. Anche perché era diventato inutile: lo sciopero della fame era stato deciso anche per attirare l'attenzione sul convegno, ma ci hanno pensato giornali e TV a rendere noto il Caso Chianciano proprio mentre lo sciopero stava per cominciare. E questa volta la solidarietà, come si dice nel gergo politico, è stata davvero molto ampia.

Qualcuno dirà che uno sciopero della fame si conduce fino in fondo, o niente. Per me, è meglio che sia finito, l'iniziativa non aveva mai riscosso il mio entusiasmo e ci sono cose più importanti da fare.

Ma se è possibile interrompere lo sciopero della fame, non è possibile fare la conferenza di Chianciano senza gli iracheni, che ne costituivano l'elemento centrale. A parlare dell'Iraq sono buoni tutti...

Quindi, la conferenza "Lasciamo in pace l'Iraq" è rimandata. Si farà più avanti, e si farà, in shâ Allâh con gli iracheni.

E proprio per promuovere quel convegno, si farà un incontro a Roma domenica 2 ottobre alle 10, con i seguenti temi:

"Verso la Conferenza Internazionale - Per i visti ai fratelli iracheni - Per il ritiro delle truppe d’occupazione - Con la Resistenza popolare -Per una pace giusta nel rispetto della sovranità nazionale"

La sede sarà l'Aula magna dell'università valdese, in via Pietro Cossa 40 (zona P.zza Cavour).

Hanno confermato la loro partecipazione:

Haj ALI, vittima delle torture di Abu Ghraib (sempre che il governo mantenga la parola)
Awni al KALEMJI, portavoce dell’Alleanza Patriottica Irachena
Kawthar al KUBAYSI, moglie di Abduljabbar, segretario dell’Alleanza Patriottica Irachena, sequestrato dall’esercito USA il 4 settembre 2004
Abdulhaleem KANDIL, rappresentante di Kifaya, Egitto
Roberto GABRIELE, per i sette scioperanti della fame
Gianni VATTIMO, Filosofo
Giovanni FRANZONI, Comunità Cristiana di Base di S. Paolo
Hamza PICCARDO, Segretario nazionale dell’Unione delle Comunità Islamiche – UCOII
Domenico LOSURDO, Filosofo
Marina BIGGERO, Confederazione Cobas
Vainer BURANI, Avvocato difensore di attivisti islamici
Aldo BERNARDINI, Professore di diritto internazionale
Georges LABICA, Filosofo, Francia
Jan MYRDAL, Scrittore, Svezia.

Presiederanno:

Leonardo MAZZEI, portavoce dei Comitati Iraq Libero
John CATALINOTTO, International Action Centre, USA
Manolis ARKOLAKIS, Lega Internazionale dei Popoli in Lotta ILPS
Wilhelm LANGTHALER, Campo Antimperialista

Prevedo una rumorosa campagna antivaldese nei prossimi giorni, almeno in certi media.

Ma i valdesi hanno resistito per sette secoli a cose ben peggiori degli editoriali di Vittorio Feltri.

Non mancate. In margine, potremmo anche organizzare una cena tra i commentatori più assidui di questo blog, che ne dite?

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sabato, novembre 10, 2007

Intervista sull'Iraq

Post originale tratto dal blog Kelebek di venerdì, 16 settembre 2005

Un'intervista molto chiara, con un esponente sciita che ha capito tutto lo spirito del Convegno di Chianciano: "Si è trattato di un'occasione mancata per voi, per noi, per l'avvio di un dialogo"

Dal Manifesto del 14 settembre.

«Visto negato, l'Italia gregaria degli occupanti Usa»


Parla Sheik Hassan Zargani, portavoce del Movimento di Moqtada Sadr: resistenza unita di sciiti e sunniti
STEFANO CHIARINI
INVIATO A BEIRUT

«Negandoci il visto e impedendoci di spiegare le ragioni di una forza politica che gioca un ruolo così rilevante nel nostro paese, il governo italiano ha confermato il suo ruolo di gregario degli occupanti americani. Ha dimostrato di avere paura delle nostre parole perché sono le parole di un movimento nazionale e patriottico che non vuole altro che la liberazione del proprio paese e perché sa che che il popolo italiano è contro la guerra e l'occupazione». Sheik Hassan Zargani, rappresentante all'estero del movimento di Moqtada al Sadr, di passaggio a Beirut, ci riceve in un piccolo e disadorno appartamento al piano terra di una costruzione anonima, al centro del dedalo di viuzze e palazzoni del quartiere di Haret Reik, nella periferia sud della capitale libanese a maggioranza sciita. Sheik Zargani, già direttore del giornale al Hawza chiuso dagli americani la scorsa primavera, ci racconta poi come il diniego del visto sia giunto nel mezzo di un intenso dibattito interno sull'opportunità di partecipare o meno al convegno di Chianciano sulla resistenza irachena. «Di solito non mandiamo mai nostri rappresentanti nei paesi occupanti - ci dice l'esponente iracheno - e non eravamo certo entusiasti della presenza di alcuni oratori del Baath, ma in questo caso, vista la solidarietà verso il popolo iracheno di tanti italiani, stavamo pensando di fare un'eccezione. Si è trattato di un'occasione mancata per voi, per noi, per l'avvio di un dialogo».

Il movimento di al Sadr si considera parte della resistenza irachena?

Noi siamo contro l'occupazione dell'Iraq e la combattiamo in tutti i modi possibili, politico, sociale, istituzionale e anche con le armi. E continueremo a farlo fino alla liberazione. Allo stesso tempo riteniamo che essa debba assumere forme che non danneggino il popolo iracheno e la popolazione civile.

Sempre piu spesso sui media si parla di possibile frammentazione del paese e di uno scontro tra sunniti e sciiti...

Il problema in Iraq è politico e non di natura religiosa: Il rischio di frizioni di questo tipo deriva da due fattori legati all'occupazione: Innanzitutto la struttura politico istituzionale imposta all'Iraq dagli Usa, con la distribuzione di tutte le cariche e dei posti di potere sulla base di percentuali assegnate alle varie etnie e confessioni. Un sistema nel quale i partiti e i politici non sono chiamati a fare il bene dell'Iraq, del paese ma quello della loro comunità o etnia, magari a danno della collettività. Vi è poi l'effetto nefasto di tanti politici, spesso tornati in patria dopo decenni all'estero, i quali non avendo alcun seguito popolare, cercano di giustificare il loro potere soffiando sul fuoco del confessionalismo e dell'etnicismo.

Siete quindi per un ritiro immediato delle truppe...

La presenza di truppe straniere è all'origine del caos iracheno ed è necessario ritirarle prima possibile. Se poi gli iracheni dovessero decidere di chiedere un sostegno a truppe neutrali, magari Onu, noi non saremo contrari.

A livello internazionale ha suscitato una certa sorpresa l'avallo di una possibile divisione dell'Iraq dato dal leader dello Sciri ( il partito sciita maggioritario), Abdel Aziz al Hakim che ha chiesto una super regione a maggioranza sciita nel sud dell'Iraq...

Il nostro movimento è contrario alla divisione del paese e abbiamo organizzato varie manifestazioni per difendere l'unità dell'Iraq. Intendiamoci, noi non siamo contrari alle autonomie locali o regionali, ma questa forma di federalismo estremo voluta dagli occupanti è l'anticamera della disgregazione. Inoltre visto che gli sciiti sono la maggioranza dell'Iraq non vediamo perché dovremmo rinchiuderci in un ghetto nel sud del paese.

Qual è quindi la posizione del movimento di Moqtada al Sadr sul referendum del prossimo quindici ottobre?

Noi siamo contrari agli articoli della costituzione dove si prefigura la divisione del paese ma allo stesso tempo non intendiamo cadere in uno scontro frontale tra sì e no che farebbe il gioco degli occupanti. Credo che presto ci sarà un annuncio in questo senso.

In occidente si dipinge spesso Moqtada al Sadr come un politico che intende imporre all'Iraq il modello iraniano...

Innanzitutto vorrei ricordare che in Iran, a differenza di tanti altri paesi, c'è una vivace dialettica politica e culturale, ma in ogni caso noi siamo iracheni, abbiamo la nostra storia, e non ci interessano altri modelli. Sappiamo bene che l'Iraq è un caleidoscopio di comunità, confessioni ed etnie e non sarà mai possibile - gli americani se ne stanno accorgendo a loro spese - imporre al paese un modello di stato che non sia condiviso da tutto il popolo. Senza però dimenticare che l'Iraq è un paese islamico e mi sembra irragionevole pensare che questo dato possa essere ignorato.

Non teme che l'Iran possa andare ad una intesa non scritta con gli Usa a spese dell'Iraq?

L'Iran è un paese assediato che si trova ad operare in un quadro internazionale dove non c'è ombra di giustizia, basta vedere come Usa ed Ue chiedono a Tehran di rinunciare al nucleare e tacciono invece sulle bombe atomiche israeliane. Quindi è logico che il governo iraniano cerchi di difendersi utilizzando tutti i mezzi possibili. Politicamente siamo giovani ma in questi due anni abbiamo imparato molto e capiamo le loro ragioni. Allo stesso modo però riteniamo che il futuro dell'Iraq debba essere nelle mani degli iracheni e che spetta a noi decidere obiettivi e mezzi della nostra liberazione.

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L'Uomo Fantasma su Repubblica

Post originale tratto dal blog Kelebek di martedì, 13 settembre 2005
Abbiamo già parlato di Ali il Pellegrino, l'uomo-fantasma di Abu Ghraib. Come sempre , i nomi arabi creano problemi: qui Hajj Ali viene chiamato Ali Shalal el Kaissi, altrove, e più correttamente, al-Qaysi.

Lo sciopero della fame per ottenere un visto anche per lui è entrato nel dodicesimo giorno. Tacciono sia Fini che Prodi.

Non tace invece Repubblica, che grazie ai nostri amici ha potuto fare questa intervista.


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Intervista a Shalal el Kaissi divenuto il simbolo dei maltrattamenti ai detenuti iracheni


"Io, il prigioniero con il cappuccio mai più orrori come a Abu Ghraib"


di PAOLA COPPOLA


"MI hanno torturato, mi hanno umiliato, mi hanno distrutto dentro. Voglio che quello che è successo a me non accada mai più, che tutti sappiano cosa sono stati quei mesi ad Abu Ghraib. Questa è la mia nuova vita: denunciare quello che accade nelle prigioni irachene, difendere i diritti di chi si trova lì dentro". Parla l'ex detenuto n° 151716 del carcere della vergogna, l'uomo che si è riconosciuto in una delle foto-simbolo delle violenze di Abu Ghraib: il prigioniero incappucciato, in piedi su una scatola di cartone, spalle al muro, con le braccia aperte e le dita delle mani collegate a dei fili della corrente.

Ali Shalal el Kaissi, 42 anni, è stato arrestato a ottobre 2003 in un parcheggio vicino alla moschea di El Amariyah e imprigionato con l'accusa di far parte della guerriglia. Nel gergo sprezzante dei suoi aguzzini era Clawman, l'uomo uncino, per una vistosa bruciatura sulla mano. E' stato rilasciato a gennaio 2004 e, qualche mese dopo, ha fondato insieme ad altre 12 persone "The association of the victims of american occupation prisons".

Invitato alla conferenza sull'Iraq organizzata da Campo Antimperialista il prossimo ottobre, Haj Ali ("Haj" è un titolo che spetta a chi ha fatto il pellegrinaggio alla Mecca) sa delle pressioni americane e dei visti negati agli altri iracheni. Lui attende una risposta: "Non so se riuscirò a venire", dice. In questi giorni è ad Amman, in Giordania, dove ha frequentato un corso di formazione per operatore umanitario.

Quando ha visto per la prima volta la foto con l'uomo incappucciato e si è riconosciuto?

"I volontari di un'associazione irachena che si occupa di diritti umani mi hanno mostrato le foto scattate ad Abu Ghraib. E' stato uno choc, una distruzione personale. Io ho subito quello che si vede nelle immagini: mi hanno coperto il capo, torturato e sottoposto a pressioni fortissime. Mi hanno fotografato molte volte. Ma altri hanno stabilito che quel prigioniero ero io: organizzazioni per i diritti umani e anche delle inchieste giornalistiche, una della tv americana, Pbs, e un'altra della rivista Vanity Fair".


Quando le hanno scattato le foto?

"Appena arrivato ad Abu Ghraib, mi hanno portato nell'edificio dove c'erano le celle. Il secondo mese di prigione sono iniziate le torture e nello stesso periodo hanno anche cominciato a scattare le foto. Non saprei dire esattamente il giorno perché avevo perso la cognizione del tempo".


Qual è stato il momento più difficile durante i mesi di prigionia?

"Quando mi hanno messo su una scatola di cartone, con i cavi elettrici collegati alle mani. E quando mi hanno lasciato nudo per quindici giorni. E in sottofondo, con un altoparlante, mi facevano sentire in continuazione una canzone, By the rivers of Babylon (di Boney M., ndr). Mi sembrava di impazzire".


Cosa le chiedevano durante gli interrogatori?

"Volevano sapere se lottavo contro l'occupazione. Ma anche se conoscevo delle persone nella zona in cui vivevo: ho avuto l'impressione che cercassero qualcuno che poteva collaborare, volevano informazioni. Volevano che diventassi il "loro occhio" sulla regione. Ma non sapevo nulla, e non rispondevo alle domande. Così sono iniziate le torture. Mi chiedevano sempre le stesse cose, le ripetevano decine di volte, credo che fosse una strategia per farmi parlare. Gli interrogatori erano condotti da persone che dicevano di aver lavorato a Gaza e in Cisgiordania".


Dopo il suo rilascio ha denunciato quello che era successo?

"Mi hanno rilasciato prima che scoppiasse lo scandalo delle foto, dicendomi che il mio arresto era stato un errore. Ho denunciato quello che mi avevano fatto alle autorità irachene, ma mi hanno mandato via accusandomi di inventare tutto".


Che effetto le fa essere un simbolo delle torture di Abu Ghraib?

"Quella stessa foto per me è una tortura, e preferirei essere ricordato per altre cose. Ma voglio che quello che mi è successo non accada ad altri: per questo ho fondato un'associazione, che non ha niente a che vedere con i partiti politici. Lavoro per difendere i diritti di chi è in prigione, dare agli ex detenuti aiuto materiale e supporto psicologico, testimoniare quello che accade in Iraq".


Crede che nell'ultimo anno, dopo che le violenze di Abu Ghraib sono venute alla luce, le condizioni dei detenuti siano migliorate?

"No. Credo che quando le telecamere entrano nelle prigioni la situazione sembra migliore. Ma ricevo continuamente e-mail di familiari di detenuti che denunciano abusi e violenze, e non solo nelle prigioni gestite dagli americani. Nella zona di Al Garma poi sono rinchiusi donne e bambini, una quindicina in tutto. La cosa più grave è che nel 99% dei casi i detenuti sono innocenti e vengono rilasciati, ma intanto in carcere hanno perso la dignità".

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Ottavo giorno

Post originale tratto dal blog Kelebek di mercoledì, 07 settembre 2005
Sciacquiamoci le mani, per un momento, da giornalisti cialtroni e blogghisti furiosi che si apprestano a pagarci le vacanze caraibiche, e torniamo alle persone serie.

Cioè ai Sette che davanti alla Farnesina sono arrivati all'ottavo giorno di sciopero della fame.

Che ci comunicano quanto segue. Tra le notizie interessanti, l'adesione all'iniziativa dell'associazione dei familiari dei desaparecidos cileni e di Izquierda Unida e del Partito comunista spagnolo.

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DAL PRESIDIO DAVANTI ALLA FARNESINA

Mercoledì 7 settembre ore 10


Arrivati all'ottavo giorno di sciopero della fame, dobbiamo denunciare con chiarezza il tentativo in atto di oscurare le ragioni e gli obiettivi della nostra lotta.

I grandi mezzi di informazione sono ben informati di quanto sta accadendo, spesso ci cercano per avere notizie e chiarimenti, ma alla fine sembra stia passando di nuovo la linea del silenzio.

Certo, questo non ci stupisce, ma dobbiamo segnalare questo atteggiamento che nega l'elementare diritto all'informazione su una vicenda che sta destando grande attenzione anche fuori dall'Italia. Anche per contrastare questo tentativo di oscuramento chiediamo a tutti coloro che si riconoscono nella nostra lotta di mobilitarsi in tutti i modi.

E' il momento di battere un colpo!

MOBILITAZIONI ALL'ESTERO


La gravità della decisione di Fini sui visti, e la necessità di una risposta di mobilitazione, va ben oltre i confini nazionali.

Alcune iniziative sono già state annunciate.

Nei prossimi giorni sono previsti sit-in di protesta davanti alle ambasciate italiane a Madrid, Budapest, Oslo e Santiago del Cile.


IMPORTANTI ADESIONI DALL'ESTERO

Ieri sono arrivate adesioni molto importanti dall'estero. Segnaliamo quelle giunte dalla Spagna, dal Cile, dal Brasile e dal Sudafrica

SPAGNA


Jose Manuel Fernandez, general coordinator, Izquierda Unida, Spain

Gaspar Llamazares, Secretary-General of Izquierda Unida, Spain

Francisco Frutos, Secretary-General of the Spanish Communist Party

Jorge M. Gracia Fernandez-Casadoiro, Chief of Services Social Statistics Department of the Spanish National Institute of Statistics

Angeles Maestro, medical doctor, Corriente Roja, Spain

Manuel Espinar Año Nuevo, coordinador Asociacion Cultura, Paz y Solidaridad Haydee

Santa Maria Iñaki Gutierrez de Terin, profesor del departamento de Estudios arabes e Islamicos de la Universidad Autonoma de Madrid, Spain

Jesùs Bartolomé Martin, Ecologistas en Accion, Alcorcon, Spain

Carmen Ruiz Bravo-Villasante, docente di studi arabi e islamici, Universidad Autonoma de Madrid, Spain

CILE


Lorena Pizarro, president, Agrupacion de Familiares de Detenidos Desaparecidos, Chile Mabel Peñaloza, leader Juventudes Comunistas, Chile

Eduardo Artés, General secretary Partido Comunista (Accion Proletaria), Chile

Juan Subercaseaux, Fundacion Somos Iglesia, Chile

César Quiroz, Direccion Nacional del Movimiento Patriotico Manuel Rodriguez, Chile

Eduardo Contreras, Abogado de Derechos Humanos, Chile Jorge Insunza, Encargado de la Comision de Relaciones Internacionales del PC, Chile


BRASILE


José Maria de Almeida, coordinator of Conlutas (Coordenaçao nacional de Lutas), presidente nacional del Partido Socialista de los Trabajadores Unificado PSTU, Brasil

Luiz Carlos Prates, president of Metalworkers Union of Sao José dos Campos

Edgar Fernandes, vice president of APEOESP (teachers union of Sao Paulo)

Oraldo Paiva, coordinator of Metalworkers of Minas Gerais

Cyro Garcia, president of PSTU of Rio de Janeiro and coordinator of national bank workers opposition


SUDAFRICA


Abie Dawjee, National Co-ordinator Iraq Action Committee, South Africa


TRASMISSIONI RADIOFONICHE

A parziale compensazione dell'attuale silenzio della carta stampata, la voce del presidio dello sciopero della fame si ਠpotuta ascoltare con un'intervista a Radio Città Aperta e in una trasmissione mattutina all'emittente fiorentina Controradio.

Saluti a tutti dai compagni in sciopero della fame

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La Regione Toscana interviene sul Caso Chianciano

Post originale tratto dal blog Kelebek di martedì, 06 settembre 2005

L'articolo che segue è tratto dal quotidiano Libero, da qui il tono, come dire, pittoresco.

Ma il contenuto rimane interessante, perché qualcosa inizia a muoversi sul serio. Tra parentesi, è bello vedere che anche Libero, a differenza di Gianfranco Fini e Margherita Boniver, riconosce l'ovvio: che i visti sono stati negati "anche in seguito... all'appello firmato da 44 congressmen americani".


La Regione Toscana si schiera con i “resistenti”

ROMA - Il governatore rosso della Toscana Claudio Martini ha chiesto al governo di «motivare la mancata concessione dei visti» ai relatori iracheni della Conferenza in favore della resistenza dell’1 ottobre a Chianciano (Siena), per sgomberare il campo «da ipotesi di censura preventiva o di limitazione del diritto di discussione».

Per Martini «questo è il vero problema, poi ognuno si prenderà le proprie responsabilità». Ha aggiunto inoltre che «non tocca alle regioni autorizzare o non autorizzare eventi, la richiesta rivoltaci è del tutto impropria», rispondendo alla richiesta del consigliere regionale di Forza Italia Pollina di negare l’autorizzazione allo svolgimento del raduno internazionale organizzato dal Campo antimperialista.

Anche in seguito all’inchiesta di Libero, e all’appello firmato da 44 congressmen americani, il nostro ministero degli Esteri ha negato il visto per partecipare al raduno in qualità di testimonial a quattro “resistenti” invitati dal Campo antimperialista, definendoli «predicatori d’odio non ostili alla resistenza».

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Blog per Chianciano, aggiornamento

Post originale tratto dal blog Kelebek di martedì, 06 settembre 2005

Ecco la versione aggiornata del censimento dei "blog per Chianciano". Cioè dei blog che hanno messo il banner per il caso Chianciano. Se questo somiglia stranamente a un post precedente, avete indovinato: si tratta in gran parte di un copia-e-incolla.





Manca ancora qualcuno?


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Lia, inoltre, segnala che i seguenti blog ne hanno parlato:


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Per chi volesse ancora inserire il banner, ecco il codice html:


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Ah, e visto che ci siete, non dimenticate di mandare un'email a iraqlibero@email.it per firmare l'appello per il rilascio dei visti.

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venerdì, novembre 09, 2007

I Sette contro i Quarantaquattro

Post originale tratto dal blog Kelebek di lunedì, 05 settembre 2005
Ecco la foto dei sette che stanno conducendo lo sciopero della fame per ottenere il rilascio dei visti agli oppositori iracheni per il convegno di Chianciano (1-2 ottobre), un rilascio negato dietro le pressioni di 44 deputati americani. Lo sciopero è entrato oggi nel sesto giorno.

Si tratta di sette persone molto importanti.

Sono state definite "il male nella vita reale", cioè l'incarnazione concreta e terrena del Maligno, da Paul Weyrich. Paul Weyrich non è una figura da poco: fu l'uomo che ebbe la geniale pensata di sfruttare la profonda religiosità dei common Americans e metterla al servizio del complesso militare-industriale, creando la macchina apocalittico-capitalistica che portò Reagan al potere.

Nei bassifondi della stampa italiana, i Sette - e chi è loro amico - sono stati definiti, "relativisti del tritolo", "fiancheggiatori dei tagliagole", "una torbida realtà" e un "magma accomunato dall'antiamericanismo".

Ognuna di queste frasi costituisce, a mio avviso, un ottimo motivo per voler bene ai Sette. Sono sicuro che Paul Weyrich e io saremmo d'accordo nel concedere loro la maiuscola. Per questo io li chiamo i Sette.

Non sono deputati, non sono padroni di think tank, e non sono nemmeno giornalisti pagati un milione di Euro l'anno con una scorta di 25 poliziotti e sei macchine, come un noto giornalista talmente creativo da essersi inventato di essere stato "minacciato".

I Sette sono, da sinistra a destra, una studentessa di agraria tropicale, un impiegato statale, una studentessa di filosofia, due tedeschi di cui ignoro la professione, un operaio e - se ben ricordo - un pensionato.

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Soldi alla Resistenza non è reato!

Post originale tratto dal blog Kelebek di lunedì, 05 settembre 2005

Il 3 settembre, il tribunale del riesame di Perugia ha annullato il provvedimento con cui il procuratore Nicola Miriano aveva sequestrato a Emanuele Farnesi, intestatario dell'ormai famosissimo conto corrente per la resistenza irachena, i documenti riguardanti lo stesso conto, nonché il computer.

Non esiste alcun motivo per ritenere che il buon Emanuele - attualmente in sciopero della fame davanti alla Farnesina - abbia commesso alcunché di illegale.

Ricordiamo che è in base al conto intestato ad Emanuele Farnesi che quarantaquattro deputati americani hanno ordinato all'Italia di vietare l'incontro del 1-2 ottobre a Chianciano; e sempre in base a quel conto che la stampa da sottoscala - Libero, La Padania, L'Opinione, Il Secolo d'Italia, Il Riformista - grida da giorni contro i "finanziatori del terrorismo". Aldo Torchiaro, di cui abbiamo parlato abbondantemente in questi giorni, è arrivato addirittura a parlare di "relativisti del tritolo", precisando che quei soldi, peraltro sotto sequestro fino all'altro ieri, vengono usati per "comprare berette nostrane".

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Artemisia ad Abu Ghraib

Post originale tratto dal blog Kelebek di giovedì, 01 settembre 2005
Paniscus ci regala un articolo introduttivo e una serie di testi di estremo interesse, che riguardano l'organizzazione irachena Women Charges.

Fatma Salih Osman è una vera ottomana: è nata in Turchia, di famiglia curda. Durante la grande repressione dei primi anni novanta, è fuggita nel Kurdistan iracheno. Oggi, come tutte le persone nella sua condizione, è priva di documenti. Lei e le sue compagne hanno creato l'associazione Women Charges, e hanno molto da raccontarci.

Si battono per alcune cose fondamentali: il rispetto del diritto delle donne, l'unità dell'Iraq e la fine dell'occupazione americana. Iin una società condizionata da una mentalità che noi mediterranei conosciamo bene, lavorano anche su un tema molto delicato: quello delle violenze sessuali commesse sulle donne, sia dai soldati americani che dai collaborazionisti iracheni.

Non è facile parlare di unità degli iracheni mentre gli occupanti stanno realizzando lo storico piano di frammentare il paese in cantoni etnici in lotta tra di loro.

Gli occupanti, poi, hanno finanziato numerose ONG locali, per risolvere privatisticamente i problemi che la stessa occupazione crea, e per garantirsi un'area di collaborazione attorno all'invasione. Come spiega Fatima Osman Salih, più queste ONG appoggiano l'occupazione, meno la popolazione le sostiene.

Le ONG straniere, infine, soffrono spesso di un antislamismo pregiudiziale, e comunque non vogliono alienarsi il benvolere degli occupanti. Ecco che diventa impossibile toccare argomenti come le violenze compiute dagli americani e dai collaborazionisti.

Women Charges mi sembra un'iniziativa veramente meritevole.

Blogghisti e soprattutto blogghiste, cosa possiamo fare per sostenerla?

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Chianciano, si muovono i pacifisti

Post originale tratto dal blog Kelebek di giovedì, 01 settembre 2005


Ieri alle quattro del pomeriggio è iniziato lo sciopero della fame, in una tenda davanti alla Farnesina. Cercherò di aggiornarvi più tardi, per ora mi dicono che ci sono cinque persone - due toscani, un romano e due umbri. Tra qualche giorno si dovrebbero aggiungere altre quattro o cinque, tra cui qualche austriaco.

Chi abita a Roma potrebbe passare da quelle parti e portare un saluto...

Intanto, c'è una notizia importante: da ieri c'è il sostegno dei pacifisti, finora sempre piuttosto diffidenti verso chi, come i miei amici, frequenta cattive compagnie.

I pacifisti in Italia non sono pochi. E se si muovono loro, la sinistra ufficiale - che per ora tace clamorosamente, con le tre rispettabili eccezioni di Elettra Deiana, Paolo Cento e Russo Spena - si troverà in una posizione ancora più scomoda...


Dal sito di Unimondo


A sostegno delle richieste dei visti dei relatori della conferenza di Chianciano promossa dai Comitati “Iraq Libero” arriva l’appello di vari esponenti del movimento contro la guerra che comprende da Albino Bizzotto dei Beati i costruttori di Pace a Piero Bernocchi dei Cobas, da Lisa Clark dei Beati i costruttori di Pace a Piero Maestri di Guerre&Pace.

"In democrazia il ruolo dell'opposizione è altrettanto rilevante che quello del governo. Impedire la espressione delle opinioni equivale quindi a negare la stessa democrazia. Gli esponenti politici invitati in Italia per partecipare ad una conferenza pubblica sono parte, in alcuni casi significativa, della opposizione politica irachena. In Iraq la politica di divisione ha portato prima a elezioni e poi a una costituzione non riconosciute da tutto il popolo, e criticata per questo in ogni parte del mondo. Il risultato è oggi una grave spaccatura del Paese che potrebbe degenerare in guerra civile che aggraverebbe la guerra attualmente in atto".

Alcuni degli invitati sono firmatari di un appello con il quale un largo arco di forze di opposizione irachene chiedono la fissazione di un calendario per il ritiro delle truppe straniere e proponevano al governo transitorio l'avvio di un "dialogo nazionale" per porre fine alla violenza.

Impedire di partecipare agli iracheni invitati, sotto la pressione di alcuni deputati statunitensi, non aiuta la riconciliazione nazionale, necessaria in Iraq perchè ci possa essere piena sovranità, pace e democrazia.

La costruzione della pace comprende la disponibilità al dialogo e all'ascolto ed il riconoscimento di legittimità a tutte le parti politiche.

Non è questo l'impegno che ha preso il Governo italiano?

In questa prospettiva ci auguriamo che il Governo italiano comprenda l'errore che farebbe negando il visto e riveda la sua posizione.

Primi firmatari:

Albino Bizzotto - Beati i costruttori di Pace

Alessandra Mecozzi - Responsabile Ufficio Internazionale Fiom-Cgil

Anna Pizzo - Carta

Antonio Bruno - Forum sociale del ponente genovese

Ciro Pesacane - Forumambientalista

Fabio Alberti - Un ponte per...

forumdelteatro.org

Francesca La Forgia -

Franco RussoGianpaolo Silvestri -resp.Diritti Civili dei Verdi

Lisa Clark - Beati i costruttori di Pace

Luciano Muhlbauer - Consigliere regionale della Lombardia

Marco Berlinguer - Transform

Maso Notarianni - PeaceReporter.net

Maurizio Gubbiotti - Legambiente

Pierluigi Sullo - Carta

Piero Bernocchi - Cobas

Piero Maestri - guerre & Pace

Raffaele K. Salinari -Terre des Hommes

Raffaella Bolini - ARCI

Renato Di Nicola - Abruzzo Social Forum

Sincobas

Vittorio Agnoletto - Europarlamentare del gruppo GUE – Sinistra unitaria europea

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Caso Chianciano in televisione

Post originale tratto dal blog Kelebek di martedì, 30 agosto 2005


Stasera alle 22.30, chi è dotato di antenna parabolica (cioè, non io) potrà godersi la trasmissione Controcorrente di Sky, interamente dedicata al caso Chianciano. Si parlerà, cioè dei 44 deputati americani che hanno imposto all'Italia a negare i visti ad alcuni relatori provenienti dall'Iraq, che dovevano parlare al convegno "Lasciamo in pace l'Iraq", Chianciano, 1-2 ottobre.

Dalla parte del diritto di informazione e della sovranità nazionale, ci saranno Leonardo Mazzei, portavoce dei Comitati Iraq Libero, e Franco Cardini che interviene da Parigi.

Ad arrampicarsi sugli specchi alla ricerca di motivi per cui gli italiani non dovranno sapere quello che gli oppositori iracheni hanno da dire, Massimo Teodori e Margherita Boniver. Sono certo che saranno bravissimi entrambi a farlo.

Tenete presente che il buon Leonardo, finita la trasmissione, consumerà l'ultima cena: domani mattina inizia, infatti, lo sciopero della fame ad oltranza.

Fatemi sapere (anche scrivendomi in privato, kelebek@imolanet.com) se qualcuno di voi registra la puntata.

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Blog per Chianciano

Post originale tratto dal blog Kelebek di lunedì, 29 agosto 2005

Sto cercando di fare un censimento dei blog che hanno messo il banner per il caso Chianciano, cioè (scusate il riassuntino) contro le pressioni dei 44 deputati americani che hanno spinto l'Italia a negare i visti d'ingresso ad alcuni esponenti iracheni ospiti del primo convegno in Italia a presentare la voce dell'altro Iraq, quello contrario all'occupazione. Un convegno che si dovrebbe svolgere a Chianciano il 1-2 ottobre.







Per ora, ho rintracciato questi blog, quelli che ho dimenticato alzino la mano e verranno inseriti nel prossimo censimento:


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Lia, inoltre, segnala che i seguenti blog ne hanno parlato:


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Ah, e visto che ci siete, non dimenticate di mandare un'email a iraqlibero@email.it per firmare l'appello per il rilascio dei visti.

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Boicottare l'Italia

Post originale tratto dal blog Kelebek di lunedì, 29 agosto 2005
Questa volta non basta un link, mi tocca ricopiare tutto il post di Lia sul caso Chianciano, ma vale la pena.


29 Agosto, 2005

Oh, ma benone!



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Ma che belle cose che leggo rincasando, ma che meraviglia!

Il Fini
che mi appare così:

Roma, 28 ago. (Adnkronos) - Le richieste di visto per i quattro iracheni ''sono state respinte a tutela della sicurezza nazionale ed europea, in osservanza della normativa italiana e degli accordi di Schengen''. Lo ha affermato il vice presidente del Consiglio e ministro degli Esteri Gianfranco Fini in una dichiarazione, nella quale si aggiunge che il provvedimento è stato deciso ''in considerazione del fatto che gli attivisti iracheni avrebbero potuto realizzare in Italia attività a sostegno della lotta armata contro il governo di Baghdad, come espressamente paventato dallo stesso ambasciatore iracheno a Roma''.

No, ma fatemi capire: cosa vuol dire "realizzare attività a sostegno della lotta armata contro il governo di Baghdad"?

Vuol dire venirci a spiegare cosa succede lì e come si distingue il diritto alla resistenza di un popolo occupato, dal magma di tagliatori di teste e altri orrori di cui ci giunge notizia? Io lo volevo sapere. Volevo capire bene. Voi no?

Dico, proprio: "realizzare attività di sostegno", cosa vuol dire? Parlare?

Avrebbero potuto parlare e quindi non devono venire??

Gente che in Iraq si muove alla luce del sole, che in Iraq -- dove ti arrestano, ti torturano e ti ammazzano, se ritengono che tu sia un terrorista -- parla apertamente, fa politica, rappresenta milioni di persone e chiede i visti nelle ambasciate, in Italia non ci può venire perché potrebbe parlare?

Perché immagino che sia al parlare, che si riferisce Fini.

Non posso, non voglio credere che lui consideri gli italiani tanto idioti da poter credere che quattro signori attraversino un continente per andare a organizzare la lotta armata davanti alla platea di un convegno, in compagnia di Vattimo e Tariq Ramadan e con i servizi segreti di mezzo mondo lì convogliati per l'occasione.

Non posso crederci, che ci consideri tanto idioti.

No, vero?

Non può essere, non è possibile.

Bisognerebbe essere delle mucche, più che degli essere raziocinanti, per credere una cosa simile.

Non può.

Bene: io non ho voglia di cercare in giro, di leggere le reazioni, di andare a guardare cosa ne pensano altri.

Mi interessa solo notare che, tra gli altri invitati, c'era Abdulhaleem KANDIL, Rappresentante di Kifaya (Egitto).

Kifaya non è il movimento che si batte per la democrazia in Egitto, salutato con tanta simpatia dalla nostra stampa tutta?

Non doveva venire allo stesso convegno, insieme agli iracheni?

A quel convegno?

Io non ho idea dei desideri e dei progetti degli organizzatori del convegno a questo punto, ovviamente.

Quello che io so, è che Kefaya farebbe bene a boicottare l'Italia, visto quello che è successo, e a rispedire al mittente il visto del suo rappresentante.

A proposito di democrazia.

E a lasciare poi ai giornali di italiani il compito di spiegare perchè, come mai un movimento per la democrazia in Egitto protesta per una decisione antidemocratica italiana.

Farebbero bene, farebbero.

Ci aiuterebbero a provare a metterci d'accordo con noi stessi, una buona volta.

E quelli che supportano questo governo, quelli che parlano, e scrivono, e poi ancora parlano e scrivono di Iraq e magari cercando sinceramente di capire cosa succede laggiù, sono quelli che più dovrebbero incazzarsi.

Ché, quando Fini ritiene di avere a che fare con un popolo di minorenni, è a loro che pensa.

Non a me.

A loro.

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Veramente ci sarebbe anche lui

Post originale tratto dal blog Kelebek di domenica, 28 agosto 2005

Tutti conosciamo l'immagine dell'Uomo di Abu Ghraib. Che riassume parecchie cose.



abu ghraib



montaggio con neon di Bill Concannon

Ad esempio, l'essere fantasma, come sono fantasmi senza volto le decine di milioni di vittime delle guerre coloniali, almeno dall'Ottocento in qua. La somiglianza curiosa con la statua della libertà, che trasforma l'Uomo di Abu Ghraib nel simbolo tenebroso dello stesso impero.

L'insieme di efficienza e cialtroneria, di fili elettrici e vecchi stracci, che caratterizza la violenza che, dagli altissimi comandi e dai think tank, si incarna in ragazzini di provincia che si divertono a torturare e a fotografare.

L'Uomo di Abu Ghraib non ha un volto.

Ma ha un nome. Hajj Ali. Nell'indeterminatezza poco burocratica dei nomi arabi, vuol dire, semplicemente, "Ali, il pellegrino".

Oggi quello che resta di lui è libero. E ha chiesto di venire anche lui alla conferenza del 1-2 ottobre a Chianciano, "Lasciamo in pace l'Iraq".

Vediamo se il ministro degli esteri, Gianfranco Fini, che ha già negato i visti agli altri partecipanti iracheni, ha paura anche dei fantasmi.

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Temporali e molte novità

Post originale tratto dal blog Kelebek di domenica, 28 agosto 2005

Sta succedendo di tutto, e non mi riferisco solo allo splendido temporale che c'è fuori.





Parlo del caso Chianciano, cioè della conferenza "Lasciamo in pace l'Iraq", indetta per il 1-2 ottobre. Che ben 44 deputati americani si sono premurati di chiedere, venisse vietato. E dei visti ai relatori iracheni, che erano stati prima promessi dall'ambasciata italiana a Baghdad, e poi sono stati negati per decisione di Gianfranco Fini.
La prima notizia probabilmente la conoscete già: della vicenda hanno parlato ieri il TG3, il TG1 e il TG5, e la notizia è stata messa sui siti del Corriere della Sera, di Repubblica e della Stampa: se siete al corrente di altre pubblicazioni, fatemi sapere.
La notizia è stata data in maniera sostanzialmente corretta: unico, persistente errore consiste nell'attribuire il convegno al Campo Antimperialista, anziché al Comitato Iraq Libero. Il Comitato Iraq Libero comprende numerose persone, in Italia e in altri paesi, che non sono affatto d'accordo con il Campo Antimperialista.

Un po' di tè, e poi le altre novità. Sono tante, infatti, per cui penso di fare una serie di post indipendenti.

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giovedì, novembre 08, 2007

Il caso Chianciano arriva su Repubblica

Post originale tratto dal blog Kelebek di sabato, 27 agosto 2005

Era ora, anche se l'articolista confonde la questione della raccolta di fondi per l'Iraq, vecchia di due anni e organizzata dal Campo Antimperialista, con la questione completamente diversa della Conferenza Internazionale Lasciamo in pace l'Iraq che si dovrebbe svolgere a Chianciano il 1-2 ottobre, e che vede anche il Campo tra i promotori.
SABATO, 27 AGOSTO 2005 La Repubblica, Pagina 8 - Esteri Al "campo anti-imperialista" invitati alcuni esponenti iracheni. Fini valuta se negare i visti d´ingresso a una decina di iracheni

"L´Italia blocchi gli amici di Saddam"

L´America al governo Berlusconi: raccolgono soldi per i terroristi

Scelli, Fini replica: "Nessuna bugia sugli ostaggi e niente trattative segrete. Non abbiamo mentito ai nostri alleati"


ALBERTO MATTONE


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ROMA - Gli Stati Uniti possono mettere la mano sul fuoco: in Iraq la lealtà italiana agli amici americani non è mai venuta meno. Al Meeting di Rimini Gianfranco Fini ribadisce la linea del governo: «Non abbiamo messo in atto comportamenti volti a nascondere alcunché agli Usa - spiega il ministro degli Esteri - o ad agevolare in alcun modo i terroristi». Poche parole dette per mettere fine al pasticcio di trattative segrete, di ostaggi liberati e di guerriglieri curati a Bagdad dalla nostra Croce Rossa e poi liberati. Ma adesso un nuovo caso sta esplodendo tra Italia e Stati Uniti, lanciato da una lettera di alcuni congressisti Usa all´ambasciata d´Italia a Washington e da contatti informali tra i due governi.

Sotto "processo" sono il Campo Antimperialista e il Centro Trozkista di Foligno, accusati di raccogliere fondi per la resistenza irachena. Nella lettera del Congresso, pubblicata da Libero, si esprime anche la «preoccupazione per un convegno che si svolgerà a Chianciano Terme il primo e il 2 ottobre e che - scrivono 44 parlamentari Usa - ospiterà esponenti dell´opposizione irachena che verranno a cercare appoggio finanziario al terrorismo». La Farnesina è in imbarazzo. Subisce pressioni da Washington, che chiede all´Italia di non concedere i visti d´ingresso agli esponenti dell´opposizione irachena. E preme perché la nostra magistratura apra un inchiesta sulle attività del Campo Antimperialista. Che si difende con uno dei suoi animatori: «I soldi raccolti - dice Moreno Pasquinelli - sono fermi su un conto corrente. Serviranno a finanziare un giornale della resistenza».

Il titolo della conferenza di ottobre? «Sosteniamo la legittima resistenza del popolo iracheno». E alcuni dei partecipanti arriveranno anche dal Paese tra i due fiumi. Tra invitati, Mohammed Al Kubaisi, membro autorevole del consiglio degli Ulema e mediatore nei rapimenti degli ostaggi italiani. Dovrebbero intervenire anche esponenti dell´opposizione all´attuale premier al Jaafari: Hassan al Zangani, portavoce del movimento sciita di Muqtada al Sadr, Salah al Mukhtar, ex partito Baath, Jawad al Khalesi, leader dell´Iraqi National Congress, Awni al Kalemji, portavoce dell´alleanza patriottica.

La Farnesina conferma: «Abbiamo ricevuto richieste di visto per l´ingresso in Italia di personaggi vicini ai ribelli iracheni filo-Saddam. Stiamo valutando cosa fare nell´ambito dei regolamenti di Schengen», spiegano al ministero degli Esteri: «Per decidere non abbiamo avuto bisogno della sensibilizzazione dell´ambasciata americana». Ma le pressioni degli Stati Uniti diventano un caso che finisce in Parlamento. «Se verrà confermata la decisione di negare i visti su sollecitazione americana - scrivono in un´interrogazione Elettra Deiana e Giovanni Russo Spena del Prc - ci troveremo di fronte ad una inaccettabile lesione della nostra sovranità nazionale».

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